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mercoledì 25 Maggio 2022

Ennesima delusione Rabiot, spunti interessanti da Soulé. L’analisi di Venezia-Juventus 1-1

Termina in parità il match tra Venezia e Juventus, con i bianconeri che falliscono l’aggancio alla Fiorentina e ora rischiano un potenziale -10 dalla zona Champions. Gli uomini di Massimiliano Allegri, dopo le vittorie maturate con Genoa e Salernitana, erano a caccia di conferme e di certezze. Tuttavia, il match del Penzo ha fatto venire nuovamente a galla tutti i limiti di una squadra che continua a mostrare segnali di poca lucidità e poche idee.

Primi venti minuti di dominio bianconero e altro stop per Dybala

La Juventus conferma l’assetto tattico delle ultime settimane. Rientrano dopo il turno di riposo in Champions League de Ligt, Pellegrini, Locatelli, Rabiot, Dybala e Morata (che vince il ballottaggio con Kean) e l’atteggiamento iniziale dei bianconeri sembra essere il preludio a un’altra domenica dal sapore dolce.

La squadra ospite si riversa da subito nella metà campo veneta e attraverso l’ampiezza favorita dall’accentramento di Cuadrado e Bernardeschi, si consente a Pellegrini e De Sciglio di prendere campo per dare un’ulteriore mano in fase offensiva.

Proprio sulla coppia di esterni alti, Allegri sceglie di non dare punti di riferimento all’avversario; infatti assistiamo, specialmente nella prima fase di gioco, a un continuo scambio di posizioni tra il colombiano e il numero 20 bianconero.

La gioia di Morata e compagni per il gol del vantaggio (Twitter Juventus)

La forte pressione esercitata e la fluidità dell’assetto tattico porta al vantaggio della Juventus, che in occasione del gol sfrutta proprio la corsia laterale, con Pellegrini che si traveste da assist man e confeziona per Morata un cioccolatino solo da scartare.

Nonostante l’approccio più che convincente, uno dei protagonisti bianconeri non può festeggiare dal campo il meritato vantaggio.

Dopo 10 minuti di gioco, Paulo Dybala è costretto a lasciare anzitempo il terreno di gioco per via di un dolore al ginocchio destro. Al suo posto Kaio Jorge, che per la prima volta dal suo arrivo a Torino, ha la possibilità di mettersi davvero in mostra.

Cuadrado per lo 0-2, poi il blackout

Subito dopo il vantaggio, la Juve non cala di intensità e i bianconeri possono incrementare la distanza con Cuadrado, ma il colombiano spreca una buona occasione.

Questa sarà l’ultima chance del primo tempo per Madama, che come spesso le succede in questa stagione, fatica a tenere un ritmo alto durante l’arco dei 90 minuti. L’idee iniziano a mancare, il baricentro non è più alto come inizio match e il fraseggio diventa sempre più leggibile per i veneti che, spinti anche dai tifosi iniziano a mettere il naso fuori dalla loro metà campo.

La formazione scelta da Paolo Zanetti prende coraggio portando anche la linea di difesa, specialmente nella coppia centrale formata da Modolo e Caldara ad alzarsi fino a metà campo, cercando di andare a prendere Morata molto alto, per non concedergli tempo e modo di girarsi per puntare la porta avversaria.

La prima frazione scivola via con la sensazione che l’inerzia del match stia per cambiare.

Bernardeschi cerca palla tra le linee: una giocata provata più volte che non sortisce i frutti sperati

Confusione generale

Nella ripresa, la Juve si spegne prestando il fianco alla manovra veneta che inizia a mostrarsi pericolosa dalle parti di Szczesny. E nelle difficoltà la Juventus, fa fatica a venirne fuori.

La manovra torna ad essere lenta e prevedibile, e anche il movimento tra le linee di Bernardeschi non fa male ai lagunari. Soprattutto nella ripresa, il mancino bianconero viene spesso a giocare dentro al campo per ricevere palla sulla trequarti avversaria, ma complice qualche errore nella scelta di passaggio, il suo apporto non risulta essere determinante.

Troppo poco per impensierire i veneti, che non concedono nulla ai bianconeri e arrivano al meritato pareggio con Aramu (ex giovanili Toro) che batte l’estremo difensore bianconero con un gran sinistro.

Subito dopo il gol, i bianconeri non dimostrano segni di reazione, e l’unica occasione creata da Bernardeschi è un chiaro segnale della confusione generale che regna in campo. Una confusione che coincide con delle brutte prestazioni dei singoli, e ancora una volta finisce dietro la lavagna Adrien Rabiot.

Il centrocampista francese, nonostante mezzi atletici e tecnici che farebbero pensare a tutt’altro giocatore, dall’arrivo a Torino non ha mai ripagato la fiducia della dirigenza. L’ex Psg non riesce a lasciare il segno, il che inizia a diventare una triste abitudine per i tifosi della Juventus.

Un ragazzo da scoprire: Matias Soulé

Nell’incertezza del presente bianconero, c’è una speranza per l’immediato futuro. Matias Soulé, entrato per gli ultimi 10 minuti, ha fatto intravedere le sue qualità. L’argentino è entrato con il giusto piglio e con una spiccata personalità per essere un debuttante. Viste le numerosi defezioni nel reparto avanzato, non è da escludere che Massimliano Allegri possa dargli maggior minutaggio.

Un altro passo falso per la Juventus, che lascia altri punti per strada e che continua ad essere alla disperata ricerca di certezze e di un’identità.

Christian Licciardi
Christian Licciardi
Classe 1992, aspirante giornalista laureato in Scienze della Comunicazione. Fin da piccolo coltivo il sogno di diventare redattore sportivo. Ho collaborato con due testate giornalistiche che mi hanno permesso di trattare di Juventus e di realizzare interviste a celebri personaggi del mondo del calcio. Vorrei che la mia più grande passione si trasformasse nel mio lavoro.

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