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martedì 4 Ottobre 2022

Perin miracoloso, Vlahovic poco lucido. L’analisi di Juventus-Benfica

Era stata etichettata da tutti come la partita decisiva per il proseguo del cammino europeo, la gara nella quale dimostrare il carattere e la voglia di riemergere dopo una serie di risultati e soprattutto prestazioni troppo altalenanti. Eppure, la gara andata in scena ieri sera all’Allianz Stadium non ha fatto altro che risaltare i difetti strutturali della Juventus e del suo allenatore, incapace fino a questo momento di dare un’identità precisa ai bianconeri. La sconfitta interna contro il Benfica aprirà necessariamente delle riflessioni in casa Juve, anche perché allo stato attuale, la qualificazione della Vecchia Signora alla fase a eliminazione diretta della Champions League sembra un obiettivo tutt’altro che raggiungibile.

Un film già visto

Allegri sceglie il 3-5-2 per cercare di interrompere la striscia positiva della squadra portoghese che arriva da ben 11 vittorie consecutive tra campionato e coppe. Cuadardo e Kostic per cercare di sfruttare al meglio l’ampiezza del campo, con Milik in supporto a Vlahovic per cercare di riempire al meglio l’area di rigore avversaria.

L’inizio dei padroni di casa è più che convincente, tanto che la Juventus sblocca il match dopo soli 4 minuti con un colpo di testa di Milik. Sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto molto bene da Paredes, l’attaccante polacco anticipa tutti e di testa fa gonfiare la rete di quella porta che lo aveva visto già esultare per il gol (poi annullato) con la Salernitana.

I bianconeri sfruttano l’effetto del vantaggio immediato e fanno i primi 20 minuti con grande intensità, pressing e andando con Kostic vicinissima al raddoppio. Un inizio promettente che farebbe presagire a una serata da ricordare per il popolo zebrato. Tuttavia, è solo l’inizio di un film che la formazione di Massimiliano Allegri ha già proposto da diverso tempo.

Esaurita la furia agonistica, già nella seconda parte del primo tempo i bianconeri abbassano vertiginosamente il proprio baricentro, e in questo contesto il Benfica prende in mano il pallino del gioco. Grazie ad una fitta rete di passaggi, i lusitani eludono spesso la pressione non troppo corale della Juventus, e il palo colpito da Rafa Silva rappresenta l’avviso che il risultato sta per cambiare. Allo scadere del primo tempo la mole di gioco proposta dalla squadra di Smit si concretezza con il pareggio del Benfica.

Miretti, complice probabilmente una buona dose di inesperienza, affronta con troppa foga Gonçalo Ramos in area di rigore e il direttore di gara non può esimersi dall’assegnare il calcio di rigore. Joao Mario è freddo dagli undici metri, e con il gol del pari manda negli spogliatoi i portoghesi con maggiore consapevolezza, mentre per i bianconeri l’essere raggiunti allo scadere della prima frazione certifica una lenta e inesorabile uscita dalla partita.

Juventus Benfica
L’esultanza di Arkadiusz Milik dopo la rete del momentaneo 1-0 (Twitter @juventusfc)

Sale in cattedra Perin: il secondo tempo è un tiro al bersaglio

Al rientro dagli spogliatoi, la speranza di vedere una Juve arrabbiata e vogliosa di riprendere la gara con la cattiveria e l’atteggiamento dell’avvio del primo tempo si scontra ben presto con un’amara realtà. Già, perché se la Juventus della prima gestione di Allegri poteva fare affidamento su un gran temperamento, questa squadra sembra essere in totale balia degli eventi. Spettatore non pagante della sfida di ieri è stato senz’altro Dusan Vlahovic.

Il bomber serbo è il giocatore che più di tutti sta patendo la totale assenza di gioco della compagine sabauda. Molto nervoso e spesso poco lucido anche negli appoggi più banali, il 9 juventino è una controfigura dell’attaccante di razza che si è fatto apprezzare ai tempi di Firenze. Il Benfica approfitta di un avversario allo sbando a livello mentale per aggredire la gara, unna gara tenuta in bilico grazie all’ottima serata di Mattia Perin. L’estremo difensore bianconero è autore di almeno tre interventi decisivi che consentono alla Juventus di rimanere in partita. Al secondo tempo di trincea si aggiunge anche Bonucci, che con un paio di interventi miracolosi permette al polo bianconero di sperare ancora a una vittoria che con il passare del tempo sembra essere sempre più affidata al caso.

Ma il muro eretto dalla Vecchia Signora ha le sembianze di un castello di carta, pronto a crollare da un momento all’altro. Dopo l’ennesimo intervento provvidenziale di Perin, David Neres completa la rimonta lusitana e manda all’inferno una Juventus in bambola che ha nelle espressioni di Allegri il riassunto del momento di grande difficoltà che la squadra sta attraversando. Il palo nel finale di Kean e l’occasione capitata sui piedi di Bremer non bastano al termine della gara per avere qualche pensiero di rimpianto, e i fischi dell’Allianz a fine gara esprimono al meglio una situazione che inizia a diventare davvero insostenibile. Al 15 Settembre i bianconeri hanno un piede fuori dall’Europa.

Juventus Benfica
Joao Mario si rivolge ai tifosi della curva Scirea dopo aver realizzato il calcio di rigore dell’1-1 (Twitter @joaome17)

Urge una riflessione

Il day-after è un giorno interlocutorio in casa Juve, nel quale tutto l’ambiente è chiamato a profonde riflessioni per vedere se ci possano essere i presupposti per continuare con questo progetto tecnico. Un progetto di cui il timoniere ha fatto della praticità il suo massimo credo, allo stato attuale non è supportato dai risultati: le sole due vittorie su otto partite sono un bilancio davvero povero per gli obiettivi che la Vecchia Signora si era prefissata a inizio anno e, visto lo sforzo fatto dalla dirigenza anche nei confronti di Allegri, è opportuno chiedersi se la credibilità di questo percorso possa avere ancora oggi radici solide: la Juventus, a prescindere dalla guida tecnica e dalle valutazioni che verranno fatte, deve tornare ad essere e a fare la Juventus.

Christian Licciardi
Christian Licciardi
Classe 1992, aspirante giornalista laureato in Scienze della Comunicazione. Fin da piccolo coltivo il sogno di diventare redattore sportivo. Ho collaborato con due testate giornalistiche che mi hanno permesso di trattare di Juventus e di realizzare interviste a celebri personaggi del mondo del calcio. Vorrei che la mia più grande passione si trasformasse nel mio lavoro.

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