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martedì 4 Ottobre 2022

Paralimpiadi, Veronica Silvia Biglia: la super mamma che sfreccia in canoa

Fra pochi giorni la vedremo alle Paralimpiadi di Tokyo a bordo della sua canoa e in un'intervista esclusiva ci ha raccontato un po' di sé

Veronica Silvia Biglia, non è solo un’atleta, in primis si definisce la Mapà (un po’ mamma e un po’ papà) della piccola Emily, sua fan numero uno. La nostra azzurra è una super sportiva: fino all’età di 14 anni ha giocato a pallavolo e ora è appassionata di motori e ama seguire i rally.

Proprio lo sport e la canoa sono stati due elementi fondamentali che le hanno permesso di ritornare a vivere dopo la malattia che le ha provocato un danno al midollo spinale.

Inizialmente Veronica si vergognava della sua disabilità, ma ora afferma che la disabilità è negli occhi di chi la vede, a dimostrazione del fatto che anche se la vita pone sul proprio percorso degli ostacoli, bisogna superarli affrontandoli.

Ora è pronta più che mai a dare il meglio di sé alle Paralimpiadi di Tokyo, grazie anche al sostegno della sua famiglia, del suo allenatore e di sua figlia.

L’amore per lo sport e la canoa

Da ragazza hai intrapreso la carriera da modella, poi sei rimasta incinta della piccola Emily. Com’è stato diventare mamma a 24 anni?

È stata la gioia più grande ed inspiegabile del mondo”.

Subito dopo il parto ti hanno diagnosticato la sindrome clinica immuno-mediata del sistema nervoso centrale, che provoca un danno neuronale al midollo spinale. Com’è cambiata la tua vita?

Mi ha stravolto la vita senza neanche aver tempo di godermi la piccola Emily che non aveva neanche un mese, oltre che mandato in fumo tutti i miei progetti di vita con mia figlia, tanto desiderata. Bisogna ammettere che essere una madre single, diversamente abile, in questa società non è facile”.

Quanto ti ha aiutato lo sport?

È stato fondamentale per poter riprendere la mia vita in mano. Quando ho iniziato abbassavo lo sguardo quando la gente mi parlava; mi vergognavo della mia disabilità e non riuscivo ad accettarla”.

Prima della malattia eri sportiva, praticavi qualcosa a livello amatoriale o agonistico?

Fino a 14 anni ho praticato la pallavolo, poi un infortunio al ginocchio mi fece smettere. Sono appassionata di motori e mi piace seguire i rally”.

Veronica Silvia Biglia si allena a Candia Canavese
Veronica Silvia Biglia si allena a Candia Canavese (Instagram)

Perché hai scelto la paracanoa?

Ho scelto questa disciplina perché in acqua mi sento libera, senza barriere fisiche e mentali; mia madre dice che mi torna il sorriso di prima”.

Hai iniziato la tua carriera sportiva al CUS Torino, conosci altri atleti Olimpici e Paralimpici che si sono formati nel Centro Universitario Sportivo?

Sì, ho conosciuto e conosco due atleti: Andrea Pistritto, che praticava la mia disciplina a livello internazionale, ma che ora non pratica più e Anila Hoxha un’atleta di pararowing a livello internazionale”.

Nel gennaio 2016 inizi ad allenarti a livello agonistico e dopo soli due mesi vinci il primo dei 19 titoli italiani. Raccontaci di quell’esperienza.

È stato il riscatto della mia vita, anche se mi sentivo ancora inadeguata della mia nuova forma”.

Qual è stata la gara più emozionante in assoluto?

Ogni gara è un’emozione, ma direi la prima, perché ho dovuto affrontare tante paure”.

Qual è la sensazione che provi ogni volta che sali in canoa?

Provo una sensazione di libertà, svuoto la testa e una volta scesa, mi sento rinata”.

Hai qualche rimpianto legato al tuo sport, competizione, successo o medaglia mancati?

A causa del Covid-19 avuto ad aprile, non ho potuto competere alla Coppa del Mondo a Szeged, in Ungheria, a maggio, perché non ero ancora in forma; mi sarebbe piaciuto avere un confronto in più prima delle Paralimpiadi”.

Il legame con il tuo sport è sempre stato amore?

Per me è sempre stato amore, però a volte mi sono sentita incompresa e inadeguata, ma non dalla mia società-allenatore”.

Su Instagram ti definisci mamma power; raccontaci il rapporto con la tua bambina che oggi ha otto anni.

Emily mi definisce mamma power o supereroina. È una signorina con un bel caratterino dalle mille sfaccettature; il nostro rapporto è di complicità assoluta”.

Veronica Silvia Biglia
Veronica Silvia Biglia e l’allenatore Matteo Tontodonati

Mamma power e non solo

Ti definisci Mapà, una madre single che ricopre anche il ruolo di papà. Ma oltre all’immenso amore per tua figlia, ti piacerebbe trovare l’anima gemella?

Sì, mi definisco e mi definisce Emily Mapà. L’anima gemella non è ancora arrivata, anche se mia figlia dice sempre che mi merito una persona che mi e ci voglia bene”.

Parlaci della qualificazione a Tokyo 2020.

È stata inaspettata e bellissima; io ci credevo poco, rispetto al mio allenatore Matteo Tontodonati che mi ha sempre supportata. È stato il frutto di tanti sacrifici, considerando che tutti i giorni faccio 130 km per andare in società ad allenarmi, accompagnata da mia madre che mi tiene compagnia in macchina in modo tale da non farmi addormentare alla guida. È una qualifica di gruppo tra allenatore e famiglia, nella quale ho negato tanto tempo a mia figlia anche se lei non me lo rinfaccia poiché è la mia prima sostenitrice”.

Il 4 giugno 2021 sei arrivata terza agli Europei di paracanoa a Poznan, Polonia nel VL2 200 femminile dietro alla russa Nikiforova e la tedesca Bauernschmidt. Saranno loro le principali rivali alle Paralimpiadi di Tokyo?

Sì, sono arrivata terza, ma non ero ancora in formissima a causa del Covid-19. Non saranno loro, ma ben si l’inglese Emma Wiggs che è l’attuale campionessa mondiale e l’australiana Susan Seipel”.

Hai qualche motto o frase che ti rappresenta?

La frase che mi rappresenta è solo una: LA DISABILITA’ È NEGLI OCCHI DI CHI LA VEDE. Non ho motti, ma ai blocchi di partenza faccio una preghiera a mia nonna Irma e chiedo aiuto alla mia famiglia di darmi tutta la forza e l’energia”.

Il tuo nome su Instagram è Lucky Vicky 88. Per quale motivo? Ha un significato in particolare?

Lucky: sta per fortuna. Vicky: è il mio soprannome in famiglia da quando ero piccola. 88: è il mio anno di nascita”.

Il disabile secondo te è chi ha una menomazione fisica, oppure è solo negli occhi di chi guarda e non comprende che dalle diversità possiamo imparare molto?

A prescindere dalle disabilità che ognuno ha, la disabilità, come ho detto prima, è negli occhi di chi la vede. Purtroppo ancora nel 2021 ci sono troppe barriere mentali e strutturali che ci circondano. C’è ancora troppo gente che ci fissa come se fossimo extraterrestri”.

Tu sei originaria di Gabiano, in provincia di Alessandria. Com’è il rapporto con la tua città.

Il mio è un piccolissimo paese del Monferrato dove sono stimata e ben voluta”.

Veronica Silvia Biglia
Veronica Silvia Biglia sul terzo gradino del podio ai Campionati Europei di paracanoa 2021 a Poznan (Instagram)

Cosa ami fare nel tempo libero?

Nel mio tempo libero sto con Emily e la porto ai rally, giochiamo ai giochi di società, ci facciamo le coccole o come facciamo ogni giorno, cantiamo a squarciagola e ascoltiamo musica”.

Dalle foto e i post su Instagram emerge una personalità dalle mille sfaccettature: affettuosa, tenace, forte, sensibile, sensuale, ironica, profonda e probabilmente molto altro ancora. Tu come ti definiresti?

Ho mille sfaccettature come avete detto, ma in realtà non permetto a tutti di entrare nel mio mondo per il mio vissuto. Chi entra è privilegiato perché ho messo una corazza”.

Hai un messaggio che vorresti diffondere a tutte quelle persone che stanno vivendo, o hanno vissuto, un momento di particolare difficoltà e non riescono a superarlo?

Vorrei dire a tutte le persone che la vita ci pone delle difficoltà improvvise e ciò è normale, ma noi dobbiamo combatterle perché la vita va vissuta, ti può regalare nuove emozioni ancora più belle e uniche.

Ringrazio inoltre tutte le persone che mi hanno sostenuta in questo percorso: Giovanni Deregibus che mi ha aiutato economicamente in questi anni; Alex Zanardi e Obiettivo 3 che mi ha accolta nel loro gruppo e supportato; Gianfranco Santero che mi ha comprato la mia prima canoa; la mia famiglia che mi aiuta, soprattutto mia madre; mia figlia Emily, che è la mia prima fan; Roberto Aresca e il suo gruppo che mi hanno donato l’attrezzatura per allenarmi a casa; la Società CUS TORINO e il mio allenatore Matteo Tontodonati, che mi ha allenata in questi anni sia fisicamente che mentalmente, nonostante le difficoltà”.

Simona Rovero
Simona Rovero
Classe 1995, aspirante giornalista. Laureata in Scienze della Comunicazione e in Comunicazione e culture dei media, nutro da sempre una grande passione per lo sport, il cinema, il buon cibo e la scrittura.

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