L’ex giocatore della Juventus Domenico Marocchino ci ha rilasciato un’interessante intervista nella quale ha affrontato diversi temi del mondo bianconero: un ambiente che conosce molto bene.
Cresciuto nelle giovanili bianconere il centrocampista offensivo, classe 1957, da professionista ha militato nelle fila della Vecchia Signora per 4 stagioni consecutive, dal 1979 al 1983, tutte sotto la guida di Giovanni Trapattoni. Tra campionato e coppe ha disputato 136 partite impreziosite da 12 reti, e ha contribuito alla vittoria di due Scudetti e una Coppa Italia, entrando di diritto nella storia del club sabaudo.
Ha anche disputato una finale di Coppa dei Campioni, quella della sua ultima stagione bianconera (1982/83), persa in finale contro l’Amburgo per 1-0. In quell’occasione non era partito titolare ma era subentrato al 56′ al posto del compianto Paolo Rossi. Va sottolineato che Marocchino ha avuto l’onore di giocare in una delle Juventus più forti di tutti i tempi. A titolo esemplificativo vogliamo mostrare quella celebre formazione finalista di Champions per mostrare quanti talenti italiani e stranieri fossero presenti in squadra: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek. Senza dimenticare che in quella rosa c’erano altri campioni di valore assoluto come Furino, Prandelli, Osti e Galderisi.
L’attuale opinionista sportivo ci ha fornito il suo punto di vista sul momento che sta attraversando la Vecchia Signora e non solo.
L’intervista eslusiva a Domenico Marocchino
Siamo alla vigilia di Juventus-Inter. Una partita attesissima che metterà in palio il primo trofeo della stagione. Nerazzurri favoriti come suggerisce il pronostico?
“La risposta è abbastanza logica. La Juventus affronta la squadra più forte del campionato. L’Inter è una squadra molto solida e i bianconeri domani dovranno aggirare un ostacolo molto difficile. Ma non è detto che i bianconeri non possano portare a casa il risultato. La Roma nell’86 ha perso uno Scudetto in casa perdendo contro una squadra già retrocessa. È già capitato che un pronostico venisse ribaltato. Nel calcio tutto è possibile“
Tornando all’ultimo turno di Campionato, la Juventus ha compiuto una rimonta incredibile all’Olimpico, portando a casa una vittoria che sembrava ormai insperata. Che spiegazione si è dato di quel secondo tempo?
“In una partita può succedere in un certo momento di perdere le distanze dall’avversario. Alla retroguardia della Roma credo sia successo proprio questo. In fase difensiva è venuta a mancare la concentrazione. Sono cose che possono succedere“

Un altro fattore determinante sono state le sostituzioni, che hanno cambiato l’inerzia della partita: quanto sono stati importanti gli ingressi di Morata e Arthur?
“Sicuramente in quel contesto specifico sono stati cambi azzeccati. Soprattutto il brasiliano ha consentito a Locatelli di portarsi qualche metro più avanti. Fino ad ora si è dovuto adattare a fare il regista anche se, secondo me, non lo è di ruolo. Può sicuramente giocare in un centrocampo a due, ma il giocatore che interpreta meglio il ruolo di play è Arthur. In questo modo Locatelli lo guadagni in fase offensiva. Anche l’ingresso di Morata è stato importante“
La vittoria arrivata con la Roma potrebbe essere una mosca bianca, oppure essere quella gara che cambia la stagione della Juventus. Nei primi sei mesi i bianconeri hanno avuto un andamento altalenante: tra giocatori, dirigenti e allenatore come vanno distribuite le colpe?
“Credo non sia giusto parlare di colpe, ma che sia corretto parlare di cicli che nascono e finiscono. La Juve è arrivata a fare due finali di Champions perdendo con due squadre imbattibili e ora si trova in difficoltà. Questo è un momento di transizione. La cosa importante ora è finire bene la stagione per costruire qualcosa per il futuro. Ora la concorrenza in Italia è diventata più importante, ci sono avversari come Inter, Milan, Napoli e Atalanta. La Juve deve rosicchiare punti alle concorrenti. Inoltre i bianconeri non possono più spendere come una volta”
A causa della poca disponibilità economica, la Juventus potrebbe approfittarne per dare più spazio ai giovani, anche se c’è la sensazione che il calcio italiano non abbia il coraggio che invece contraddistingue altri paesi europei. Lei che idea si è fatto sul ruolo dei giovani?
“L’avere a disposizione giovani di qualità dipende dalla fortuna. Negli anni Novanta, il calcio italiano ha avuto la fortuna di vedere esplodere giocatori come Del Piero, Baggio, Mancini, Totti tutti nella stessa epoca. Questi campioni hanno esordito molto presto in Serie A. Lo stesso Maldini ha esordito a 16 anni. Quando c’è del talento, i giocatori si buttano dentro. Poi ci sono squadre che hanno una politica diversa, ossia che prendono il ragazzo giovane e gli fanno fare gavetta in squadre di seconda o terza fascia. Tutto dipende dalle qualità di base del ragazzo. Anche Chiesa ai tempi della Fiorentina ha esordito a 18 anni. A proposito di giovani, forse la Juve avrebbe dovuto aspettare Immobile. È comunque un attaccante che ha fatto quasi 140 gol con la Lazio, ogni Campionato lotta per vincere la classifica marcatori. Probabilmente, vista la concorrenza ,all’epoca sono state fatte altre scelte“
La redazione di TorinoTopNews ringrazia Domenico Marocchino per la sua disponibilità e gentilezza




Emozionate leggere in maniera così appassionata le parole di Marocchino.