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martedì 29 Novembre 2022

Francesco Repice: “Italia, che rammarico non essere ai Mondiali. Alla Juve giusto continuare con Allegri”

"Immaginate questa squadra al mondiale con Chiesa, Pellegrini, Tonali e Zaniolo", afferma Repice in merito alla Nazionale, mentre sulla Juventus il commento è più duro: "Non capisco perché i bianconeri puntato tutto su Di Maria e Pogba invece che su Kvaratskhelia o Zaniolo".

In esclusiva a Torino Top News ha parlato Francesco Repice, noto giornalista e radiocronista, con il quale sono stati affrontati i temi di attualità in casa Juventus, senza tralasciare il buon momento della nazionale italiana.

Storica voce della celebre trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto” con le sue inimitabili e inconfondibili radiocronache rappresenta a tutti gli effetti un modello e un punto di riferimento per tutti coloro che hanno come sogno nel cassetto quello di poter raccontare il calcio.

L’intervista esclusiva a Francesco Repice

Partiamo dal momento che sta attraversando l’Italia. Le ultime due uscite sono state convincenti e le vittorie contro Inghilterra e Ungheria danno la sensazione che dopo la grande delusione della mancata qualificazione al Mondiale, si stia riprendendo a viaggiare nella giusta direzione. Come giudica le ultime prestazioni degli azzurri?

Diciamo che dal punto di vista tecnico non davo molto credito alla partita contro l’Inghilterra, perché a differenza di quello che pensano in molti, a mio parere il calcio inglese è uno dei peggiori a livello di organizzazione tattica. Capisco che nell’ultimo periodo stiano provando qualche situazione diversa, ma la sensazione che mi rimane è sempre la stessa. Con l’Ungheria invece è stato un test molto più impegnativo, l’Italia affrontava una squadra in fiducia, spinta dal proprio pubblico e in uno stadio molto difficile. Ho visto una Nazionale che si è comportata da squadra vera, complice anche delle grandi parate di Donnarumma. Tutto ciò però fa ancora più arrabbiare. Immaginate questa squadra al mondiale con Chiesa, Pellegrini, Tonali e Zaniolo…C’è grande rammarico per non essere al mondiale e quello più dispiaciuto di tutti è Mancini, ha la rabbia negli occhi

Rimanendo sull’allenatore della Nazionale, non crede che il lavoro fin ora svolto, al netto di una sua evidente responsabilità per la non qualificazione in Qatar, sia molto sottovalutato? L’Italia ha chiuso la partita vinta con la Germania con Gnonto e Gabbiadini come coppia d’attacco…

Sono d’accordo su questo. L’allenatore sta anche provando qualcosa di diverso, e per sua stessa ammissione i giocatori non devono essere ancorati ai moduli, ma devono essere in grado di saper interpretare più sistemi di gioco. Questo è reso possibile anche grazie a un tecnico che lavora molto bene su questo aspetto, anche perché non è scontato che i giocatori possano sempre assimilare bene determinati compiti. Mancini sta lavorando bene anche nella testa di alcuni giocatori, l’Italia ha dei giocatori forti. Anche lui nel suo passato da giocatore aveva bisogno di essere capito, e probabilmente parte del merito del suo lavoro appartiene ai grandi maestri che Mancini ha avuto alla Sampdoria, come Paolo Mantovani e Vujadin Boskov“.

Massimiliano Allegri

Per un allenatore che sta facendo bene, ce n’è un altro che sta attraversando un inizio di stagione non troppo facile. Questo nuovo ciclo di Massimiliano Allegri in bianconero non è cominciato nel migliore dei modi, e tutti sono alla ricerca del capro espiatorio. Secondo lei, tra allenatore, giocatori e società, come sono suddivise le responsabilità?

Per mia esperienza, quando una stagione nasce male c’è la sensazione che qualsiasi cosa tu faccia sbagli a prescindere. Credo che ci sia poco tatticamente di importante da modificare. Sicuramente si deve fare qualcosa di più a livello fisico per sopperire a un calendario che, per il numero di partite a cui sono sottoposte le squadre, è assolutamente immorale. Anche la costruzione della squadra non è stata ottimale, perché dalla Juventus mi sarei aspettato che prima di acquistare un giocatore come Pogba, si fosse informata in maniera più accurata sulle sue faccende extra calcistiche. Come non mi aspettavo che i bianconeri andassero su un profilo di Di Maria a 34 anni. A questo punto non capisco perché i bianconeri non abbiano puntato su Kvaratskhelia, o perché non abbiano deciso di investire su Zaniolo. Al momento probabilmente le prestazioni di de Ligt stanno facendo capire che anche l’investimento fatto per acquistarlo qualche anno fa non era stato poi così giusto. Nel calcio non contano solo le figurine. Penso anche che la frase di Arrivabene sul tema allenatore sia uscita male. Perché dietro quella mezza battuta è emerso che l’investimento economico per prendere Allegri è stato importante, e proprio per questo motivo secondo me è giusto continuare con lui

L’argomento dei giovani in Italia è un tema che sta tenendo banco da diverso tempo. Lo stesso Mancini sta esternando la sua preoccupazione in quanto i vivai italiani non producono più attaccanti di un certo valore. Lei che idea si è fatto sull’argomento?

Credo innanzitutto che in questo discorso non c’entrino assolutamente gli stranieri, perché ci sono sempre stati in Italia, così come ci sono sempre stati nei campionati esteri. Il problema di fondo è che in Italia non si allena più a livello giovanile. Mettere dei bambini di 9-10 anni su un campo sintetico insegnandoli a fare il braccetto del trio difensivo o a fare la diagonale è sbagliato. A quell’età si deve avere il pallone nei piedi e imparare quelle nozioni che un giorno serviranno per essere giocatori forti. Un giorno Giancarlo Giannini a una cena mi disse: “Sai cosa serve per sapere giocare a pallone? Sapere giocare a pallone”. Bisogna sapere trattare la palla e farlo con grande velocità. Puoi essere forte fisicamente, ma conta sempre la palla

La redazione di Torino Top News ringrazia Francesco Repice per la disponibilità e gentilezza

Christian Licciardi
Christian Licciardi
Classe 1992, aspirante giornalista laureato in Scienze della Comunicazione. Fin da piccolo coltivo il sogno di diventare redattore sportivo. Ho collaborato con due testate giornalistiche che mi hanno permesso di trattare di Juventus e di realizzare interviste a celebri personaggi del mondo del calcio. Vorrei che la mia più grande passione si trasformasse nel mio lavoro.

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