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martedì 4 Ottobre 2022

Bonucci viene fuori alla distanza, Vlahovic in versione Harry Potter. L’analisi di Juventus-Sassuolo

Una vera e propria tempesta di emozioni si è abbattuta sul terreno di gioco dell’Allianz Stadium. Juventus e Sassuolo hanno dato vita ad una gara spettacolare, condita con giocate di alto livello tecnico che hanno tenuto in bilico la sfida fino all’ultimo. A risolvere le sorti di questo confronto ci pensa ancora una volta l’uomo del momento. Quel Dusan Vlahovic che nel giro di sette giorni (come il suo numero di maglia) ha già conquistato tutti. Avanzano al turno successivo i bianconeri, dopo una partita combattuta e decisa da un episodio.

Primo tempo di marca Sassuolo, con Perin chiamato agli straordinari per tenere la gara in parità

Come anticipato nella conferenza di presentazione della gara, il tecnico del Sassuolo Dionisi non si era affatto nascosto sulla possibilità concreta di impensierire la Juventus attraverso la spensieratezza di coloro che non godono dei favori del pronostico.

Ed è proprio grazie a questa sana sfrontatezza che i neroverdi fanno capire dalle prime battute che il viaggio che li ha portati a Torino non vuole essere solo una gita di piacere. Il Sassuolo parte forte e imprime alla partita un ritmo alto al match. Questo approccio lascia disorientati i bianconeri, che fanno fatica ad imbastire una trama degna di nota. E come spesso succede, basta una situazione di gioco per far capire che il calcio non è una scienza esatta. Nonostante l’approccio poco convinto, la Vecchia Signora si trova in vantaggio, e il gol di Dybala dopo pochi minuti dall’inizio potrebbe indirizzare il match su un binario differente.

Tuttavia, si capisce ben presto che la rete bianconera è una contraddizione rispetto a quanto si sta vedendo in campo. La formazione ospite, scesa sul terreno di gioco con molti titolari si appropria del possesso palla esercitandolo nella metà campo avversaria. Soprattutto il duo di centrocampo composto da Lopez e Harroui fa il bello e il cattivo tempo, facendosi trovare sempre ben posizionato per ricevere la sfera e far iniziare l’azione. Berardi, Raspadori e soprattutto Traorè riescono sempre a trovare lo spazio tra le linee bianconere per rendersi pericolosi.

Arthur Melo (Twitter)

Centrocampo bianconero sovrastato. Troppi errori tecnici

La Juventus dal canto suo non riesce a prendere le contromisure adeguate, Arthur e Zakaria non riescono ad essere efficaci in fase di interdizione, prestando il fianco alla qualità di palleggio della formazione emiliana. Le poche volte che i padroni di casa riconquistano palla, la manovra appare lenta e i numerosi movimenti di Vlahovic per attaccare alle spalle la retroguardia avversaria non vengono mai premiati.

I pochi rifornimenti offensivi sono perlopiù dovuti a molte imprecisioni nei passaggi. Spiccano in negativo le prove di McKennie e Bonucci. Soprattutto il centrale difensivo azzurro disputa un primo tempo nettamente al di sotto dei suoi standard. Sbaglia moltissimi lanci e ha una grossa percentuale di colpa nel gol dell’ 1-1 di Traorè. Quando infatti il giocatore neroverde entra in area da sinistra, il difensore bianconero, oltre che a lasciargli troppo spazio, si posiziona male con il corpo lasciandogli lo spazio necessario per rientrare sul destro e calciare in porta.

Il suo tiro a giro è imprendibile per Perin, che però ha il grande merito di impedire al Sassuolo di entrare negli spogliatoi in vantaggio. L’intervento su Kyriakopoulos è l’apice di una prestazione nel complesso convincente.

Nella ripresa la scossa. L’atteggiamento e i cambi spostano l’inerzia della partita

Dopo un primo tempo sotto ritmo, nella ripresa il copione della gara viene completamente stravolto. La Juventus infatti rientra sul terreno di gioco con un atteggiamento diverso, alza notevolmente il proprio baricentro e si riversa con vemenza nella metà campo avversaria.

Capitan Dybala, uno dei pochissimi a salvarsi nella prima parte di gara, guida l’offensiva sabauda, complice anche un Vlahovic molto più coinvolto nella manovra. Dopo un inizio claudicante, anche Bonucci riacquista la sua proverbiale lucidità nell’impostazione, e solo un immenso Pegolo evita più volte ai bianconeri la gioia del gol.

Juventus Sassuolo
Dusan Vlahovic abbraccia il compagno di squadra Paulo Dybala (Twitter JuventusFC)

Il forcing finale della Juventus viene premiato da un invenzione del mago Dusan

L’ingresso di Locatelli da maggior qualità alla linea mediana, mentre l’entrata di Morata per De Sciglio ricompone il Vla-Dy-Mor ammirato dal popolo bianconero con il Verona. Il tridente bianconero dialoga molto bene, soprattutto sull’asse MorataVlahovic, e la retroguardia neroverde fatica a prendere le contromisure adeguate.

Le modifiche tattiche apportate da Allegri fanno capire la volontà del tecnico di archiviare la pratica prima della fine dei tempi regolamentari, in virtù anche dei numerosi impegni che in questo mese attendono i bianconeri.

Il Sassuolo non rinuncia completamente a giocare, ma nella ripresa il possesso palla diventa sterile, e non si registrano particolari pericoli da sventare per Perin. Dopo l’ennesimo miracolo dell’estremo difensore neroverde su Rabiot, la gara sembra volerci dire che 90 minuti di tecnica, tattica e agonismo non bastano per decretare la quarta semifinalista di Coppa Italia: tuttavia, nessuno ha ancora fatto i conti con Vlahovic.

Il giocatore serbo, dopo una partita di lotta, allo scadere estrae la bacchetta magica dal suo calzettone e dopo un’imbeccata di Dybala, si inventa con una giocata incredibile la rete del sorpasso. Nel 2-1 c’è tutto del nuovo attaccante bianconero: riceve palla nei pressi della bandierina ed è pressato da un difensore del Sassuolo e, invece che aspettare l’arrivo dei compagni, con il fisico aggira l’avversario e punta la porta. Con solo maglie nero-verdi a fronteggiarlo, Dusan entra in area, si sposta la palla sul destro e calcia verso la porta con le ultime energie che gli sono rimaste. Complice una deviazione, la palla supera Pegolo e fa esplodere lo Stadium, ormai già pazzo del suo nuovo numero 7.

Ritorno al passato

Al triplice fischio, c’è la sensazione che sia passata anche per un istante nella mente di Vlahovic l’idea che i primi di marzo farà ritorno a Firenze, la città che lo ha lanciato e che ora lo attende per l’andata delle semifinali. L’attaccante della Juventus nel dopo gara non lascia spazio ai sentimenti riguardo alla gara con la Fiorentina: “Io sto pensando solo alla partita, a vincere, le altre cose non mi interessano tanto. Sarà una partita come le altre, noi siamo qui a giocare a calcio, non è un problema“.

Una risposta di facciata? Sicuramente non sarà una gara come le altre per il grande ex, ma ciò che conta per lui ora è il presente: ha voglia di vincere, e lo vuole fare con il bianconero sulla pelle. La Juventus centra l’obiettivo e si gode il suo crack.

Christian Licciardi
Christian Licciardi
Classe 1992, aspirante giornalista laureato in Scienze della Comunicazione. Fin da piccolo coltivo il sogno di diventare redattore sportivo. Ho collaborato con due testate giornalistiche che mi hanno permesso di trattare di Juventus e di realizzare interviste a celebri personaggi del mondo del calcio. Vorrei che la mia più grande passione si trasformasse nel mio lavoro.

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