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martedì 27 Settembre 2022

Alex Sandro flop, Morata troppo solo. Bernardeschi il migliore. L’analisi di Inter-Juventus

Con il successo per 2-1, l’Inter si aggiudica con ampio merito la Supercoppa italiana. Una vittoria maturata in una gara che ha visto la squadra di Simone Inzaghi dominare per larghi tratti il match, complice una Juventus compassata e prigioniera degli errori che ne condizionano il rendimento.

Le defezioni tra i bianconeri di de Ligt, Cuadrado e Chiesa non sono certamente da trascurare, ma la sconfitta di ieri sera merita un’analisi che va ben oltre la conta degli assenti.

Una gara a senso unico dai primi minuti. Il gol di McKennie sembra scuotere la Juve, ma è solo un’illusione

Cattiva, feroce e propositiva. Sono queste le caratteristiche che fanno dei nerazzurri la squadra più forte del campionato e la candidata numero uno alla vittoria finale. Tali doti vengono mostrate all’avversario subito dopo il fischio d’inizio. Schierata con il classico 3-5-2 la formazione meneghina prende in mano le redini del gioco attraverso un palleggio fluido, e imponendo alla partita un ritmo forsennato.

Dall’altra parte, la Juventus reduce dalla clamorosa rimonta con la Roma è attesa dalla prova del nove, e la serata di San Siro può essere la cornice giusta per far compiere a Madama un altro passo in avanti verso la continuità tanto agognata.

Il 4-4-2 messo in campo da Allegri ha come obiettivo quello di contenere le scorribande neroazzurre, soprattutto sul loro lato destro, porzione di campo nella quale Dumfries e Barella sono due clienti scomodi. Il tecnico livornese infatti opta per una corsia mancina più attendista con due rientranti titolari. Alex Sandro e Rabiot hanno quindi un ruolo cruciale nell’idea tattica di Allegri.

Tuttavia la scelta conservativa non risulta essere efficace. I bianconeri non riescono mai ad essere padroni della partita e subiscono costantemente la proposta offensiva dell’Inter, che dalle prime battute sollecita frequentemente la retroguardia juventina. Proprio nel momento di maggiore spinta, i campioni d’Italia perdono la testa. Un contatto in area tra Chiellini e Barella fa infuriare la squadra di Inzaghi, che per i 15 minuti seguenti esce dalla gara, prestando il fianco a un motto di orgoglio dell’avversario.

In questo momento favorevole, la Juventus trova il gol del vantaggio. Movimento senza palla di Morata (secondo assist consecutivo) e cross per l’inserimento di McKennie che di testa batte Handanovic. Un fulmine a ciel sereno per la squadra di Inzaghi, che subisce il colpo e consegna il pallino del gioco ai bianconeri.

Tuttavia la grazia concessa alla Vecchia Signora dura poco. Incapace di legittimare il vantaggio, la formazione ospite torna ad abbassarsi e l’Inter approfitta immediatamente della situazione per riportare la partita in equilibrio dal dischetto con Lautaro.

Juventus Inter
Kulusewski segue Brozovic, il “cervello” dell’Inter

Juventus senza idee e troppo speculativa, L’Inter non trova il colpo del k.o.

Nella ripresa il live motive della partita non cambia, anzi. I bianconeri continuano a essere troppo attendisti, e anche dopo la riconquista del possesso non danno mai la sensazione di rendersi pericolosi.

In più di un’occasione le ripartenze bianconere non si tramutano mai in un’occasione pericolosa. Il solo Morata lasciato tra le grinfie della difesa neroazzurra non basta per rendersi pericolosi.

Gli unici due spunti della ripresa degni di nota sono quelli di Bernareschi. Il numero 33 confeziona una partita di sacrificio e anche di qualità, meritandosi per distacco la palma di migliore dei suoi.

Partita di grande sacrifico anche per Kulusewski. Schierato come seconda punta, al ragazzo svedese viene chiesto espressamente un grande lavoro su Brozovic. Spesso infatti in fase di costruzione, il 44 si francobolla al centrocampista croato per sporcare l’inizio azione dell’Inter. Nonostante queste contromisure, si gioca in una sola metà campo, con la sensazione che il gol dei padroni di casa possa arrivare da un momento all’altro.

I neroazzurri attaccano sia centralmente che sugli esterni, approfittando anche dell’ottima serata di Ivan Perisic. L’esterno guadagna molto spesso il fondo ma i suoi cross non vengono sfruttati a dovere, e tutte le conclusioni che arrivano dalle parti di Perin sono di facile lettura.

Juventus Inter

La vince l’Inter all’ultimo respiro. Giallo Bonucci

La partita si trascina ai supplementari con l’Inter che ha tutta l’intenzione a risolvere la pratica prima dei calci di rigore. Complice cambi di assoluto livello (Correa, Sanchez e Vidal su tutti) Simone Inzaghi mette forze fresche per ridare quell’energia che complice gli alti ritmi ha mano a mano perso.

I bianconeri, nonostante gli ingressi di Dybala, Kean, Arthur e Benatncur non cambiano marcia continuando a manifestare come unico desiderio quello di non prendere gol. Ma, come già capitato in questa stagione, l’atteggiamento troppo guardingo finisce per tradire la Vecchia Signora.

All’ultimo secondo, Sanchez punisce i bianconeri consegnando all’Inter la sesta Supercoppa Italiana. Il gol che condanna la squadra di Allegri nasce da una leggerezza clamorosa di Alex Sandro, che nel tentativo di smorzare il pallone con il petto regala all’attaccante cileno un tap in facile facile.

È un errore che suggella l’ennesima prestazione deludente di un giocatore che ormai sembra non poter dare più nulla alla causa; ormai lontano parente di quel terzino sfrontato e riconosciuto da tutti come uno dei migliori laterali d’Europa. Viste le prestazioni di Pellegrini, ci si chiede il perché del suo mancato impiego, anche a partita in corso.

Per rimanere in tema sostituzioni, desta qualche interrogativo anche il cambio (mancato) di Bonucci. Il centrale azzurro viene richiamato al 119′ per entrare in vista dei calci di rigore e, mancando 60 secondi al triplice fischio nell’azione che porta al 2-1 dell’Inter, la panchina della Juventus chiama a gran voce un fallo per permettere l’ingresso del numero 19.

Anche in questo caso, si fa fatica a capire la ragione per cui il suo ingresso sia stato così tardivo visto il rischio che si stava correndo. Tanti punti di domanda e pochissime certezze per questa Juventus, alle prese con una stagione che stenta a decollare.

Christian Licciardi
Christian Licciardi
Classe 1992, aspirante giornalista laureato in Scienze della Comunicazione. Fin da piccolo coltivo il sogno di diventare redattore sportivo. Ho collaborato con due testate giornalistiche che mi hanno permesso di trattare di Juventus e di realizzare interviste a celebri personaggi del mondo del calcio. Vorrei che la mia più grande passione si trasformasse nel mio lavoro.

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