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mercoledì 10 Agosto 2022

Torino, Milano, Roma: Non conta dove, il Preadolescente spesso si riconosce a distanza.

Che tu sia di Torino o di qualsiasi altra città o Regione questo articolo è assolutamente per tutti, non ha confini regionali di alcun tipo, essere mamma oggi è davvero un’ impresa sovraumana, si diventa quasi un’eroina degna dei migliori fumetti. Una vita in salita per raggiungere con sforzo e dedizione la meta, un po’ come un ciclista, se volessimo paragonarci a lui, quando pedala anche su strade irte pur di arrivare in vetta, alla meta, per godersi il panorama. 

Quale meta, ti starai chiedendo? Raggiungere anche se con fatica una sorta di comunicazione e di legame che sebbene sembri sempre precario aiuta i propri figli a formarsi, a diventare persone, diverse da noi, con le loro passioni, ancora tutte da scoprire, sotto la nostra, non sempre facile guida. La fase preadolescenziale, parliamo dunque di tutti quei genitori che hanno figli tra i 10 ed i 14 anni, si riconosce a distanza, dice Chiara, autrice di un post profondo, ironico ed esilarante che ben descrive il rapporto genitori figli in questo periodo.

50 sfumature di Mamma: un blog per parlare di maternità in maniera leggera ed ironica

Chiara insieme alle sue due amiche nonché colleghe e mamme, Anna di Milano e Roberta di Trento, hanno aperto nel 2012 un blog, che ho scoperto per caso, è che è davvero meraviglioso. In ’50 sfumature di mamma ’ potrete trovare un luogo virtuale dove parlare di maternità in maniera leggera e ironica. Loro nella descrizione che mai poteva essere più azzeccata lo definiscono ‘Il blog delle mamme normali per le mamme normali”. Forse da qui deriva il successo della loro iniziativa: il blog ha milioni di visualizzazioni annue e conta ad oggi 85.401 persone iscritte alla pagina Facebook e 30 mila iscritte a quella Instagram, un fiume di mamme desiderose di confrontarsi anche su problemi seri, sempre affrontati con ilarità al fine di non far mai pesare eccessivamente le problematiche.

Un blog davvero molto utile, mi sono letta tantissimi articoli/post che hanno la capacità di affrontare argomenti molto di peso con quella leggerezza, che non fa venire meno la complessità del tema, ma ne permette una visione a 360°, aiutando così ancor più le mamme ad aprirsi, sapendo di non essere ‘sole’ e che il figlio/a che hanno in casa non è ‘un marziano’ venuto in visita sul pianeta terra, ma ha molti altri simili intorno a lui. Dopo essermi sentita telefonicamente con Chiara, che ringrazio per la disponibilità, ho avuto il consenso di pubblicare interamente il suo post. Chiara non parla per sentito dire è a sua volta mamma di due bambini Vittoria di quasi 5 anni e Leonardo che ne ha 12, in piena fase preadolescenziale, dunque.

Vi ripropongo oggi lo scritto sulla preadolescenza, in quanto avendo un figlio di 10 anni che il prossimo anno andrà alle medie confrontandomi con le altre mamme dinanzi a scuola ed al centro estivo posso dirvi che ‘siamo tutti sulla stessa barca’:, in preda alle prime ribellioni, al ‘non piacersi’ al sentirsi costantemente inadeguato e fuori luogo, quel voler essere adulti in un corpo da bambini.

Una ‘vitaccia’ insomma anche per loro come fa intendere Chiara, la mamma autrice del post. Il post potrà essere un buon modo per riconoscere i tratti comuni della preadolescenza ed affrontarla magari con strumenti più mirati. Buona lettura e un grazie a queste mamme che non si sono girate dall’altra parte ed hanno deciso di aprire una piazza virtuale di discussione, a cui vi consiglio di iscrivervi.

Il Preadolescente spesso si riconosce a distanza

Il Preadolescente ha un’età che va dai 10/11 anni ai 14, dicono.

In teoria il Preadolescente dovrebbe avere una crescita esponenziale, come gli avessero pigiato l’acceleratore, ma spesso questa ingrana più tardi o troppo presto, facendolo sentire ancora più a disagio di quello che già normalmente un preadolescente è (cioè parecchio).

Il Preadolescente spesso si riconosce a distanza.

Dagli abiti? No

Dal look? No

Dall’andatura stanca H24? No

Dallo sguardo critico? No.

Dall’odore che emana.

Il Preadolescente tipico infatti puzza.

Puzza perché gli ormoni si scatenano e l’odore corporale ne risente, il tutto sommato al fatto che non ama più lavarsi e non lo fa più se glielo chiedete.

Ma perché il Preadolescente non si lava?

Un po’ per affermare che il corpo è diventato suo e non è più vostro terreno di cura, un po’ perché non ama vedersi e toccare quel corpo lì che ancora non ha capito dove sta andando e un po’, forse tanto a dire il vero, perché quel corpo lì non gli piace, non lo accetta, non lo riconosce ancora come proprio.

Un po’, ancora, perché è pigro e un po’, forse tanto, per darvi fastidio.

Perché il Preadolescente se vi rompe le palle è felice.

Il Preadolescente alza gli occhi al cielo più frequentemente di un controllore di volo.

Lo fa continuamente.

Lo fa se un adulto gli chiede qualcosa, gli ordina qualcosa, gli suggerisce qualcosa, gli dice qualcosa, gli rivolge la parola.

Lo fa se un adulto, insomma, è nei paraggi o, meglio, se esiste.

Magari lo fa pure in via preventiva così non gli rompi le palle.

Il Preadolescente via via smette di giocare.

O meglio, smette di farlo in quel modo in cui lo fanno i bambini e inizia a farlo on line con i coetanei.

O anche da solo.

Purché non con te genitore, diciamocelo.

Tu adulto non solo non sei più il destinatario della richiesta: “giochi con meeeeeee????”, ma devi levarti dalle palle proprio. 

Mollami.

Lasciami in pace.

Gira al largo.

Vai vai, su.

Il Preadolescente è a disagio.

Non è bambino.

Non è ragazzo.

Non sa chi è.

Non si capisce più.

Perché ora sono così felice che urlerei?

Perché un minuto dopo vorrei morire?

Perché mi arrabbio per niente?

Perché vorrei solo dormire se cinque minuti fa esplodevo di energia?

Perché non mi sta bene niente?

Perché sono così brutto?

Perché sono così deforme?

Perché non ho amici?

Mi vergogno ad uscire.

Mi vergogno a parlare.

Dio che voce mi sta venendo!

Ma quel culo?! Da dove arriva?

Oddio che tette!

Quanto lardo.

Quanto sono magro.

Che panza!

Dio il ciclo!

Se diventa duro si vedrà con la tuta?

Ma devo mettere il reggiseno?

Mi si vedono i capezzoli!

Ho i capelli troppo lisci/ricci/biondi/morì/unti/puliti/voluminosi/piatti

Mi vergogno di me.

Mi vergogno di farmi vedere con te.

Il Preadolescente perde tempo, non sa organizzarsi, non sa programmare, cincischia, è svogliato, vorrebbe tanto ma.

“Ora lo faccio”, dice.

Ora.

Le parole “ora” e “adesso”, come “sto arrivando”, “un minuto” o “un attimo”, sono quelle che non appena pronunciate lo faranno sparire in un buco nero da cui riemergerà solo dopo ore.

O magari un po’ prima se lo scuotete prendendolo per quei vestiti enormi (per nascondercisi) o troppo stretti (perché non ci sta più).

Il Preadolescente muta.

Muta ogni momento, ogni giorno, dentro e fuori, annaspa, vi ama ma vi odia, vi ama ma deve odiarvi, vi ama ma vuole odiarvi, deve andarvi contro ma non vuole perdervi, vuole perdervi ma non troppo.

Lasciami in pace ma non del tutto.

Stai con me ma non tanto.

Stai con me ma a distanza.

Stammi lontano, ma vicino.

Ti sfido, stronza, però fammi i grattini come quando ero alla materna e mi infilavi la mano sotto alla maglia, lungo la schiena, e quanto mi piaceva, oddio quasi piango d’amore al ricordo, no, non posso, sei il nemico ora. O forse no.

Il Preadolescente non sa più chi è e ha paura, più di quanta ne abbiate voi quando esce facendo i suoi primi esperimenti di libertà e vi manca la terra sotto i piedi (ma in fondo è anche così bello che diventi grande).

Il Preadolescente, insomma, sta di merda.

Ma tu genitore stai di merda pure tu.

Che senti che il tuo bambino ti scappa, ti scivola via, tra le dita, per quanto cerchi di trattenerlo, ma neanche più di tanto, perché lo sai che non è giusto.

Ma ti prego stai con me ancora un po’, ancora un anno, facciamo 2? O che ne dici di 3?

Io non sono pronto a farti andare via.

Guardami ancora con quegli occhi felici che avevi da bambino, senza ombre, senza giudizio, senza odio.

Guardami ancora con quello sguardo che hanno i bambini, quello che hanno quando si svegliano nella loro culla e vedono la mamma o il papà: lo sguardo di chi ha visto il sole.

Perché c’è stato un tempo in cui ero tutto il tuo mondo, sai?, tutto ciò di cui avevi bisogno.

E lo so che quel tempo non c’è più e non tornerà più e che l’adulto sono io.

Ma quanto cazzo è difficile”.

Voi mamme vi siete ritrovate in questa descrizione? Vi abbiamo strappato un sorriso? Fatecelo sapere lasciandoci un commento sul sito.  E grazie Chiara per questo post, che almeno per quanto mi riguarda, ha descritto meravigliosamente bene il periodo che stiamo passando.

Erica Venditti
Erica Venditti
Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono confondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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