Ogni giorno imprenditori, professionisti, artigiani e titolari di partita IVA si trovano ad affrontare dubbi legati a tasse, contabilità, buste paga, società e adempimenti fiscali. Non sempre, però, è facile trovare risposte chiare e immediate. Per questo motivo nasce su Torino Top News la rubrica “Il Commercialista Risponde”, uno spazio nel quale i lettori potranno inviare i propri quesiti e ricevere chiarimenti su tutte le principali tematiche fiscali, contabili e del lavoro.
Ad accompagnarci in questo percorso sarà il Rag. Norbert Ciuccariello, titolare dello Studio Rag. Ciuccariello di Torino, realtà professionale che da oltre trent’anni assiste imprese, professionisti e privati nella gestione della contabilità, della consulenza fiscale e societaria, dell’elaborazione delle buste paga, dell’apertura di nuove attività e dell’assistenza nei rapporti con gli enti. L’obiettivo dello studio è quello di offrire un servizio che vada oltre il semplice adempimento, affiancando il cliente nelle decisioni più importanti con una consulenza costante e personalizzata.
Per inaugurare questa rubrica siamo partiti da una domanda che molti imprenditori si pongono dopo la pausa estiva.
Rag. Ciuccariello, settembre è davvero il momento giusto per cambiare commercialista?
«Nella maggior parte dei casi sì. Settembre rappresenta un periodo particolarmente favorevole perché consente di programmare il passaggio con il giusto anticipo rispetto alla chiusura dell’anno. Le principali scadenze estive sono ormai alle spalle e ci sono ancora alcuni mesi per analizzare la situazione del cliente, acquisire la documentazione necessaria e impostare correttamente il lavoro in vista dei successivi adempimenti fiscali.»
Secondo lei non sarebbe più corretto cambiare commercialista a gennaio, con l’inizio del nuovo anno? Quali sono i pro e i contro?
«È una convinzione molto diffusa, ma non sempre rappresenta la scelta migliore. Sicuramente iniziare un nuovo anno con un nuovo consulente offre una naturale continuità nella gestione amministrativa, ma è importante chiarire un aspetto tecnico che spesso viene sottovalutato. Se il passaggio avviene a settembre, il nuovo professionista non può limitarsi a registrare le operazioni degli ultimi mesi dell’anno. Per garantire una contabilità corretta e completa è necessario acquisire anche i dati contabili relativi ai mesi precedenti e ricostruire i saldi di apertura, così da avere una visione organica dell’intero esercizio.
Anche un cambio a gennaio, però, richiede un’importante attività preliminare. Occorre infatti acquisire il bilancio di apertura dell’esercizio, che costituisce la base di tutta la contabilità dell’anno, indipendentemente dal fatto che il bilancio d’esercizio venga approvato e depositato nei mesi successivi. In sostanza, il lavoro di impostazione esiste in entrambe le situazioni. La vera differenza non è il mese in cui avviene il cambio, ma la capacità del nuovo professionista di prendere in carico correttamente la posizione del cliente, garantendo continuità nella gestione contabile e fiscale.
Per questo motivo la scelta dovrebbe basarsi soprattutto sul rapporto di fiducia. Se un imprenditore ritiene di aver individuato un professionista capace di offrire competenza, disponibilità e una consulenza realmente orientata alle esigenze della propria attività, non vedo ragioni per rinviare il cambiamento soltanto perché manca qualche mese alla fine dell’anno.»
Quali sono i motivi realmente validi per valutare un cambiamento?
«Il costo non dovrebbe mai essere l’unico elemento da considerare. Un buon professionista non si limita a registrare fatture o predisporre dichiarazioni fiscali. Oggi è fondamentale ricevere consulenza, avere risposte tempestive, conoscere in anticipo le conseguenze delle proprie scelte e poter pianificare gli aspetti fiscali dell’attività. Se manca il dialogo, se le comunicazioni sono difficili, se ci si accorge di errori ripetuti oppure non si riceve alcun supporto nelle decisioni importanti, allora è giusto chiedersi se il rapporto professionale risponda ancora alle proprie esigenze.»
Secondo lei qual è il motivo più diffuso per cui un imprenditore o un professionista decide di cambiare commercialista?
«Nella mia esperienza, il motivo che ricorre più frequentemente non è il costo del servizio, bensì la sensazione di non essere seguiti con la dovuta attenzione. Molti imprenditori raccontano di avere difficoltà a contattare il proprio consulente, di attendere giorni per ricevere una risposta o di riuscire a confrontarsi soltanto in occasione delle principali scadenze fiscali. Quando uno studio gestisce un numero elevato di clienti, può accadere che il rapporto diventi prevalentemente operativo, limitandosi agli adempimenti obbligatori, mentre viene meno quell’attività di consulenza che oggi rappresenta un valore fondamentale. Un’impresa, invece, ha bisogno di un interlocutore presente. Le decisioni importanti non si prendono soltanto alla fine dell’anno o quando arrivano le imposte da pagare, ma richiedono un confronto costante durante tutta la gestione dell’attività.
Personalmente ritengo che sia una buona prassi programmare almeno un incontro trimestrale con ogni cliente. È un momento utile per analizzare insieme l’andamento dell’attività, valutare costi, ricavi, redditività, carico fiscale e gli eventuali interventi da pianificare prima della chiusura dell’esercizio. A questi appuntamenti si affianca un dialogo continuo attraverso e-mail, telefono e il supporto di tutto il team dello studio, affinché il cliente possa ricevere risposte tempestive ogni volta che ne abbia necessità.
C’è poi un secondo aspetto, spesso strettamente collegato al primo: la fiducia. Il rapporto tra cliente e commercialista si fonda sulla trasparenza, sulla disponibilità e sulla condivisione delle scelte. Quando questa fiducia viene meno, oppure il professionista non viene più percepito come un punto di riferimento capace di accompagnare il cliente nelle decisioni strategiche, è naturale iniziare a valutare un cambiamento.»
Molti imprenditori hanno paura che cambiare commercialista sia complicato. È davvero così?
«Assolutamente no. È una delle convinzioni più diffuse, ma nella pratica il passaggio è spesso molto più semplice di quanto si immagini. Il primo passo consiste in un incontro conoscitivo durante il quale vengono analizzati la situazione fiscale, gli adempimenti in corso e le esigenze del cliente. Successivamente si pianifica il trasferimento della documentazione e, nella maggior parte dei casi, è il nuovo consulente a coordinare tutte le attività necessarie affinché il passaggio avvenga senza interrompere la normale operatività dell’impresa o del professionista.»
Quindi settembre può essere il mese ideale per ripartire con una nuova organizzazione?
«Esattamente. Cambiare commercialista non significa semplicemente affidare la contabilità a un altro professionista. Significa scegliere un consulente che possa diventare un vero partner dell’attività, capace di prevenire i problemi, individuare opportunità e accompagnare l’imprenditore nelle scelte future. Se esistono i presupposti per costruire un rapporto di fiducia, non è necessario attendere gennaio. Anticipare questa decisione può consentire di pianificare meglio gli ultimi mesi dell’anno e arrivare più preparati agli adempimenti successivi.»
Questa è la prima puntata della rubrica “Il Commercialista Risponde”. Nelle prossime settimane affronteremo i quesiti più frequenti su dichiarazioni dei redditi, partita IVA, società, buste paga, pensioni, agevolazioni fiscali e tutte le principali novità che interessano imprese e cittadini.
I lettori di Torino Top News potranno inviare le proprie domande alla redazione. I quesiti di interesse generale saranno selezionati e approfonditi nelle prossime uscite insieme al Rag. Norbert Ciuccariello, con l’obiettivo di offrire informazioni semplici, autorevoli e realmente utili.



