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sabato 28 Maggio 2022

Torino e il Piemonte tra le pagine del Salone del Libro

Il Salone del Libro ricorda due figure fondamentali della letteratura torinese e piemontese: Mario Rigoni Stern e Cesare Pavese

All’interno del Salone del Libro il pubblico ha assistito (e sta assistendo) a una serie di interessanti conferenze che hanno focalizzato la loro attenzione su diversi autori. Particolarmente interessanti quelle su Mario Rigoni Stern e Cesare Pavese, due scrittori abbastanza distanti ma accomunati da un dettaglio importante: il Piemonte.

Le “vette” narrative di Rigoni Stern

Considero Rigoni Stern un autore ancora troppo sottovalutato e poco presente nella letteratura italiana. Per fortuna ho avuto modo di constare che Torino lo ricorda con relativa frequenza, e non solo qui al Salone. Il che è un bene, perché Rigoni avrebbe tanto da insegnare a noi oggi, in questo preciso momento storico.

Stern, soprannome della famiglia da cui proveniva, può essere considerato lo scrittore della natura. Le sue ambientazioni sono principalmente territori alpini; scenari in cui la montagna diventa la grande maestra di vita che insegna e punisce, immergendo l’uomo nel grembo del suo silenzio selvaggio. Nella conferenza dedicata a lui, i due autori Paolo Cognetti e Davide Longo sottolineano il rispetto che Rigoni aveva per l’elemento naturale.

Torino, Salone del Libro
Mario Rigoni Stern

Un rispetto che trova (o dovrebbe trovare) riscontro nell’attualità, dato che viviamo in tempi allarmati dall’emergenza ambientale e dal cambiamento climatico. Ci si chiede come avrebbe reagito lo scrittore di fronte ai sempre più numerosi incendi estivi, o alla violenza della tempesta Vaia di tre anni fa, che ha completamente distrutto proprio parte di quei luoghi che lui tanto amava.

Alcuni di suddetti luoghi da lui descritti si trovano proprio qui in Piemonte, ed è per questo che Rigoni Stern, seppure veneto, è considerato un po’ figlio adottivo dei territori pedemontani. In particolare, nei suoi racconti ritroviamo il Piccolo San Bernardo, la Val Soana e la Val Formazza, descritti con il sincero amore che lui aveva per valli e altitudini.

Cesare Pavese e Torino, le tracce di una vita

Cesare Pavese, scrittore, poeta, critico letterario e traduttore, è un gigante della letteratura italiana, in particolare quella del Novecento. Una personalità tanto profonda quanto tormentata, la sua.

È un autore da scoprire e riscoprire, perché su di lui e i suoi scritti c’è ancora tanto da dire. La conferenza a lui dedicata sottolinea l’imminente uscita di una monumentale opera (1896 pagine circa) che raccoglie i suoi scritti.

Un pezzo dell’intervento al Salone Internazionale del Libro di Antonio Sichera sulla poesia di Cesare Pavese

Qui a Torino Pavese si è formato intellettualmente compiendo i suoi studi e stringendo amicizie con altri illustri torinesi come Norberto Bobbio e Giulio Einaudi. La sua vita, e le sue opere, sono la testimonianza del clima culturale italiano tra le due guerre mondiali. Un clima che vive in maniera frenetica, appassionandosi anche alla narrativa estera; Pavese ha il merito di aver tradotto uno dei libri più importanti della letteratura, ovvero il “Moby Dick” di Melville.

La sua vita, legata a Torino, si conclude nel cuore della città in maniera tragica. Pavese infatti si toglie la vita nella stanza 346 dell’Hotel Roma di piazza Carlo Felice. Il proprietario dell’Hotel, in un gesto apprezzabile di profondo rispetto, ha lasciato quella camera intatta. Più avanti, oltrepassando Porta Nuova, si arriva in via Lamarmora, dove al numero 35 si trova la targa del Comune che ricorda la casa in cui ha abitato.

Oggi, a distanza di oltre 70 anni, Torino continua a ricordare Cesare Pavese, e lo fa nella maniera migliore possibile, ovvero all’interno del Salone del Libro. È difficile dire se lo scrittore ne sarebbe stato felice, lui che aveva vinto il Premio Strega appena due mesi prima il suicidio. Ciò che è sicuro, e personalmente lo trovo bello, è che il Salone abbia ancora voglia di parlare di lui, e che lo faccia praticamente all’inizio della kermesse, come se non ci fosse altro argomento più urgente da dire.

Danilo D'Acunto
Danilo D'Acunto
Dopo una formazione classica ho proseguito gli studi specializzandomi con lode in Archeologia e Storia dell'Arte Antica presso l'università Federico II di Napoli. Da anni mi occupo di divulgazione e promozione culturale guardando con interesse tutti i campi del settore, dalla letteratura all'enogastronomia, passando per arte, storia e fumetto.

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