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giovedì 18 Agosto 2022

Porta Palatina: la parte più antica di Torino tra misteri e scoperte

La Porta Palatina: perché si chiama così e dove si trova il Palazzo cui fa riferimento? Uno sguardo al parco archeologico di Torino che ancora oggi è uno dei punti centrali della città

Tutti i torinesi cononoscono Porta Palazzo, uno dei punti principali della città, e in particolare il suo mercato che vanta il record di essere il più grande d’Europa. Ma qual è la Porta, e quale il Palazzo da cui prende il nome?

Per scoprire la risposta dobbiamo spostarci geograficamente di un centinaio di metri, immediatamente alle spalle della piazza, nel parco archeologico delle Torri (o Porte) Palatine, vale a dire la zona più antica della città, nonché l’entrata ufficiale (da qui il termine “porta”) per Augusta Taurinorum, la colonia romana che in seguito diventerà Torino.

“Palatino” è invece un aggettivo che indica il “palazzo”, quindi dire “Porta Palatina” o “Porta Palazzo” è praticamente la stessa cosa, ed è per questo motivo che la piazza del mercato si chiama così. Resta allora da scoprire quale sia il palazzo cui faccia riferimento e dove si trovi.

Il Palazzo di Porta Palatina: il mistero del nome

Il “palatium” romano era un edificio destinato a contenere tanti ambienti che potevano servire a vari scopi: appartamenti, uffici, ma anche locali di vario utilizzo, come stalle o mense. Era semplicemente un agglomerato di stanze e che in genere era una prerogativa dell’imperatore o di una persona particolarmente ricca.

Tuttavia nel parco archeologico delle Torri Palatine non sono stati ancora ritrovati segni o strutture che indicano la presenza di un edificio del genere. Si è dunque ipotizzato che il “palazzo” cui il nome fa riferimento possa essere un anfiteatro posto lì vicino di cui si conosce l’esistenza ma non si ha ancora traccia.

Come è possibile l’esistenza di questo anfiteatro “fantasma”? È qui che scatta parte del lavoro dell’archeologo, che prima di iniziare a scavare, esplora il territorio studiando le fonti letterarie. Infatti, cercando tra i documenti ufficiali del 1500 e del 1600, si è scoperto che all’epoca i resti dell’anfiteatro erano perfettamente visibili, ma – già da allora – soggetti a degrado.

Ulteriori testimonianze storiche dell’epoca sostengono che ciò che rimaneva dell’anfiteatro venne completamente distrutto e raso al suolo dai Francesi dopo la conquista di Torino del 1536. Va detto però che oggi non sono fonti attendibili e potrebbero essere di parte. Quello che è certo è che l’anfiteatro c’era ma a un certo punto della Storia, è scomparso per qualche motivo, probabilmente abbattuto perché troppo rovinato.

Secondo le ultime ricerche (2012-2013) si pensa che l’area in cui si trovava l’anfiteatro fosse oltre le mura della città, per la precisione nella zona attualmente occupata dall’ex Arsenale militare (ora Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell’Esercito Italiano), tra via Arsenale e via Arcivescovado. Tuttavia non ci sono ancora prove archeologiche di questa ipotesi, e oggi tutto ciò che rimane del periodo romano è appunto la Porta, che però continua a essere un punto di interesse.

Porta Palatina
“Beyond walls”, l’opera dello street artist Saype (www.artribune.com)

La Porta Palatina oggi

Nei primi anni del Novecento l’architetto D’Andrade (lo stesso creatore del Borgo Medievale come abbiamo scoperto in questo articolo) salvò ciò che rimaneva della Porta grazie a un grande intervento di restauro, e nel 1961 Guido Chiarelli ideò una nuova illuminazione per la struttura.

Il grande cambiamento si ebbe dagli anni ’80, quando l’area è stata chiusa al traffico, rendendola zona pedonale così come la vediamo oggi. Inoltre nel 2006 tale zona è stata ridisegnata in occasione dei XX Giochi Olimpici Invernali, creando così il Parco Archeologico, un luogo che è diventato sia meta di turisti che di torinesi in cerca di un momento di relax.

L’evento più recente che ha caratterizzato la Porta è stato infine l’opera dello street artist francese Saype, che il 1 ottobre 2020 ha realizzato un murales lungo il prato del parco. Il risultato, visibile dall’alto, mostra una catena di mani e braccia che si stringono tra di loro da una parte all’altra dell’area, attraversando idealmente la Porta. Il lavoro è stato realizzato con vernici biodegradabili, nel totale rispetto della natura e quindi destinato a scomparire.

Un’immagine evocativa che ha dato un messaggio di unione in un periodo difficile, ma soprattutto un lavoro che ha valorizzato la Porta Palatina, dimostrando che ancora oggi il luogo più antico di Torino rimane uno dei punti focali della città.

Danilo D'Acunto
Danilo D'Acunto
Dopo una formazione classica ho proseguito gli studi specializzandomi con lode in Archeologia e Storia dell'Arte Antica presso l'università Federico II di Napoli. Da anni mi occupo di divulgazione e promozione culturale guardando con interesse tutti i campi del settore, dalla letteratura all'enogastronomia, passando per arte, storia e fumetto.

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