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giovedì 29 Settembre 2022

“Metamorfosi”: dove si trova la statua ‘inquietante’ che sta affascinando Torino?

Una scultura misteriosa di Paolo Grassino si affaccia da un balcone di piazza Vittorio Veneto, ma in realtà l'opera nasconde un messaggio di speranza molto positivo.

Una statua particolare si affaccia da uno dei balconi di piazza Vittorio Veneto, non sono in molti a notarla ma chi la vede ne rimane colpito. Magari anche un po’ impressionato, perché la scultura a prima vista può sembrare inquietante.

L’opera, dal titolo “Metarmofosi”, si trova al primo piano dell’edificio all’angolo con via Po, sulla destra, avendo la Grande Madre alle spalle e rappresenta la figura di un uomo incappucciato intento a osservare la piazza, e dal cui volto spuntano rami. Molti si sono chiesti l’origine e il significato della scultura: vediamo quindi di rispondere alle domande, partendo innanzitutto dal suo autore.

L’autore dell’opera

L’artista che ha realizzato la statua è Paolo Grassino, nato a Torino nel 1967. Vive e lavora in Barriera di Milano e collabora con le gallerie Davide Paludetto di Torino, Eduardo Secci Contemporary di Firenze, e Anna Marra Contemporanea di Roma.

Metamorfosi
L’artista Paolo Grassino (davidepaludetto.com)

I suoi lavori colpiscono molto e non lasciano indifferenti, le sue opere che a prima vista sembrano inquietanti (e forse un poco lo sono), hanno, in realtà, lo scopo di catturare lo sguardo per poi spingere lo spettatore a riflettere. Le tematiche che Grassino affronta trattano soprattutto della condizione attuale dell’uomo, della sua fragilità, dei suoi limiti e debolezze, e in particolar modo del cambiamento che subisce.

L’uomo, nella visione di Grassino, è in continua evoluzione e cambia forma rapidamente, da questa idea di cambiamento, nasce il significato dell’opera in questione.

Il significato dell’opera

L’opera “metamorfosi” è realizzata in alluminio e il balcone da cui si affaccia è quello di un collezionista che l’ha acquistata. La statua, come dicevamo, rappresenta un uomo incappucciato che non ha volto, un modo simbolico per descrivere la perdita di identità da parte dell’individuo, che col passare del tempo diventa sempre più vuoto.

Paolo Grassino, “Serie zero”, Eduardo Secci Contemporary, Firenze. L’opera presenta lo stesso uomo incapucciato del balcone di piazza Vittorio Veneto. (artribune.com)

Ma il messaggio finale è tutt’altro che negativo, perché come si può vedere, Grassino fa partire una ramificazione dal cappuccio vuoto. Il ramo, proiettato in avanti (cioè verso il futuro), è quello di un albero, e dunque la metamorfosi del titolo vuole suggerire che all’interno di questo cambiamento c’è un ritorno alla natura.

Dietro la condizione dell’uomo quindi c’è una speranza, un’idea positiva legata alla capacità degli esseri umani di adattarsi e guardare al futuro con l’impegno di migliorarsi, recuperando le cose buone che ci caratterizzano. Ed ecco come l’opera improvvisamente non sembra più così inquietante ma diventa una piacevole riflessione, magari da proporre come argomento di discussione tra amici mentre si è seduti al tavolo di uno dei tanti locali della piazza.

Danilo D'Acunto
Danilo D'Acunto
Dopo una formazione classica ho proseguito gli studi specializzandomi con lode in Archeologia e Storia dell'Arte Antica presso l'università Federico II di Napoli. Da anni mi occupo di divulgazione e promozione culturale guardando con interesse tutti i campi del settore, dalla letteratura all'enogastronomia, passando per arte, storia e fumetto.

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