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venerdì 30 Settembre 2022

“Le favole della pittura”, una splendida mostra per celebrare Francesco Tabusso

"Le favole della pittura", i quadri di Francesco Tabusso in mostra all'Archivio di Stato. Un piccolo gioiello che racconta l'opera di un artista straordinario

Fino al 7 gennaio 2022 le sale juvarriane dell’Archivio di Stato di Torino (piazzetta Carlo Mollino 1) ospiteranno una mostra personale di Francesco Tabusso. La retrospettiva, dal titolo “Le favole della pittura” presenta una selezione di circa 60 opere dell’artista, molte delle quali provenienti da collezioni private.

L’occasione è unica per scoprire (o magari riscoprire) un artista davvero speciale; l’esibizione ospita inoltre un quadro proveniente da collezione privata ed esposto per la prima volta al pubblico. Il titolo dell’opera è “La sacra di San Michele”, dedicata a uno dei monumenti simbolo del Piemonte, come abbiamo già avuto modo di scrivere in passato.

La mostra, completamente libera e gratuita, è un gradevole viaggio alla scoperta di paesaggi quasi incantati con scorci da fiaba, da qui il titolo dell’esibizione.

I quadri tra realtà e fantasia

Francesco Tabusso, scomparso nel 2012, è un artista carico di una sensibilità aperta e colloquiale; le pennellate generose e ricche di colore dei suoi quadri compongono scenari sospesi tra realtà e immaginazione. Quello che compare è un mondo favolistico, fatto di luci nel buio e paesaggi dolcemente innevati.

L’artista prende la dimensione reale e ne fa il punto di partenza di un discorso fantasioso; un mondo in cui le persone sorvolano città (come in “Omaggio a Chagall – S. Teresa”), si incontrano in boschi fiabeschi più che mai (“Incontro nel bosco”) e le case si accalcano come se fossero i giocattoli di un bimbo (“Praga”).

Impossibile non citare a tal proposito “Piazza Statuto sotto la neve“. L’artista, infatti, seppure originario di Sesto San Giovanni ha vissuto quasi sempre a Torino e in questo quadro ha saputo catturare uno scorcio estremamente suggestivo della nota piazza.

L’occhio di Tabusso guarda il quotidiano e la sua sensibilità lo trasforma in magia. Nella sua pittura tutto appare sospeso, avvolto da coltri di nevi come le coperte dei letti d’inverno o dai colori giallastri dell’autunno (stagione che, con l’inverno, l’artista adorava). La natura regna sovrana nelle sue opere, silenziosa, serena eppure fortemente comunicativa (“Bosco di faggi” o “Inverno sul torrente”).

I quadri sono realizzati con una tecnica apparentemente semplice, ma è la semplicità potente dei bambini, che si ritrova nelle pagine di un Calvino o di certe fiabe russe. Il suo stile è curioso, nel corso del tempo si evolve e la mostra offre una panoramica chiara di questa evoluzione.

Materia e sogno nello stile di Tabusso

Nei primi quadri dell’artista si nota un uso corposo del colore, che non viene mai steso del tutto, ma lasciato in grumi sulla tela, come a voler creare l’effetto di un bassorilievo. Effetto che raggiunge il suo apice nelle decorazioni presenti nel quadro “Uccelli e angurie”, in cui il colore è talmente denso da poter essere modellato in forma di ornamenti.

Col passare del tempo questo stile corposo e solido, a tratti inquieto, si stende e rilassa dando vita a tele serene, più ricche di tratti e tocchi di pennello. I colori si sfumano più delicatamente e Tabusso scopre il piacere dei dettagli minimi (non è un caso che la sua pittura evochi quella fiamminga).

Tema principale dei quadri è il rapporto dell’uomo con la natura, considerando il primo un elemento immerso nel secondo. Emblematico è il “Bozzetto per S. Francesco”, la cui cornice ha la forma di un libro aperto, come a sottolineare la figura del santo all’interno del libro della natura.

Il colore materico e distribuito a grappoli delle prime tele diventa così più sottile e destinato a descrivere una realtà meno tangibile, quella del sogno. La dimensione onirica dei raccconti prende forma su certi quadri anche quandoo descrivono un paesaggio (“Mare di nebbia”, “Sogno”, “Merlo e pettirosso”). Il punto massimo si raggiunge con “Amori spaziali”, dove un uomo e una donna in odore del “Bacio” di Klimt sono rappresentati quasi senza forma in uno scenario altrettanto vago e distante.

Questi non sono che alcuni dei quadri sui quali varrebbe la pena parlare. La mostra ne offre tanti altri ugualmente straordinari ma per non rischiare di renderla noiosa, vi invitiamo caldamente a visitarla. Di sicuro durante le feste natalizie la mostra avrà un’atmosfera ancora più fiabesca e penso che sarà difficile trovare un’esperienza più suggestiva di questa.    

Danilo D'Acunto
Danilo D'Acunto
Dopo una formazione classica ho proseguito gli studi specializzandomi con lode in Archeologia e Storia dell'Arte Antica presso l'università Federico II di Napoli. Da anni mi occupo di divulgazione e promozione culturale guardando con interesse tutti i campi del settore, dalla letteratura all'enogastronomia, passando per arte, storia e fumetto.

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