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giovedì 29 Settembre 2022

Fiori sulla pietra: il monumento del traforo del Frejus si copre di colori (ma ancora per poco)

Il monumento del Traforo del Frejus si arricchisce di fiori: ripercorriamo la storia dell'opera e scopriamo alcune curiosità particolari che non tutti conoscono.

Torino omaggia Torino. Un delicato strato di fiori ricopre uno dei monumenti simbolo della città, quello del Traforo del Frejus, onorando il ricordo del progetto e degli operai che morirono durante i lavori.

L’opera si trova in piazza Statuto, eretta nel 1879 su idea dell’allora presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, il conte Marcello Panissera di Veglio. Ma da dove nacque il bisogno di un monumento del genere? La risposta si intreccia con la storia del Piemonte.

Il Traforo del Frejus, un’impresa piemontese

L’idea di creare una traforo ferroviario che collegasse l’Italia con la Francia (per la precisione, Bardonecchia e Modane) venne già nel 1832, fino a quando non partirono i lavori veri e propri nel 1857. L’opera era complessa, ricca di difficoltà e purtroppo anche di incidenti, ma fu completata nel 1871.

Gli ingegneri preposti al progetto furono Germain Sommeiller, Sebastiano Grandis e Severino Grattoni, tutti nati nel Regno sabaudo; Vittorio Emanuele II diede il via ai lavori e Cavour li portò avanti. L’impresa, assolutamente ambiziosa, è stato quindi un prodotto del tutto piemontese.

Per la prima volta nella storia venne utilizzato un nuovo strumento, vale a dire la perforatrice automatica pneumatica, funzionante ad aria compressa. Ben 4000 uomini parteciparono ai lavori, di cui 48 purtroppo persero la vita. Questo dettaglio ha caratterizzato il modo in cui i torinesi oggi guardano il monumento.

Il significato del monumento

Il monumento ha la forma di una piramide ed è composto da massi provenienti direttamente dagli scavi del traforo. Lungo la superficie si trovano sette figure umane che rappresantano i Titani, giganti mitologici, mentre in cima c’è un Genio alato, vale a dire una divinità protettrice.

Il simbolo che l’opera vuole comunicare è la superiorità dell’intelligenza (l’ingegneria che ha permesso il traforo) sulla forza bruta (i Titani rappresentano la terra, o meglio, la roccia della montagna). È dunque una celebrazione della capacità dell’uomo di vincere gli ostacoli della natura.

Tuttavia col passare del tempo l’immaginario popolare ha cambiato questa visione. Con uno spirito più umano ed empatico, ha interpretato i giganti come gli operai morti durante i lavori, schiacciati dal peso di un’impresa difficile e “titanica”. È così che molti torinesi illustrano il monumento, e in fin dei conti non è sbagliato ricordare quelle vittime sul lavoro.

Traforo Frejus
L’angelo sulla parte alta del monumento del Traforo del Frejus

Il monumento fiorito: il senso e la durata dell’opera

L’installazione floreale composta da oltre 15.000 margherite è opera di Richi Ferrero e Carmelo Giammello. Lo scopo principale è quello di onorare l’anniversario del traforo più antico d’Europa che celebra i suoi 150 anni di esistenza.

Dettaglio importante: il genio alato ha in una mano un mazzo di fiori e nell’altra ne sta per gettare uno. Il senso di questo gesto simboleggia una riappacifazione tra lui (la scienza) e i Titani (la natura), volendo quindi indicare un ritrovato dialogo (o la possibilità di ritrovarlo) tra uomo e ambiente.

Di sera lo spettacolo raddoppia, perché una serie di luci colorate puntate sul monumento lo accende di colori, creando un’atmosfera suggestiva che vale la pena vedere. Conviene affrettarsi a farlo perché l’installazione durerà fino al 19 settembre, dopodiché restituirà l’opera al suo aspetto di sempre.

Danilo D'Acunto
Danilo D'Acunto
Dopo una formazione classica ho proseguito gli studi specializzandomi con lode in Archeologia e Storia dell'Arte Antica presso l'università Federico II di Napoli. Da anni mi occupo di divulgazione e promozione culturale guardando con interesse tutti i campi del settore, dalla letteratura all'enogastronomia, passando per arte, storia e fumetto.

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