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domenica 25 Settembre 2022

Dante in Piemonte, i luoghi e i personaggi descritti dal poeta

La vita di Dante si è incrociata spesso col Piemonte, e infatti il poeta ne parla all'interno della Divina Commedia. Della Regione lo ha colpito una cosa in particolare: scopriamo quale.

Il 2021 è stato (ed è ancora) l’anno di Dante Alighieri, in onore dei 700 anni dalla sua morte. L’anniversario è stato sentito in tutta la Nazione a tal punto che non solo la Toscana ma tutte le regioni d’Italia hanno organizzato più di un evento per ricordarlo. Il Piemonte non è stato da meno.

La regione infatti ha un certo legame con il poeta e in particolar modo con la sua opera più celebre, la Divina Commedia. Secondo alcuni studiosi, Dante si sarebbe recato a Parigi tra il 1309 e il 1310, e per farlo deve aver necessariamente attraversato il Piemonte.

A oggi non si è ancora certi di questo viaggio, ma di sicuro all’interno della “Commedia” sono presenti diversi riferimenti al territorio piemontese. Andiamo a scoprire quali sono.

Il Piemonte nella Divina Commedia

All’epoca di Dante, il Piemonte inteso come regione in sé non esisteva ancora, ma era concepito come un’estensione della Lombardia. Tuttavia tra le terzine del poema dantesco si trovano citazioni geografiche precise.

La prima di tutte è all’interno del XVI canto dell’Inferno, dove al verso 95 potete leggere i versi “ Come quel fiume c’ ha proprio cammino / prima dal Monte Viso ’nver’ levante, / da la sinistra costa d’Apennino…”. Ovviamente il “Monte Viso” citato è il Monviso, la montagna più alta delle Alpi Cozie.

Evidentemente il monte colpì molto l’immaginario di Dante, perché lo ritroviamo nel Paradiso, dove viene citato come fonte del Po nei versi “Esso atterrò l’orgoglio de li Aràbi / che di retro ad Annibale passaro / l’alpestre rocce, Po, di che tu labi.” (VI, 5).

Sempre nell’Inferno (XXVIII, 75) troviamo il verso “…lo dolce piano / che da Vercelli a Marcabò dichina…”, dove per “dolce piano” si intende la Pianura Padana e che Dante fa appunto iniziare a Vercelli. Purtroppo non ci è dato sapere se Dante ha avuto modo di assaggiare la panissa tipica o il salam d’la doja.

Ciò che è sicuro è che Dante rimase particolarmente colpito dal Monferrato.

Dante
Uno scorcio del Monferrato (www.wikipedia.com)

Il Gran Marchese del Monferrato

Nel Purgatorio Dante pone attenzione a Guglielmo VII di Monferrato (1240 c. – 1292) che per anni tentò di conquistare tutti i territori piemontesi, e per questo si scagliò più volte contro Alessandria e Asti. Il sommo poeta lo immortala nei versi “Quel che più basso tra costor s’atterra, / guardando in suso, è Guiglielmo marchese, / per cui e Alessandria e la sua guerra / fa pianger Monferrato e Canavese” (VII, 133-136).

Nonostante tutto, possiamo supporre che il giudizio di Dante su Guglielmo sia comunque benevolo; ponendolo nel Purgatorio, infatti, condanna il personaggio ma tuttavia non in maniera definitiva. Come tutte le anime che si trovano lì prima o poi potrà giungere alla gloria del Paradiso.

Ma la citazione del Monferrato non si ferma qui. La zona infatti ritorna brevemente accennata nel Paradiso al canto XII, verso 124, quando Dante riporta alla memoria la figura di Ubertino da Casale, noto predicatore e teologo dell’ordine francescano.

Lo stesso personaggio comparirà secoli dopo nel capolavoro di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Curiosamente c’è un ulteriore collegamento tra il romanzo e la “Divina Commedia”, e anche questo ha origini tutte piemontesi. Parliamo ovviamente di fra Dolcino.

Cippo di fra Dolcino sul Monte Rubello, in provincia di Biella (www.facebook.com)

Fra Dolcino, il santo e l’eretico di Novara

Fra Dolcino da Novara è una figura ambigua che viene ricordata dalla storiografia ufficiale come un eretico, ma quella moderna lo ha rivalutato, considerandolo una dei tanti frati che all’epoca predicavano la povertà e che per questo motivo erano malvisti dalla Chiesa.

Non a caso lo troviamo ne “Il nome della rosa” additato come un “cattivo esempio” condannato dall’Inquisizione. Anche Dante lo condanna, citandolo nell’ottavo cerchio dell’Inferno, quello destinato agli scismatici e seminatori di discordia, ovvero chi divide e crea fazioni invece di unire.

A lui Dante riserva i versi 55-60 del XXVIII canto che dicono “Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi, / tu che forse vedra’ il sole in breve, / s’ello non vuol qui tosto seguitarmi, / sì di vivanda, che stretta di neve / non rechi la vittoria al Noarese, / ch’altrimenti acquistar non saria leve”.

A pronunciare le parole è Maometto, e il senso della frase è “o tu (Dante), avvisa fra Dolcino e digli che se non vuole ritrovarsi qui con me (all’Inferno) deve munirsi di cibo prima che i soldati novaresi lo assedino e catturino”.

Dunque da parte di Dante poca o nessuna simpatia per fra Dolcino, ma quello che è certo è che il poeta ne avesse per il Piemonte, al quale, come abbiamo visto, ha riservato più di un’attenzione nel suo capolavoro.

Danilo D'Acunto
Danilo D'Acunto
Dopo una formazione classica ho proseguito gli studi specializzandomi con lode in Archeologia e Storia dell'Arte Antica presso l'università Federico II di Napoli. Da anni mi occupo di divulgazione e promozione culturale guardando con interesse tutti i campi del settore, dalla letteratura all'enogastronomia, passando per arte, storia e fumetto.

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