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martedì 4 Ottobre 2022

Riforma pensioni 2021 e lavoro, ultime: quali alternative per rinascere?

Riforma pensioni e lavoro sono due degli argomenti cardine in questo periodo, da un lato si cerca di comprendere cosa ne sarà dei lavoratori post quota 100 e dunque come potranno eventualmente ritirarsi dal mercato del lavoro dal 1 gennaio 2022, quali saranno i requisiti necessari richiesti e le eventuali penalità, dall’altra vi é chi nel mondo del lavoro vorrebbe entrarci, stiamo chiaramente parlando dei più giovani, e chi invece il posto di lavoro rischia di perderlo, da quando le aziende hanno iniziato a licenziare poiché dal 1 luglio é stato rimosso il blocco dei licenziamenti.

Cosa occorrerebbe dunque a Torino, così come a Milano, a Napoli insomma all’Italia intera per rinascere? Quali paradigmi forse ci stanno tenendo ancorati ad una realtà che non esiste più e andrebbero, dunque, alla luce delle nuove novità modificati per dare nuova linfa al comparto previdenziale e del lavoro? Le considerazioni del Dott Claudio Maria Perfetto, che già nei giorni scorsi ci aveva fornito importanti spunti di riflessione relativamente al Rapporto Annuale 2021 Istat. Eccovi le sue parole che potrebbero allargare il campo di discussione proprio sulle due tematiche maggiormente ‘calde’ in questi mesi: riforma pensioni e lavoro.

Lavoro, sblocco licenziamenti effetti

Così Perfetto: “È di questi giorni la notizia che le aziende hanno cominciato a licenziare, da quando dal 1° luglio è stato rimosso il blocco dei licenziamenti (cosa che era facilmente prevedibile). La Gianetti Ruote, per esempio, una fabbrica di ruote d’acciaio del monzese, ha licenziato 152 lavoratori; la GKN, altro esempio, operante nel settore della componentistica per automobili e velivoli, con sede nella provincia di Firenze, ha licenziato 422 dipendenti. Ci sarà da attendersi che altre aziende seguiranno la scia di Gianetti Ruote e di GKN?

Quando attingiamo informazioni direttamente dal mondo reale, le previsioni potrebbero differire da quelle ottenute con le simulazioni al computer. Vi è forse qualche aspetto della realtà, viene da domandarsi, che potrebbe ridimensionare la prospettiva di ripresa “robusta” prevista dall’Istat nel suo Rapporto?

La realtà è che Il clima di incertezza è ancora imperante, e ciò induce le aziende a chiudere gli stabilimenti e i lavoratori ad accumulare riserve sotto forma di risparmi per fare fronte all’eventualità di perdere il lavoro.

La realtà è che, essendoci un crollo dei matrimoni e delle nascite (come rileva il Rapporto dell’Istat), viene a mancare proprio la spesa per consumi più importante per un’economia che fino a prima della pandemia cresceva solo dello “zero virgola” all’anno; viene a mancare quella spesa che potrebbe effettivamente dare una spinta alla crescita economica, la spesa per “nuovi consumi”: quella riguardante l’acquisto di nuove cucine, nuovi frigoriferi, nuove lavatrici, nuovi condizionatori, nuovi mobili, nuove culle, nuovi seggiolini e… nuove automobili (ci sono casi in cui l’installazione di un seggiolino richiede l’acquisto di un’automobile più spaziosa). Senza matrimoni e senza nascite, ovvero, senza lavoro per i giovani che consentirebbe loro di formarsi una famiglia, verranno a mancare le spese “necessarie” (che i lavoratori giovani dovranno fare), e non si potrà di certo contare per la crescita economica sulle spese “opzionali” (che i lavoratori anziani non faranno perché indotti a risparmiare a causa delle incertezze sul loro futuro lavorativo e pensionistico).         

La realtà è che si è formata un’offerta di lavoro in eccesso: ci sono 800mila unità che non sono più occupate che l’Istat ha registrato in aprile 2021 da prima della pandemia (2020), che vanno ad aggiungersi ai 2,5 milioni di disoccupati che c’erano già a fine 2019, e ai quali potrebbero aggiungersi i 2,1 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e che non lavorano. La realtà è che un eccesso di offerta di lavoro rispetto a una domanda di lavoro ridotta da parte delle aziende porta inevitabilmente alla riduzione dei salari, che determina a sua volta una contrazione dei consumi e quindi del Pil.

Se si pensa di poter correggere tali previsioni tentando di evitare i licenziamenti tutelando i lavoratori con i contratti di solidarietà (una formula del tipo “lavorare meno per lavorare tutti”) si è in errore. Già Keynes nella sua analisi per “scoprire ciò che determina il volume dell’occupazione” era arrivato alla conclusione che “anche a seguito della riduzione dei salari le imprese non sono disponibili ad aumentare la mano d’opera in quanto non possono aumentare le proprie vendite”. Difatti, se i lavoratori tenderanno a risparmiare a causa del clima di incertezza che regna, saranno frenati dal consumare. E allora, perché mai le imprese dovrebbero produrre prodotti se non ci sono i consumatori che li acquisteranno?

Riforma pensioni 2021 e lavoro: i paradigmi che non reggono più

Tali previsioni potrebbero essere riviste, invece, superando i paradigmi sui quali si fondano le varie riforme pensionistiche e del lavoro che si sono succedute nel tempo nel tentativo di adeguare di volta in volta i bisogni della realtà economica e sociale alla sostenibilità dei conti pubblici e alla flessibilità aziendale. Superare i paradigmi attuali significa individuare (riconoscerli, più che altro, perché sono già allo stato embrionale) nuovi paradigmi che tengano conto della nuova realtà economica e sociale (una realtà sempre più digitale), che possano favorire lo sviluppo dei seguenti interventi:

  1. l’attuazione di una Riforma Previdenziale che permetta il ritiro dal lavoro a chiunque decida di farlo (ciò darebbe alle imprese anche quella flessibilità aziendale che consentirebbe loro di rimanere redditizie);
  2. l’assunzione da parte del Governo della responsabilità di trovare lavoro a chiunque ne voglia uno (se il problema sono le nascite, lo si risolve dando ai giovani lavoro, ben retribuito, e costante nel tempo)”

Cosa ne pensate delle considerazioni del nostro esperto previdenziale? Le condividete, considerandole lungimiranti o le ritenete utopistiche? Fatecelo sapere, se vi va, nell’apposita sezione commenti del sito.

Erica Venditti
Erica Venditti
Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono confondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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