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lunedì 4 Luglio 2022

PNRR, Governo e prospettive future per la ripresa post crisi pandemica

L’elaborato che si basa sulla riuscita del PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, donatoci dal Dott. Claudio Maria Perfetto, autore del libro “L’Economista in Camice” nonché esperto previdenziale, pone in evidenza come i vecchi problemi del nostro Paese e della gestione dello stesso riaffiorino di volta in volta, di governo in governo, e individuala causa di ciò nel fatto che i governi non riescono a durare, in generale, oltre i due anni. Viene evidenziato che il debito “buono” (come lo chiama Draghi) non è solo quello che serve per fare gli investimenti, ma è anche quello che al tempo stesso viene ripagato dal governo in carica che lo contrae, evitando in tal modo che venga passato di governo in governo, di generazione in generazione e in quantità sempre più elevata. L’elaborato solleva forti dubbi sul fatto che il PNRR della durata di cinque anni (2021-2026)possa terminare nei tempi previsti, proprio a causa del fatto che i governi in carica durano sempre meno di quanto dovrebbero (normalmente cinque anni).

Per la riuscita del PNRR, ci dice ancora Perfetto nel corso del confronto, dovrà assolutamente essere garantita la stabilità di governo; ovvero la stabilità del governo attualmente in carica. In altre parole, secondo il mio personale punto di vista, il Governo Draghi dovrebbe restare in carica fino alla fine del 2026.

PNRR, Governo e prospettive future: le considerazioni di Perfetto

Governo Monti, governo Conte, governo Draghi, il nome di chi guida il governo è ininfluente quando sono gli eventi a dettare le linee guida da seguire.

Il debito pubblico corre a causa dell’aumento della spesa pubblica? Si mette un freno alla spesa pubblica (tra cui le pensioni). Il virus circola velocemente tra la gente? Si pone un freno alla circolazione delle persone. Il motore dell’economia ha smesso di girare? Si gira al contrario la leva del debito pubblico, passando da quello “cattivo” che serve per le spese correnti (tra cui le pensioni) a quello “buono” che serve per finanziare gli investimenti.

Le linee programmatiche del governo sono, come si suole dire, goal oriented, cioè orientate al conseguimento di obiettivi. Ma questi obiettivi nascono il più delle volte per far fronte a degli eventi. Ecco quindi che le linee programmatiche del governo sono anche event driven, guidate dagli eventi.

Non c’è attimo di respiro per il governo (né per quello in carica né per quello che gli succede), sempre affannosamente impegnato a trovare nuove soluzioni a vecchi problemi. Leggendo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), troviamo capitoli che riguardano le riforme della PA, della Giustizia, del Fisco; troviamo capitoli che riguardano investimenti in diversi ambiti: per l’energia rinnovabile, l’efficienza energetica e riqualificazione degli edifici, la tutela del territorio e della risorsa idrica, per infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, per le politiche attive del lavoro e sostegno all’occupazione. Sono tematiche affrontate già dai governi precedenti che tornano all’attenzione del nuovo governo Draghi”.     

PNRR, una sola soluzione per la realizzazione dello stesso: la stabilità del Governo

“Forse, gli obiettivi del governo in carica sono sempre fin troppo ambiziosi, i risultati si rivelano inferiori alle aspettative, sorge la necessità di impostare un nuovo programma di governo, ci si avvia verso la formazione di un nuovo governo. Il governo uscente passa il testimone-campanella a quello nuovo, i tempi dei progetti si dilatano, nuovi eventi antepongono nuovi obiettivi a quelli precedenti, gli interventi in corso d’opera subiscono ritardi, le soluzioni non vengono applicate per tempo, i problemi non vengono risolti in modo duraturo.

La stabilità di governo è una condizione necessaria per il raggiungimento degli obiettivi. Nell’arco di 10 anni (2011-2021) sono entrati in carica sei governi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi). Ci si domanda quale continuità potrà essere garantita al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza della durata di cinque anni (2021-2026), se non si è in grado di garantire la continuità di governo nemmeno per due anni.

Se il progetto viene finanziato contraendo un debito e viene interrotto a causa del cambio di governo, il debito dovrà essere gestito dal nuovo governo che entrerà in carica e rimborsato non solo dalla generazione corrente ma, come accade da decenni a questa parte, anche dalle generazioni future.

E allora occorre fare una precisazione sul debito: il debito “buono” è non solo quello che serve per fare gli investimenti, ma è anche, allo stesso tempo, quello che viene ripagato da chi contrae il debito (come avviene, per esempio, quando si acquista una casa accendendo un mutuo che viene estinto, durante il periodo di tempo in cui lavora, dalla stessa persona che lo ha acceso). Il governo dovrebbe puntare a realizzare quei progetti il cui tempo di realizzazione stimato è tale da consentire di estinguere il debito contratto per finanziarli entro l’arco temporale in cui il governo è in carica ed è “in carica” anche la generazione corrente, evitando così di trasferire alle generazioni future un debito sempre più elevato.

Un dettaglio del genere non è presente nel PNRR; ben dettagliati, invece, sono gli impieghi finanziari dei fondi della Next Generation EU (che, ironia del nome, oltre a essere prestati dalla Next Generation, dovranno essere anche restituiti dalla next generation). Nel PNRR manca un capitolo, il più importante, che avrebbe potuto intitolarsi: “Condizioni necessarie per il successo del Piano e politiche di rientro dal debito pubblico”.

C’è da domandarsi se il governo in carica riuscirà a completare il Piano di Ripresa e Resilienza. Due sono le condizioni da cui non si può prescindere: stabilità di governo e autofinanziamento (evitando di utilizzare i fondi della Next Generation EU). La seconda condizione è realizzabile. Sulla prima si nutrono forti dubbi“.

Ringraziamo il Dott Claudio Maria Perfetto per il contenuto di pregio fornitoci su una tematica tanto delicata e confidiamo di poterlo avere ancora come nostro gradito ospite.

Erica Venditti
Erica Venditti
Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono confondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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