di Maurizio Scandurra
Manca ormai meno di un mese all’Assemblea dei Soci di ‘Banca di Asti’, fissata per il prossimo 27 aprile. E, a parte rumors, indiscrezioni e presunti spoiler, niente di nuovo parrebbe affacciarsi, al momento, all’orizzonte. Neanche le lista dei possibili candidati al Cda. Tutto tace. Almeno, ufficialmente. Tutto, eccetto un dato dell’ultim’ora che fa pensare: potremmo assistere, nostro malgrado, al rientro di politici di vecchia data, compresi alcuni esponenti del momento del PD astigiano? Azzarderei, senza giudizio, due ipotesi. Forse Maria Teresa Armosino? Forse Roberto Vercelli del Comune di Asti? Mi chiedo, da buon romano adottivo: sic itur ad astra? Questa la strada per salire alle stelle?Gli Azionisti dell’Istituto, a quel che si sente dire in giro, sarebbero tutti per la riconferma dell’attuale Board: che – bilanci alla mano – opera benissimo, come altresì conferma e testimonia il recente accordo strategico siglato con ‘Groupama’, in nome di quella ‘Bancaassicurazione’ in cui per primo, pioniere del settore da anni, l’Istituto ha creduto, segnando un goal secco a favore di una fruttuosa e virtuosa capacità di diversificazione crescente che l’AD porta avanti con successo da anni. Banca di Asti: il ruolo dei Consiglieri della FondazioneMi rivolgo pubblicamente, questa volta, ai Componenti il Consiglio della ‘Fondazione CrAsti’.
Domande senza risposte
Ho provato nei giorni scorsi a contattarne a campione personalmente al telefono alcuni: cui ho posto, indistintamente, le medesime domande. Rimaste, per lo più, senza risposta. E ciò in ragione del fatto che, tutti, per deontologia, asseriscono di aderire a una norma di Consiglio che vieta loro di rilasciare pareri all’esterno, uomini dei media inclusi, attribuendo di fatto tal potere esclusivamente in forma univoca al Presidente. Pertanto, in doveroso ossequio alla richiesta esplicita di riservatezza formulatami, ometterò nomi e contenuto degli scambi intercorsi. Prima di tutto il rispetto e la lealtà, ci mancherebbe. Stando però alle mie fonti, a livello di regolamento della ‘Fondazione CrAsti’ il legale rappresentante, e quindi anche portavoce della ‘Fondazione CrAsti’, che giuridicamente è un ente privato di evidenza pubblica, è il Presidente. Detto vincolo di riservatezza, però, sarebbe esercitato nei confronti dei Consiglieri esclusivamente sul divieto a divulgare dati sensibili: presumibilmente delibere, accordi in itinere o in formazione. Varrebbe, dunque, solo per questo. Nel momento in cui però si viene a parlare esclusivamente di indirizzi generici, come il futuro della Cassa astigiana che tiene col fiato sospeso da mesi l’opinione pubblica in ogni dove, è sempre stata data loro libertà di espressione e pronuncia: e in questo rientra perfettamente il tema oggetto del mio dialogo con loro.Fondazione CrAsti: ai Consiglierei domando questoNulla osta, però, come sempre, di porre delle domande aperte: che, penso, possano interpretare, ed eventualmente esprimere, interrogativi legittimi magari condivisi anche da altri.Pertanto, Signori Consiglieri Tutti della ‘Fondazione CrAsti’, eccomi cortesemente a Voi con una serie di riflessioni in forma di quesiti. Che, sono certo, stante il di prassi silenzio istituzionale, certamente Ognuno di Loro potrà accogliere, se riterrà, nel segreto del proprio cuore. Un po’ come accade per la preghiera, specie in questo tempo pasquale: che, però, è ontologicamente cosa intima. Fatto personale. A differenza invece del destino di una Banca, materia di pubblico di confronto per antonomasia senza bisogno di null’altro aggiungere. Comincio.
Rischi per i contrasti
Gentilissimi, Loro hanno valutato l’impatto sul mercato, anche in termini di immagine, di un totale, repentino, improvviso cambio di Management? Loro si sono chiesti quale possa essere – ammesso che eventualmente vi sia – il vantaggio di andare in contrapposizione agli altri Azionisti, in special modo le restanti Fondazioni bancarie del territorio, che invece parrebbero tutte riconfermare piena fiducia ai Membri del Cda di ‘Banca di Asti’ da loro espressi, in segno di continuità? Se ciò accadesse, sarebbe logico presumere che l’eventuale rottura dell’armonia presente potrebbe rendere ‘Banca di Asti’ vulnerabile, magari scalabile, rendendo la Cassa succube del peso specifico del potenziale Gruppo acquirente in ingresso?E se proprio di cambiamento a ogni costo ‘Fondazione CrAsti’ ritenga di voler parlare, forse questo avrebbe potuto essere pensato e gestito prima e per tempo, magari agendo insieme all’attuale AD che conosce bene l’Istituto sin da giovanissimo? Sarebbe forse più opportuno individuare un’altra risorsa astigiana interna alla Banca, in grado di formarsi per tempo e apprendere dall’attuale AD tutti i rudimenti e l’esperienza per proseguire un domani il lavoro in soluzione di coerenza?Loro Consiglieri si sono chiesti, in scienza e coscienza, quale reazione scatenerebbe un Management completamente nuovo? E, soprattutto, come verrebbe accolto e recepito da dipendenti e clienti? Quali effetti, o contraccolpi, ciò comporterebbe anche in termini di operatività?Ma poi, perché questa spasmodica ricerca del Candidato Ad, viste le oggettive capacità dell’attuale? Avrebbe senso di rischiare con nomi esterni, che al momento sembrerebbero praticamente assenti, e verisimilmente per nulla pari grado e livello?‘Banca di Asti’: il ruolo del Centrodestra e la fiducia al BoardC’è poi un altro piano di ragionamento, a modesto avviso di chi scrive, da considerare. Stupisce che nei giorni scorsi ad Asti, come riferisce l’edizione locale del quotidiano ‘La Stampa’, le forze politiche di Centrodestra abbiano ritenuto opportuno ritrovarsi tutte insieme con i livelli provinciali, regionali, nazionali di ogni partito. Stando alle fonti in mio possesso, gli argomenti, al di là del piacere e della necessità di ritrovarsi, sono stati: primo un’analisi sull’esito del voto referendario nel territorio. Poi, la Banca, tema sostanzialmente sul quale Lega, Fratelli D’Italia e Forza Italia hanno fatto fronte comune: ribandendo il fatto che Essa deve continuare ad avere la sua centralità sull’Astigiano per difendere posti di lavoro, rapporti con i clienti. E garantire il mantenimento della Presidenza della stessa, che perderebbe plausibilmente certezza nel momento in cui vi fossero acquisizioni, per mano di altre realtà creditizie, delle quote di azionariato relativo. A quel punto i patti parasociali verrebbero meno, e di conseguenza varrebbe di più il peso specifico dei singoli gruppi acquirenti. Mi chiedo ancora se questo, i Consiglieri della ‘Fondazione CrAsti’, l’abbiano compreso e lo tengano in debito conto. La Banca ha 220 filiali principalmente in Piemonte. Principalmente in Piemonte più di 2000 dipendenti: c’è solo più l’ASL di Asti che ha più personale della Cassa di Risparmio Spa. Se io fossi il Sindaco e il Presidente della Provincia di Asti, e proprio ambissi irrevocabilmente alla poltrona da Presidente di ‘Banca di Asti’, certamente proverei a fare un passo dopo l’altro. Per prima cosa, mi terrei ben stretto un AD capace e affidabile quale quello in carica: un vero e proprio patrimonio per tutto l’Astigiano. Di certo, mai rischierei affidandomi a forestieri che ancora tutto hanno da dimostrare sul campo. E, al massimo, valorizzerei il prossimo mandato triennale per individuare insieme all’attuale Ceo una risorsa astigiana interna alla Banca meritevole, proprio come accaduto lui, di crescita. Di un passaggio di consegne efficace in grado di mettere d’accordo tutti senza alcun dubbio, e soprattutto calmando le acque.Concludendo, il Centrodestra esprime approvazione e apprezzamento per la guida di Carlo Demartini, idem per i risultati oggettivi conseguiti dall’attuale Cda. Chiedendo soltanto di proseguire sulla strada già in corso nel restituire nuovo valore al titolo (come peraltro il fresco accordo con ‘Groupama’ conferma), gravato da continue polemiche fratricide tra Banca e Fondazione. Scatenate mediaticamente, permettetemi di dirlo in maniera oggettiva e documentata, da parte di ‘Fondazione’ (Al momento invece zero dichiarazioni stampa sul tema da parte del Ceo di CrAsti). Pronta spesso a cogliere ogni occasione per sminuire mediaticamente i risultati della propria controllata: opacizzandone il buon nome e l’appeal sul mercato, che resta a guardare attendista e perplesso.
*Maurizio Scandurra giornalista radiotelevisivo, saggista e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’.



