di Maurizio Scandurra*
Cresce l’attesa, e anche il fermento, per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione di Banca di Asti, tra le prime 15 in Italia per solidità. Gli attuali vertici, in scadenza il prossimo aprile, hanno fatto benissimo in anni recenti e lontani portando con fatti, dati, bilanci e numeri alla mano l’istituto a una posizione di tutto rispetto nel panorama creditizio nazionale. Pertanto, è lecito attendersi, che venga loro rinnovata fiducia per il prossimo triennio, come la durata elettiva della carica prevede, in segno chiaro e auspicato di continuità. Lo chiedono soci, azionisti, correntisti. Lo chiedono soprattutto gli astigiani. Perchè questa è la loro banca.
Eppure, sul piccolo gioiello finanziario nato fra i colli di vini sono in molti a voler mettere becco. Cercando, incomprensibilmente, di cambiare un management rodato e producente. Rischiando così un salto nel buio. Ha senso? La domanda è: perché? E, soprattutto, a quale titolo? Per fare del bene al territorio, o per altre ragioni camuffate qui e là da scopi nobili e meritevoli di perseguimento?
Gli astigiani vogliono una banca autonoma
Le notizie, al momento, sono queste. Dopo la levata di scudi di fine anno, con soci e azionisti sul piede di guerra per evitare la cessione delle quote dell’azionista di maggioranza relativa, la “Fondazione Cr Asti” propensa a disfarsene con allora “Banco Bpm” pronto a beneficiarne. Rileviamo subito un dato: il silenzio dei sindaci astigiani (e anche di quelli del Piemonte), almeno a quanto mediaticamente accertabile da chi scrive al momento. Forse lo spauracchio di contravvenire alle volontà dell’Ente dal quale tutti, più o meno, ricevono elargizioni e contribuiti? Certo è che, se una comunità ragionevole quale la collettività della Città del palio esprime dissenso per la (s)vendita della propria amata banca, e nessun rappresentante politico e amministrativo del territorio dalla stessa eletto dice una parola, qualche domanda è lecito porsela.
Banca di Asti istituto non scalabile
Bene ha fatto nel tempo l’attuale Governance di Banca di Asti a blindare l’istituto, evitando di renderlo scalabile dai soliti rapaci egoisti del credito. Quindi, un altro punto a favore anche di chi ama Asti e la sua Cassa di Risparmio. Una mossa ancora più azzeccata, stante la trista fine della carta igienica che tante volte fanno posti di lavoro preziosi, pronti a perdersi in rivoli d’acqua fluenti: quella delle lacrime amare di chi li ha persi in nome di una mera e spietata speculazione.
La stessa che potrebbe aver alimentato, stando a quanto si sente in giro, una processione telematica sorprendente di oltre 150 abbondanti curricula inviati da ogni dove, con aspiranti nuovi consiglieri in pectore: espressione di chissà quali correnti, poteri e pensieri. Ma c’è differenza tra “tronisti” e “professionisti”: quelli che già ci sono funzionano. Quindi, falso problema.
Chi sceglie i consiglieri della banca
Veniamo al dunque. Per comprendere bene la portata della decisione – se mantenere chi ha dimostrato sul campo di saper lavorare, o privilegiare altri pronti a sperimentarsi nel nuovo incarico sulla pelle di cittadini-soci-correntisti – è fondamentalmente importante riflettere sul meccanismo che determina la scelta dei vertici della “Fondazione Cr Asti”: cui spetta il compito di nominare il Cda di Banca di Asti, che a sua volta sceglie l’Amministratore Delegato, Direzione Generale e così via.
E’ acclarato ormai – su carta e web c’è ampia rassegna stampa pubblica a riguardo – che sul futuro di Banca di Asti si addensano al momento svariati scenari, molte mire a volte forse anche poco chiare, e più di qualche longa manus. Si parla in rete di ben 170 profili ricevuti, anelanti di accomodare il proprio deretano su uno dei preziosi scranni di comando (compreso quello del sottoscritto per ovvie ragioni di comica e irriverente boutade).
Pure il Sindaco e Presidente della Provincia di Asti (in questo caso le due cariche coincidono in persona del dottor Maurizio Rasero) parrebbe essere in corsa per l’appetibilissimo – e altrettanto ben remunerato incarico – di Chairman. Voci di corridoio dicono abbia all’uopo, formalmente, spedito (ovviamente liberissimo di averlo fatto) anch’egli nei termini il proprio curriculum a “Spencer Stuart”, la società incaricata per le selezioni. Sarebbe forse meglio, almeno secondo la coscienza e il sentiment di equità ed equilibrio di chi scrive che, in ragione e virtù di un criterio di reale e blindata autonomia, politica ed economia viaggiassero ben distinte, specie su territori ristretti in cui rischiano perfettamente di sovrapporsi. In questo caso l’attuale ricoprente il ruolo di leader maximo di capoluogo e provincia – da solo – ha potuto esprimere, come da statuto della “Fondazione Cr Asti”, la gran parte dei Componenti del Consiglio di Indirizzo della stessa, dal 2024 presieduta da Livio Negro. Proprio l’ente con in capo la maggioranza relativa delle quote di Banca di Asti: quelle che qualcuno avrebbe voluto vendere, ne ignoriamo un valido motivo utile per farlo. Proprio lo stesso ente che esprime il Cda della banca. Lecito presumere, e altrettanto semplicemente ipotizzare senza giudizio alcuno, forse, un eventuale e potenziale eccesso di interesse? Fine della fiera. E speriamo con buonsenso.
* Maurizio Scandurra Giornalista radiotelevisivo, saggista e opinionista de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’.



