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sabato 28 Maggio 2022

Giuseppe Cassano da Trecate, lo scultore di Pietro Micca e Alessandro La Marmora

A Torino due monumenti, Pietro Micca della Cittadella e Alessandro La Marmora della piazza senza nome che si trova in via Cernaia angolo via San Dalmazzo, sono opera del medesimo scultore, Giuseppe Cassano, nato a Trecate, l’ultima comunità del Piemonte per chi dirigendosi verso Milano percorre da Torino la strada regionale n. 11, nei pressi del fiume Ticino e dell’omonima valle.

In questa città, al tempo dello scultore – vale a dire nell’Ottocento – grosso borgo a vocazione agricola e terra di confine con l’Impero Austroungarico, venne posto il comando francese della seconda guerra d’indipendenza prima della battaglia di Magenta, Cassano ha fatto le prime scuole e ha lavorato nell’ultima parte della sua. Gli anni della maturità li trascorre a Torino, dove ha lo studio. Ecco di seguito alcune pillole sulla sua vita e sulle sue opere.

I primi studi a Milano

Giuseppe Cassano nasce a Trecate il 24 febbraio 1825 in una famiglia di modeste condizioni economiche. Il certificato di battesimo ci dice che i genitori sono Alfonso Cassano e Angela Cazzanella, che al battezzato sono imposti i nomi di Giuseppe Antonio, che il padrino è Carlo Taddi e che il sacramento è somministrato dal reverendissimo Carlo Giuseppe Costa coadiutore titolare di Trecate.

Da altre fonti si sa che il padre è muratore e che con non pochi sacrifici riesce a mantenere la famiglia e a trovare anche il modo per permettere al figlio Giuseppe di frequentare le scuole elementari fino all’assolvimento dell’obbligo scolastico, requisito questo che gli permetterà di frequentare a suo tempo l’accademia.

Nel periodo successivo al conseguimento della certificazione elementare, dalla quale si ricava che l’allievo ha dato prova di abilità ed intelligenza, si iscrive all’Imperiale Regia Accademia di Brera di Milano, frequentando quindi i corsi di ornamenti, plastica, figura, architettura, sala della statua e nudo. Il periodo di questi studi va dal 1851 al 1856. Negli appena citati anni a Brera come in altri centri culturali del capoluogo lombardo soffia il vento forte del Risorgimento, che sta preparando la nascita della Italia unita e ha già provocato una prima bufera, quella delle “Cinque giornate” del 1848.

I suoi maestri sono tutti legati al Romanticismo e suggeriscono nei loro insegnamenti i valori contenuti in questa significativa corrente di pensiero, che, tra l’altro punta all’esaltazione dell’eroismo e di conseguenza vede negli artisti dei maestri chiamati a proporre all’individuo l’emulazione degli eroi o dei grandi personaggi, i quali non hanno esitato a scegliere il sacrificio personale per contribuire alla realizzazione di un ideale.

Giuseppe Cassano
La statua dedicata a Pietro Micca, di Giuseppe Cassano

L’esperienza torinese: Pietro Micca e Alessandro La Marmora

Nel 1856, mentre sostanzialmente si sta chiudendo all’accademia di Brera il ciclo di studio dell’artista trecatese, l’aria è diventata da qualche tempo da un punto di vista politico-culturale irrespirabile per le imposizioni dell’impero austro-ungarico, che continua a perseguitare in modo pesante gli oppositori del regime.

Con altri Cassano sceglie di lasciare Milano trasferendosi all’Accademia Albertina di Torino, dove trova anche un suo insegnante milanese, Vincenzo Vela, ormai celebre artista e docente in questa scuola di scultura. Per inciso va detto che il Vela ritiene l’artista di Trecate molto bravo e valido. In alcune lettere, parlando del Cassano, usa termini molto lusinghieri e lo annovera tra i suoi migliori allievi.

Sono per lo scultore trecatese questi, dal 1856 al 1870 gli anni migliori, quelli particolarmente fortunati da un punto di vista artistico. La stessa cosa non si può dire da un punto di vista economico, perché ha sotto questo aspetto sempre grosse difficoltà. Nel periodo del soggiorno torinese Cassano realizza nel 1856 la sua prima grande opera: il monumento a Pietro Micca, nella zona Cittadella, dove ancora oggi si trova. A questa statua lavora con passione applicando i canoni del Romanticismo. In altre parole, seguendo i precetti di questa corrente, si propone di offrire a chi guarda il suo lavoro un modello di eroe da tenere presente nell’agire quotidiana.

Nel frattempo riesce a coronare un altro suo sogno. Mentre sceglie infatti di aprire uno studio a Torino, in via del Carmine 14, ha anche la possibilità di frequentare sia pur saltuariamente Firenze, proprio nei tempi in cui la città toscana sta per diventare la nuova capitale d’Italia e, proprio per questo, è centro effervescente anche da un punto di vista artistico e culturale.

È di questo periodo pure la seconda sua grande opera: Alessandro Lamarmora. Nel 1864 Giuseppe Cassano viene invitato dal comitato appositamente costituto a partecipare ad un concorso per la realizzazione di un monumento ad Alessandro Lamarmora, il fondatore del corpo dei Bersaglieri e fratello di Alfonso il generale, che guidò i Bersaglieri nella guerra in Crimea, guerra voluta dal Cavour per permettere al Regno Sabaudo di sedere ai tavolo dei grandi alla fine delle ostilità.

Valutate le proposte, quella del Cassano fu ritenuta la migliore e di conseguenza allo scultore viene assegnata la realizzazione della statua, la cui altezza, analoga a quella del Pietro Micca, raggiunge i 3,50 metri. All’artista di Trecate viene anche affidato il compito di provvedere alla progettazione del basamento in modo che vi sia un legame artistico tra la statua ed il suo piedestallo.

Il 25 ottobre 1867, vi è l’inaugurazione ufficiale dell’opera, che ancora oggi si può vedere nel giardino non molto lontano dalla Stazione di Porta Susa, precisamente in via Cernaia, angolo via San Dalmazzo. Sotto la statua ancora ben visibile la scritta ”opera di Giuseppe Cassano da Trecate”. Al periodo torinese appartengono dunque le due statue monumentali, quelle statue che Giovanni Garzoli nella sua tesi di laurea sullo scultore, scritta nel 1946, definisce come le opere maggiori.

Il periodo trecatese

Dopo i risultati artistici positivi conseguiti a Torino , probabilmente anche in seguito a qualche delusione professionale – non rappresenta infatti un mistero il disappunto provato dal Cassano per la mancata assegnazione della cattedra di scultura all’Accademia Albertina, dove puntava alla successione del suo maestro, Vincenzo Vela – lo scultore nel 1870 chiude definitivamente lo studio nel capoluogo piemontese e rientra a Trecate, dove tra l’altro, l’anno precedente ha sposato Candida Ferraudi, donna colta, gentile con una notevole passione per la musica classica.

Dal matrimonio verranno due figlie, Camilla e Carolina. La prima andrà sposa a tempo opportuno all’ingegnere Giuseppe Ruggerone, tecnico comunale e direttore dei lavori dell’ampliamento della chiesa parrocchiale, voluto dall’arciprete Travaini. La seconda invece ha come padrino al suo battesimo l’avvocato Carlo Negroni, sindaco di Novara e fondatore della Banca Popolare di Novara. La presenza al rito battesimale del Negroni mette in evidenza il rapporto di stima che lo legava l’avvocato al Cassano.

Nello stesso anno in cui chiude l’attività torinese apre nel borgo uno studio di scultura, collocandolo nella torre, ancora oggi visibile, all’inizio di via Tiro a segno. Il questi locali svolge la sua attività artistica per oltre trent’anni, praticamente fino alla sua morte avvenuta all’inizio del ventesimo secolo, precisamente nel 1905. La ripresa trecatese mette in evidenza un cambio di rotta nella scelta della sua clientela.

Da questo momento la sua sarà essenzialmente novarese, senza tra l’altro partecipare più a concorsi indetti dalla pubblica amministrazione, come invece ha fatto per la realizzazione dei due monumenti torinesi. Se si esclude infatti la sua partecipazione ad una gara indetta dal Comune di Novara nel 1878 per un monumento a Vittorio Emanuele II da realizzare nell’attuale piazza Martiri – gara che comunque non viene aggiudicata a Giuseppe Cassano, con grande suo dispiacere – la sua attività è essenzialmente dedicata a soddisfare le esigenze di enti morali o di privati. Ecco qualche cenno sui suoi lavori.

Duomo di Novara, statua di Giovanni Francesco Caccia (Wikipedia)

Opere collocate nella città di Novara

Ecco in rassegna alcuni lavori del Cassano che trovano la loro collocazione in Novara. Iniziamo dal Duomo. All’esterno, guardando la facciata, sotto il quadriportico, alla sinistra vi è la statua in marmo, realizzata nel 1872, di Giovanni Francesco Caccia, nobile giureconsulto novarese, fondatore dell’omonimo collegio. Quest’opera dello scultore trecatese sostituisce una statua precedentemente collocata, ritenuta dal presidente del collegio Caccia, l’avvocato Negroni, troppo modesta.

Anche l’altra statua sulla destra della facciata del duomo è sempre del Trecatese. Ritrae un altro importante novarese, Amico Cannobio, che fu non solo dotto ecclesiastico, ma anche generoso benefattore, vissuto nel XVI secolo, fondatore del Monte di Pietà di Novara e della cura ospedaliera per le persone bisognose della città. Per restare nell’ambito religioso va anche ricordata un’altra scultura, il Pier Lombardo, che si trova in San Gaudenzio. Quest’opera dal Cassano viene realizzata e donata come segno di riconoscenza al collegio Caccia, che in diverse circostanze ha finanziato i suoi studi accademici. Arriva alla cattedrale dopo varie peripezie. Ceduta infatti dal Collegio Caccia al Comune, viene successivamente trasferita alla cattedrale, dove ancora oggi si trova.

Cassano realizza inoltre opere per l’Ospedale Maggiore di Novara. Questi lavori sono collocati nel quadriportico sia inferiore che superiore, quadriportico che si trova superato l’ingresso storico di via Mazzini. Molte di queste composizioni artistiche appartengono al periodo trecatese. Solo alcune si possono collocare nel periodo precedente, con particolare riferimento al suo soggiorno fiorentino. Meritano un richiamo storico: al piano superiore i busti di Giovanni V. Tornielli, giureconsulto, di Ferrante Nazari, possidente terriero, di Vincenzo Aurelio Pavese; al piano inferiore i medaglioni di Carlo Nibbia,cavaliere e chirurgo, di Niccolò Morbio, canonico. Per completare il sintetico elenco è da rilevare la presenza di sculture del Cassano anche nel cimitero Di Novara. Riuscita ed artisticamente significativa è “La preghiera” che si trova nella cappella Negroni, in ricordo della madre dell’ avvocato. Meritevole di richiamo è pure il busto in marmo di Giuseppe Duelli, nell’omonima tomba.

La gipsoteca di Trecate

Per completare però il catalogo delle sculture di Giuseppe Cassano, si deve ricordare che a Trecate è stata realizzata una gipsoteca con le sue opere (per il momento chiusa al pubblico per motivi di sicurezza; c’è da augurarsi che il progetto Coraia possa trovare, magari con qualche modifica, la sua realizzazione) . Per puntuale precisione è opportuno sottolineare che in questa raccolta, accanto a molti gessi, serviti per la realizzazione dei monumenti citati in precedenza, vi sono anche sculture che possono avere per Trecate particolare significo: cito i due busti dei Fratelli Russi per tutti. Nella gipsoteca si trova anche una serie di disegni, assai importanti per capire anche i vari passaggi della formazione artistica dello scultore trecatese.

Prof. Franco Peretti
Cultore di storia territoriale

Franco Peretti
Franco Peretti
Professore, esperto Esperto di metodologie formative e di diritto europeo.

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