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giovedì 18 Agosto 2022

Uccise il padre per difendere la madre: il pm chiede 14 anni

Nonostante lo stesso pm definisca Alex Pomba "un bravo ragazzo, serio e studioso", chiede venga applicata la norma che impedisca la concessione di numerosi attenuanti

Il pm Alessandro Aghemo non fa sconti nei confronti di Alex Pomba, lo studente accusato di omicidio nei confronti del padre, e ha avanzato ai giudici la richiesta che gli vengano inflitti 14 anni di carcere. Il magistrato si è detto “costretto” a proporre una pena così elevata e ha invitato la Corte di Assise di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulla norma che impedisce di concedere la prevalenza delle numerose attenuanti.

I fatti risalgono al 30 aprile 2020 quando Alex, che all’epoca aveva 18 anni e viveva con la famiglia in un appartamento a Collegno, era intervenuto per difendere la madre nell’ennesima lite tra coniugi. Secondo la ricostruzione dei fatti neo maggiorenne inferse 34 fendenti con 6 coltelli diversi nel torace, alla schiena e all’addome del padre.

“Registravamo le sue sfuriate perché pensavamo che un giorno l’altro ci avrebbe fatto fuori”

La vittima, Giuseppe Pompa, operaio 52 anni, è stata descritta come una persona “ossessiva, aggressiva, molesta e problematica“. La moglie, Maria Caiola, interrogata in aula ha affermato che nelle ore precedenti all’omicidio era stata chiamata “101 volte” dal marito per questioni di gelosia, aggiungendo che nel corso dei mesi lei e i figli registravano le sue continue sfuriate “perché pensavamo che ci avrebbe ammazzato“. Durante i primi interrogatori rilasciati agli inquirenti i familiari avevano dichiarato che spesso l’uomo era violento ma che non lo avevano mai denunciato per paura delle possibili conseguenze.

Alex Pomba

Il pm Aghemo: “Alex Pomba un bravo ragazzo, ma il vincolo della parentela impedisce le attenuanti”

Lo stesso pm ha definito Alex “un bravo ragazzo, serio e studioso“. Va ricordato che qualche settimana dopo i tragici accadimenti l’allora ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, si prodigò in prima persona per permettere al ragazzo di partecipare all’esame di maturità. In seguito il giovane è riuscito a ottenere il diploma presso l’istituto alberghiero Arturo Prever di Pinerolo con il voto finale di 87/100.

Una perizia ha definito il giovane sofferente di una sindrome post-traumatica provocata dal comportamento paterno, però secondo il pm le angherie e le vessazioni sono state “enfatizzate” nel corso del processo. “Giuseppe – ha osservato – si comportava in maniera ingiustificabile, ma ha pagato con la vita. Una pena più alta di quella che avrebbe meritato“. Il magistrato ha comunque aggiunto che “era l’artefice delle sofferenze del figlio” e ha chiamato in causa le attenuanti generiche e della provocazione ‘per accumulo’. “Ma il codice – ha concluso – mi impedisce di chiedere la prevalenza delle attenuanti sull’aggravante del vincolo di parentela e quindi una pena inferiore. Valutino i giudici se questa norma è ragionevole“.

Carlo Saccomando
Carlo Saccomando
Classe 1981, giornalista pubblicista. Poco dopo gli studi ha intrapreso la carriera teatrale partecipando a spettacoli diretti da registi di caratura internazionale come Gian Carlo Menotti, fondatore del "Festival dei Due Mondi" di Spoleto, Lucio Dalla, Renzo Sicco e Michał Znaniecki. Da sempre appassionato di sport lo racconta con passione e un pizzico di ironia. Attualmente dirige il quotidiano "Il Valore Italiano".

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