16.4 C
Torino
giovedì 29 Settembre 2022

“Toh”, il toretto artistico di Nicola Russo tra polemiche e buone intenzioni

Alla Galleria Subalpina spunta "Toh", la scultura di Nicola Russo oggetto di polemiche e vandalismi. Ecco il significato e lo scopo dell'opera nelle parole dell'autore

La Galleria Subalpina sta ospitando (temporaneamente) una piccola, “grande” opera d’arte. Si tratta di “Toh”, creazione dell’artista Nicola Russo, e rappresentante un tipico “toretto” torinese in versione extra large.

Il “toretto” (“torèt” o “turet”, in piemontese) è la fontanella caratteristica di Torino, una struttura semplice la cui cannella di erogazione dell’acqua ha la forma di testa di toro. La sua comparsa avviene dalla metà dell’800 e da allora è diventato un’icona cittadina, presente in circa 800 esemplari con il suo tipico verde bottiglia.

In una visione fantasiosa in stile pop art, Nicola Russo ha immaginato che all’interno della fontana ci fosse il resto del corpo del toro e che tale corpo abbia distrutto la fontanella, incapace di contenere le forme più che abbondanti dell’animale. Della fontana non rimane che la parte superiore, rimasta a mo’ di collana intorno al collo del toro.

A prima vista può sembrare una semplice opera buffa, e magari qualcuno potrebbe trovarla pure offensiva, ma non è così. Dietro un velo di leggerezza l’opera nasconde un significato più profondo e perfino una causa nobile. Per scoprire quale sia, basta capire il significato dell’opera.

Qual è il significato di “Toh”?  

“Toh” ha fatto la sua comparsa nel giugno di quest’anno, sotto forma di tre sculture posizionate in altrettanti luoghi diversi di Torino. Una era in via Lagrange, di fronte al civico 3, un’altra in Piazza Albarello e una terza si trovava in piazzale Valdo Fusi.

L’opera rappresenta un toretto la cui struttura è stata spezzata dalla mole del toro che ospita al suo interno. Nell’intenzione dell’autore “Toh” sarebbe il simbolo della città che si risveglia dopo il lockdown e la situazione pandemica in generale. Una città, come tutte, costretta a vivere rinchiusa e che oggi riconquista la propria libertà.

Di queste tre statue ne è sopravvissuta una che attualmente si trova appunto alla Galleria Subalpina. Nelle intenzioni originarie dell’artista le opere sarebbero dovute andare all’asta e il ricavato devoluto alla Fondazione Piemontese della Ricerca sul Cancro. Tuttavia le buone intenzioni dietro al messaggio e la conseguente vendita di “Toh” non sono servite a salvarlo da polemiche e vandalismi.

La sindaca Chiara Appendino mentre scopre “Toh” nel piazzale Valdo Fusi (Facebook Il Circolo degli artisti)

Polemiche e vandali contro “Toh”

Il “toro sovrappeso” (come è stato definito in consiglio comunale) non ha suscitato le simpatie di tutti. Diverse sono state le polemiche sollevate in particolare dalla critica artistica, che hanno considerato “Toh” un’opera goffa o “l’ennesima operazione di arte pubblica retorica, senza progetto, senza meritocrazia e dall’estetica imbarazzante” (nelle parole della giornalista Giulia Ronchi).

I torinesi stessi, o almeno una parte di loro, non sembrano aver gradito l’opera, al punto tale che la scultura è stata oggetto di atti vandalici. In una prima occasione sono comparse scritte sul toro di Piazza Arbarello, mentre in un’altra il “Toh” di via Lagrange è stato rovesciato da due ragazzi, a quanto pare di nazionalità francese, ripresi anche in video.

Nella stessa Sala Rossa del Comune, il consigliere Silvio Magliano dei Moderati ha chiesto “rispetto per i simboli cittadini”. In questo caso la polemica assume un tono chiaramente politico in quanto l’inaugurazione dell’opera è stata presenziata dalla sindaca Appendino il 23 giugno che ha salutato l’opera con entusiasmo.  

Dunque oggetto principale degli attachi è questa sproporzione del corpo del toro, che sembra restituire l’idea di una città deforme e goffa. Tuttavia la risposta difensiva di Nicola Russo punta proprio su quello.

Nicola Russo risponde: “Fiero delle imperfezioni”

Ho provato a cercare di immaginare un elemento che potesse simboleggiare il cambiamento, che fosse iconico e potesse dialogare con la città”, dichiara Nicola Russo a proposito di “Toh”. A proposito delle sue forme, Russo sottolinea che il toro “si libera con ironia dall’undestatement torinese e si presenta alla città così com’è, fiero delle sue imperfezioni, comuni a ognuno di noi”.

L’opera “si fa portavoce di una parola che dobbiamo usare più spesso, inclusività. Credo fermamente che soprattutto i momenti di crisi si superino insieme, uniti, azzerando le differenze”, conclude l’artista. In tempi in cui si presta attenzione al body shaming, forse questa considerazione potrebbe indirizzare le polemiche su una via più conciliante.

Voi cosa ne pensate? “Toh” è, nel bene o nel male, un’opera che invita alla discussione, per cui la vostra opinione sarebbe particolarmente gradita. Se vi va, sentitevi liberi di scriverla nei commenti.

Danilo D'Acunto
Danilo D'Acunto
Dopo una formazione classica ho proseguito gli studi specializzandomi con lode in Archeologia e Storia dell'Arte Antica presso l'università Federico II di Napoli. Da anni mi occupo di divulgazione e promozione culturale guardando con interesse tutti i campi del settore, dalla letteratura all'enogastronomia, passando per arte, storia e fumetto.

Related Articles

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Seguici sui social
- Advertisement -spot_img

Latest Articles