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sabato 4 Dicembre 2021

Teatro Reginald – AUI: un teatro per fare umanità

Intervista esclusiva a Maria Grazia Silvi Antonini e Blanca Briceño che ci hanno raccontato com'è nata questa realtà e in cosa consiste

Diamo grande importanza ai principi, ai valori, alle differenze e alle diversità”, queste le parole delle dottoresse Maria Grazia Silvi Antonini e Blanca Briceño che da 30 anni portano avanti un progetto: il Teatro Reginald – AUI. Una collaborazione internazionale che grazie a Consuelo Briceño Canelón, ex vice ministro della pubblica istruzione, nonché ex direttrice esecutiva dell’Asociacion Universitaria Interamericana (AUI) di Caracas, ha dato origine al “Metodo del Teatro del Profondo”, che è un marchio registrato.

Una scuola di teatro e un centro di teatroterapia in cui attraverso l’arte vengono affrontate e superate diverse difficoltà come ad esempio i problemi legati al genere, alle condizioni di maltrattamenti e di violenza subita; un sostegno e un aiuto per le persone con disabilità condotto attraverso l’esperienza espressiva e artistica, che facilita notevoli miglioramenti, portando a un cambiamento nella vita di queste persone; il video “Passi Avanti, presente sulla prima pagina del sito del Teatro Reginald, racconta e racchiude appieno questo concetto attraverso le testimonianze degli stessi partecipanti.

Un aspetto del “Metodo del Teatro del Profondo”: l’intergenerazionalità

Quando è nato il Teatro Reginald?

Il Teatro Reginald è nato nel 1991 da un gruppo di artisti italo-inglesi, tra cui l’attrice drammaterapeuta Fay Prendergast e da me, Maria Grazia Silvi Antonini. Si sviluppa in un contesto artistico perché ci siamo conosciute sul palcoscenico: entrambe eravamo insegnanti nella stessa scuola di teatro e abbiamo deciso di intraprendere questa collaborazione unendo la mia formazione di tipo teatrale, di scuola italiana, con la sua formazione di teatro inglese, da sempre incentrato sul teatro didattico.

La maggior parte delle nostre azioni è stata rivolta al cosiddetto “Teatro sociale”, quindi la maggioranza dei nostri spettacoli è stata realizzata con attori non professionisti; abbiamo svolto anche progetti nelle scuole per la prevenzione contro l’AIDS e la droga, e per le donne: un’attività che è il nostro cavallo di battaglia, perché è giusto e importante che ci si ritrovi fra pari, operando su una nostra sensibilità specifica. Siamo un’associazione proprio perché abbiamo una vocazione e una missione, ovvero quella di offrire possibilità a molti di migliorare la propria vita.

Cosa si intende per “drammaterapia”?

Secondo la drammaterapia di scuola inglese (Dramatherapy) il drammaterapeuta è un artista del teatro e non uno psicologo, il quale non cessa di ricercare attraverso i suoi linguaggi, né cessa di produrre spettacoli a favore del suo pubblico per fare il drammaterapeuta, bensì svolge questa professione in una parte del suo tempo, proprio in quanto artista con formazione ulteriore nell’uso terapeutico del teatro. È così che la sua azione diventa efficace nei riguardi di persone con problematiche acute, disagi e anche disabilità che in parte si possono attenuare, ridurre. Questo enorme apporto di conoscenze ha fatto sì che il Teatro Reginald nascesse anche come Centro di drammaterapia”.

Come è nata la collaborazione internazionale con Blanca Briceño e Consuelo Briceño Canelón?

“Intorno al 1997 la dottoressa Blanca Briceño era qui in Italia e mi ha contattata dopo aver letto un mio articolo sulla rivista ‘Artiterapie‘, poiché aveva riconosciuto un percorso che l’Asociación Universitaria Interamericana (AUI) in Venezuela stava attuando anche attraverso il Ministero della Pubblica Istruzione; da quel giorno sono 23 anni che collaboriamo insieme a livello internazionale, arricchite anche dal principio della dottoressa Consuelo Briceño Canelón, secondo la quale “Tutto è educazione”. L’AUI ha dato un apporto determinante al Teatro Reginald, una formazione in scienze dell’educazione che a noi mancava e che ha contribuito a fare di noi un’alterità nel panorama artistico nazionale ”.

Il Teatro Reginald – AUI è un centro di drammaterapia, in cosa consiste il vostro progetto?

La drammaterapia di scuola inglese (a conduzione artistica e non psicologica) è una alternativa alle terapie analitiche. È come un’altra strada per sollevare l’animo, aiutare persone in difficoltà, lenire le sofferenze. Questa è una modalità che realmente ha sempre dimostrato di essere efficace, anche al di sopra delle mie stesse aspettative, poiché è qualcosa di vivo, quindi in movimento, non si smette di scoprire, di cercare.

È un’esperienza molto arricchente che dà grandissimi frutti; la possibilità di avere alternative alle terapie scientifiche, analitiche è una grande risorsa, perché per esempio ci sono proprio fasce di persone che non possono sviluppare più di tanto il livello logico-verbale. Mi riferisco ai bambini, a persone con determinate disabilità, autistici, malati psichici, persone con psicopatie particolari che utilizzano un linguaggio minimo, o si rifiutano di dialogare. In tutta questa immensa fascia umana che non padroneggia per i motivi più diversi il linguaggio logico – verbale, poter lavorare a livello artistico è importantissimo; naturalmente se lo sai fare, perché quando lavori con le patologie non ti puoi improvvisare”.

Laboratorio Coltivare sé stesse attraverso il teatro. Teatro Reginald - AUI
Laboratorio Coltivare sé stesse attraverso il teatro

Quali sono i vostri corsi? La finalizzazione è sempre lo spettacolo?

Abbiamo due corsi e due laboratori. C’è il corso della scuola di teatro per le diverse abilità, finalizzata ad uno spettacolo, con l’obiettivo di farli arrivare sul palcoscenico.

Il giovedì pomeriggio abbiamo un laboratorio rivolto alle persone con problemi di afflizione, depressione, non finalizzato allo spettacolo, ma piuttosto volto a muovere blocchi, sofferenze, ridare gioia, ricreare relazioni, sviluppare talenti che sono sopiti per diversi motivai. Questo laboratorio è dedicato a quelle persone che in qualche modo hanno dei blocchi, anche delle persone con disabilità che devono concentrarsi sul superamento di alcune problematiche che altrimenti non gli permetterebbero di fare un granché.

Coltivare sé stesse attraverso il teatro” è un altro laboratorio indirizzato al benessere personale e alla ricerca di questo benessere. Parliamo anche di persone che arrivano con delle sofferenze e che cercano di stare meglio.

Al mercoledì invece, abbiamo il corso L’allenamento dell’attore” che porta ad una pièce finale. Benché la finalizzazione dei laboratori non porti alla realizzazione di uno spettacolo, noi siamo molto elastiche nel senso che può succedere che una persona partita da un laboratorio, esprima il desiderio di salire sul palco e porti avanti questo percorso“.

Tutti alla fine si sono lanciati?

Sì, anzi, molte persone che inizialmente non volevano una parte, ne hanno poi richiesta una. I testi li scriviamo noi e li scriviamo sulla compagnia che abbiamo, mettendo in evidenza i talenti delle persone che scelgono di fare lo spettacolo a giugno. Questo ci permette un’infinita elasticità, poiché nei nostri spettacoli recitano persone con problemi fisici, che non parlano, ipovedenti e tutti quelli che hanno il piacere di farlo. Tutto ciò ha delle ricadute invisibili che si sviluppano negli anni successivi e questo è il più grande successo”.

Ci sono state storie di rinascita attraverso il teatro?

Sempre, non le potrei neanche raccontare tutte perché sono troppe. Abbiamo avuto un caso molto emblematico di una persona che è arrivata con un forte desiderio di suicidio, che ha preso parte ad uno spettacolo che abbiamo replicato otto volte e ad un certo punto a questa persona gli è cambiata completamente la vita; tant’è vero che quando l’abbiamo incontrata a distanza di tempo ci ha detto che era molto felice. Per questo dobbiamo ringraziare la dottoressa Canelón con la quale abbiamo creato il “Metodo del Teatro del Profondo”.

Cos’è il “Metodo del Teatro del Profondo”?

È il risultato di un’evoluzione di esperienze internazionali non solo teatrali; abbiamo raccolto ed elaborato da un’inter-disciplinarietà e da una trans-disciplinarietà che parte dal campo educativo: l’educazione per tutta la vita, i principi, i valori, l’etica e lo sviluppo dei talenti. È stato possibile grazie alla nostra formazione di drammaterapia di scuola inglese, che già di per sé coniuga la conoscenza dei linguaggi artistici teatrali con le artiterapie.

Nel teatro c’è la musica, la danza, la parola, il mimo, la pittura, il movimento; un lavoro affascinante, di grande potenza ed efficacia, che si nutre di questa inter-disciplinarietà e trans-disciplinarità all’interno del “Metodo del Teatro del Profondo”. È un approccio non comune, nato per superare determinati limiti, poiché lavoriamo sull’integralità della persona, quindi anche sulla parte affettiva, spirituale, emotiva, le problematiche e le relazioni. Un metodo molto femminile, non lineare, piuttosto a spirale, nel senso che si torna e si ritorna ampliando ogni volta, comprendendo tutta la persona, lavorando sulla sua interezza”.

Spettacolo 'L'Eredità', Teatro Reginald - AUI
Spettacolo ‘L’Eredità’

Qual è lo scopo, l’obiettivo dal punto di vista psicologico?

“Parlando di arte, non abbiamo uno scopo psicologico. Proprio per questo ci sono persone che vengono indirizzate a noi dagli psicologi, in quanto i campi possono essere complementari. Anche alcune associazioni che lavorano con donne che hanno subito maltrattamenti e abusi, le indirizzano a noi. Il nostro obiettivo è anche spirituale dato che siamo un’alterità dal punto di vista semantico e ontologico”.

L’associazione culturale no profit Teatro Reginald-Centro di dramaterapia si finanzia tramite le quote sociali dei soci, le erogazioni liberali e le donazioni di soci e sostenitori, i contributi di enti pubblici e privati. C’è anche la possibilità di effettuare delle donazioni per le borse di studio annuali di allievi meritevoli della Scuola di Teatro sul Fondo Maurizio Morello. In che cosa consiste?

Maurizio Morello è stato una colonna del Teatro Reginald-AUI, un nostro grande attore che ci ha insegnato molto. Un giovane con la sindrome di down con un senso dei principi straordinari: non permetteva a nessuno che gli mancassero di rispetto. Quando è mancato, suo fratello ha continuato a ricordarlo decidendo di aprire questo fondo in suo nome, in cui chi vuole può donare anche una piccola cifra e il ricavato viene investito in queste borse di studio per le persone con disabilità, che magari non hanno la possibilità di lavorare, offrendo pertanto un aiuto importante”.

A quale pubblico vi rivolgete principalmente?

I nostri spettacoli sono rivolti ad ogni fascia d’età; abbiamo spettatrici di uno – due anni che partecipano assiduamente ai nostri spettacoli con le loro famiglie e assistono in completo silenzio a tutto lo spettacolo. Rappresentiamo una trasversalità. Se siamo veramente questo, dobbiamo riuscire a parlare a tutti

Possono partecipare solo gli adulti o fate anche qualcosa per i più piccoli?

“Un’altra parola molto importante nel nostro lavoro è la trans-generazionalità, ovvero che all’interno dei nostri corsi possono partecipare età diverse, anche perché, se una compagnia teatrale ha un bambino, ha la possibilità di poter scrivere una parte appositamente per lui, cioè per un giovanissimo personaggio, e questa è una ricchezza. Solitamente partiamo con corsi differenziati e poi li facciamo convergere insieme in un unico spettacolo. In questi ultimi due anni purtroppo, con tutte le difficoltà che ci sono state, non abbiamo avuto bambini, mentre tre anni fa il mercoledì era per i più giovani.

Durante il primo anno di pandemia abbiamo avuto un solo bambino di dieci anni, che ha recitato nello spettacolo ‘Le due vie’. Il video è disponibile sul nostro canale YouTube (clicca qui per vederlo) .

Abbiamo lavorato con un gruppo di età diverse: si andava dai 10 agli 83 anni. Per noi è molto importante l’interrelazione: ognuno potenzia l’altro, lo motiva mediante un’integrazione. Il piccolo viene tranquillizzato dalla più anziana e quest’ultima viene appagata sentendosi chiamare nonna. Abbiamo avuto anche tante situazioni in cui le differenze all’interno dei nostri gruppi creavano educazione di per sé, dove gli adolescenti ascoltavano gli adulti, cosa non facile”.

Uno degli spettacoli del Teatro Reginald - AUI
Uno degli spettacoli del Teatro Reginald – AUI

Nonostante il lockdown siete riusciti a portare avanti il vostro lavoro?

Durante le chiusure, confinati in casa, abbiamo lavorato a distanza realizzando lo spettacolo ‘Le due vie’. Un video costruito sul montaggio automatico di Zoom, per cui noi non potevamo intervenire all’origine (quando una persona parla il programma riprende quel soggetto). Così ognuno dei nostri attori ha realizzato in casa propria un vero e proprio set per dare vita a questo film. Ognuno ha lavorato anche molto in autonomia, impiegando diverse ore solo per costruire il proprio set“.

Lo spettacolo ‘Le due vie‘ è nato appositamente durante il lockdown?

No, era già stato scritto e impostato tra dicembre 2019 e gennaio 2020, ma a marzo abbiamo dovuto proseguire con le prove a distanza; ci siamo chiesti come fare ed è venuta fuori questa idea di montaggio, trasformando lo spettacolo in un film. Gli interpreti hanno accettato. Non era facile ricostruire un set all’interno della propria abitazione, magari isolandosi per ore dalla propria famiglia per provare, recitare e realizzare questo film. È stato un atto eroico da parte di tutti, che ha portato a un grande risultato”.

Il vostro motto, o meglio la vostra missione è “Un teatro per fare umanità”. Qual è il messaggio che volete trasmettere?

“Abbiamo un nostro fondamento spirituale, nel senso che seguiamo colui che rappresenta integralmente l’umanità, ovvero Gesù. Consideriamo che “Fare Umanità” sia qualcosa di cui in questo momento l’intero pianeta abbia bisogno. Non è una necessità che coinvolge solo noi, ma tutto e tutti: gli animali, la natura e il mondo minerale; un rispetto universale per ciò che noi consideriamo Il Creato. “Fare Umanità” comprende anche il profondo rispetto nei confronti dell’altro, per cui il giudizio non sussiste, poiché emerge il concetto di reciprocità”.

Il 26 novembre al Teatro Agnelli si proietterà ‘L’eredità‘, una pièce teatrale nella quale il teatro è stato portato sul set. Come nasce questa idea?

“Anche in quest’ultimo anno, non sapevamo se i teatri sarebbero stati aperti a giugno del 2021, quindi per precauzione abbiamo salvato il testo e preparato dei set realizzando un film, cioè abbiamo realizzato il teatro per il cinema. Abbiamo pertanto proposto alla TeleEMAproductions di Enrico Venditti, che conosciamo da anni, di salvare preventivamente il testo teatrale portandolo sul set, per metterlo al sicuro.

Per sua estrema generosità, ma anche perché convinto del testo e della qualità, si è prestato a questa iniziativa a titolo del tutto gratuito. Dopo due mesi di riprese siamo riusciti a realizzate questo teatro per il cinema che presenteremo in prima il 26 novembre al Teatro Agnelli, uno spettacolo nel quale si darà spazio anche al dibattito mediante un confronto con il pubblico”.

Nel futuro sono in programma altri spettacoli?

“Sì. Abbiamo iniziato l’anno con i nostri corsi e laboratori; abbiamo già prenotato il Teatro Agnelli per lo spettacolo di giugno e prevediamo verso dicembre – gennaio di cominciare a scrivere il nuovo testo per la compagnia dei nostri allievi-attori”.

Simona Rovero
Classe 1995, aspirante giornalista. Laureata in Scienze della Comunicazione e in Comunicazione e culture dei media, nutro da sempre una grande passione per lo sport, il cinema, il buon cibo e la scrittura.

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