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martedì 4 Ottobre 2022

Suicidio Angelo Burzi, le ultime parole in una lunga lettera: “Sono certo di essere innocente”

È esattamente il giorno di Natale (quello appena trascorso) quando Angelo Burzi, ex consigliere piemontese di Forza Italia che aveva contribuito a fondare nel 1993, decide di togliersi la vita. In molti avevano ipotizzato che la scelta di questa specifica data potesse avere un significato particolare, mentre lo stesso Burzi ha voluto fugare ogni eventuale dubbio in una lunga lettera resa pubblica dai collaboratori dopo i funerali: “Desidero che il mio abbandono non sia in alcun modo connesso con il Natale, è solo dovuto alla concomitante assenza fisica di mia moglie, il che lo rende oggi praticabile“. In sostanza l’uomo ha approfittato della lontananza della moglie, a cena da alcuni parenti, per compiere il gesto estremo.

Il 14 dicembre scorso l’ex assessore regionale era stato condannato a 3 anni di carcere nel secondo appello per peculato su una serie di spese private accollate illegalmente alla Regione, in quella che i media che avevano ribattezzato la ‘Rimborsopoli piemontese‘. Nella missiva il 73enne ricorda di avere passato negli ultimi tre mesi momenti “non certo entusiasmanti” a causa della scoperta di problemi di natura fisica cominciati con un iniziale mal di schiena e culminati con notizie tutt’altro che positive a seguito di una Tac e di una biopsia. In futuro sarebbe stato costretto ad effettuare ulteriori approfondimenti, interventi chirurgici e terapie “per nulla gradevoli“.

Ma nonostante le condizioni fisiche non fossero delle migliori la delusione più grande è arrivata dalla ‘giustizia‘: Burzi ha sottolineato di essere certo della propria innocenza nei riguardi delle accuse a lui rivolte. E a seguito della condanna del 14 dicembre per peculato svolto continuamente dal 2008 al 2012 sarebbero sorti enormi problemi di natura economica: “Interverrà la sospensione dell‘erogazione del vitalizio per la durata della condanna (3 anni). Probabilmente si sarà fatta nel frattempo nuovamente viva la Corte dei conti pretendendo le conseguenze del danno di immagine da me provocato, diciamo non poche decine decina di migliaia di euro.”

Burzi: “Meglio una dose di dolore più violenta che tante piccole dosi per lungo tempo”

Una situazione reputata “insostenibile” che lo porta ad un’amara conclusione: “Credo tutto ciò sia soggettivamente insostenibile, banalmente perché col Vitalizio io ci vivo, non essendomi nel corso della mia attività politica in alcun modo arricchito. E sostanzialmente perché non sono più in grado di tollerare ulteriormente la sofferenza, l’ansia, l’angoscia che in questi anni ho generato oltre che a me stesso anche attorno a me nelle persone che mi sono più care, mia moglie, le mie figlie, i miei amici.”

Tra le frasi che più colpiscono c’è quella in cui afferma di preferire dare adesso ai propri cari e amici “una dose di dolore più violenta, ma una tantum...”. Probabilmente quei tre puntini al termine dell’asserzione lasciano spazio ad una deduzione univoca così interpretabile: “piuttosto che continuare a dare piccole dosi di dolore per un lungo periodo“. Infatti prosegue affermando che “la loro vita potrà ricominciare dato che hanno, contrariamente a me, una larga porzione di futuro davanti a sé , futuro che non voglio danneggiare o mettere a rischio con una inutile mia ulteriore presenza su questo palcoscenico.”

Siccome arrendermi non è mai stata un’opzione – continua nella lettera -, frangar non flectar, esprimo la mia protesta più forte interrompendo il gioco, abbandonando il campo in modo definitivo.

Angelo Burzi
Angelo Burzi

Le gravi accuse nei confronti della magistratura

Poi punta il dito contro coloro i quali reputa i principali responsabili del suo calvario giudiziario: “Dapprima i giudici del primo processo d’appello, i quali, con una sentenza che definire iniqua e politicamente violenta è molto poco, azzerarono la sentenza di primo grado che mi vide assolto per insussistenza del fatto dopo due anni di dibattimento in aula. Poi l’uomo nero, il vero cattivo della storia, il sostituto procuratore che dall’inizio perseguì la sua logica colpevolista, direi politicamente colpevolista. Essendo persona preparata e colta non si arrese rispetto alle assoluzioni del primo grado, ma appellandosi a sua volta ottenne la condanna nel successivo appello. Ancor più colpevole a mio avviso perché, conoscendo in dettaglio i fatti che mi riguardano, insistette nelle sue tesi.

E il riferimento all’esito del recente appello in Cassazione: “In questo caso con il contributo significativo del presidente e relatore della Corte, l’ultimo arrivato sulla scena, le cui motivazioni non sono ancora note, bisogna attendere i 90 gg dalla sentenza, ma è evidente che ci ha messo molto del suo, probabilmente aggiungendo le sue valutazioni di ordine etico morale , del tutto soggettive e prive sia di sostanza che di sostenibilità giuridica, alle richieste dell’accusa. Se la procedura glielo avesse consentito, credo le avrebbe ampliate“.

L’attestato di stima alla giudice Bersano di Begey

Non solo critiche nei confronti della magistratura ma anche un plauso nei confronti della Presidente Bersano di Begeyche svolse eccellentemente il suo non semplice ruolo durante il primo grado del processo, leggendo le carte disponibili, sentendo coloro che avevano titolo, distinguendo le spese per la loro inerenza al mandato dei consiglieri, condannando severamente i colpevoli ed assolvendo gli altri, fra i quali io stesso. Insomma facendo il giudice!

Le ultime parole di addio

Infine l’ultimo saluto: “Me ne vado in eccellente forma psichica, abbastanza traballante in quella fisica, certo che questo mio gesto estremo sia l’unica strada da me ancora percorribile… la riduzione e la cessazione futura del danno! Siccome credo in Dio sono anche certo che Lui comprenderà e che quindi non passerò l’eternità tra le fiamme degli inferi. Con sincerità Angelo Burzi

Carlo Saccomando
Carlo Saccomando
Classe 1981, giornalista pubblicista. Poco dopo gli studi ha intrapreso la carriera teatrale partecipando a spettacoli diretti da registi di caratura internazionale come Gian Carlo Menotti, fondatore del "Festival dei Due Mondi" di Spoleto, Lucio Dalla, Renzo Sicco e Michał Znaniecki. Da sempre appassionato di sport lo racconta con passione e un pizzico di ironia. Attualmente dirige il quotidiano "Il Valore Italiano".

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