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sabato 26 Novembre 2022

Simo Veludo: dalla vittoria al Festival di Castrocaro a Sanremo Giovani

Dalle band alla carriera da solista, questo è Simo Veludo, il 26enne piemontese che dalle strade di Torino sogna di approdare all'Ariston

Classe ’95, Simo Veludo è un cantautore piemontese che fa parte dei 46 artisti selezionati per Sanremo Giovani. Vincitore dell’ultimo Festival di Castrocaro, ci ha raccontato che sta vivendo un bellissimo periodo, contornato anche da stress e da molto lavoro, ma nonostante ciò è pronto ad affrontare una nuova sfida e presentarsi alle audizioni della kermesse con il brano Anni ’60: un mix tra nostalgia e modernità.

Un legame particolare quello che lo lega con il passato, visto che ha iniziato a cantare in una cover band dei Beatles e allo stesso tempo ricorda con molto affetto gli anni della sua infanzia e le VHS della Disney che guardava tutti i giorni più volte al giorno. Il suo amore per la musica poi, lo ha spinto a credere in sé stesso, intraprendendo negli anni la carriera da solista con il sogno che un domani le persone possano apprezzare e cantare i suoi brani.

Conosciamo meglio Simo Veludo

Come nasce la tua passione per la musica?

Ci stavo riflettendo giusto qualche giorno fa e mi è venuto in mente che il mio primo ricordo consapevole con la musica è stato nel 2002, quando avevo 6 o 7 anni e ho visto su MTV il video ‘Stop Crying Your Heart Out’ degli Oasis. In quel momento ho sentito che mi stava attraversando un’energia e da lì ho iniziato ad appassionarmi alla musica”.

Simo Veludo è un nome d’arte?

Il mio nome è Simone Veludo, ho voluto abbreviarlo perché mi sembrava più fresco, leggero e allo stesso tempo ho scelto di mantenere il mio cognome con la speranza di rendere fiera tutta la mia famiglia”.

Raccontaci il tuo percorso artistico: oggi sei un cantautore in rampa di lancio verso il successo. Hai sempre interpretato brani scritti da te?

Ho iniziato a suonare in una band una decina di anni fa, nello specifico in una cover band dei Beatles in cui facevo esattamente la parte di John Lennon, quindi chitarra e voce, vestito in giacca e cravatta come lui e gli altri componenti, ma noi eravamo in tre. Cantare a tre voci è una cosa molto old style, ma si creano delle vibrazioni veramente belle sul palco.

È stata un’esperienza unica e da lì ho iniziato a suonare in altre band, sempre di cover, finché poi ho sentito l’esigenza di completarmi, di rendermi autonomo e quindi ho iniziato a suonare da solo. In principio cimentandomi con delle cover e cantando per strada per capire se veramente avevo il coraggio di salire su un palco da solo; da lì è iniziata la maturazione artistica che mi ha dato la spinta nel creare anche dei miei brani, esprimendo quello che volevo dire e diventando quello che sono adesso”.

Simo Veludo per le strade di Torino (Instagram)
Simo Veludo per le strade di Torino (Instagram)

Qual è il primo brano che hai scritto? In quell’occasione ricordi ancora quali emozioni ti hanno spinto a prendere una penna in mano e dare libero sfogo alla tua creatività?

Il primo brano che ho scritto si intitola ‘Implacabile’ ed è un pezzo che ho composto nell’ultimo periodo in cui facevo parte ancora di un gruppo; avevo 20/21 anni e stavo iniziando a suonare già da solo, ma se lo ascolti ti rendi conto che ha comunque un sacco di rimasugli da band.

È stato un orgoglio, una spinta vitale, visto che nel pezzo c’è un punto che spiega letteralmente le mie emozioni: ‘Quell’implacabile voglia che hai di fare le cose come vuoi tu e di arrivare dove vuoi tu’. Parole che esprimono a pieno l’energia di un ragazzo che sa quello che vuole”.

Nella biografia di Instagram affermi: “Scrivo di notte e di giorno canto. Ma mi piace anche dormire tanto”. Ti andrebbe di spiegarci questa frase che all’apparenza sembra così semplice?

È letteralmente la verità perché sono una persona molto notturna che si gode tutte le luci e il mood della notte; mi piace vivere molto l’oscurità perché c’è più pace, c’è un senso di confidenza maggiore anche con me stesso, poiché è il momento in cui si fanno le riflessioni migliori. Quando si sta da soli, si pensa.

Allo stesso tempo io di giorno lavoro in un call center e canto i miei brani, ma devo ammettere che dormire mi piace davvero tanto; ci sono state giornate dove ho dormito dalle 16 alle 18 ore di fila. Poi ci sono giorni dove dormo pochissimo: due o tre ore, però quando ne ho la possibilità lo faccio molto volentieri”.

Oltre alla passione per la musica quali sono i tuoi hobby?

Ho fatto sport quando ero più piccolo, nello specifico ho fatto pugilato per tre/quattro anni, anche a livello agonistico. Mi piace poi un sacco guardare serie tv, film, in particolar modo ciò che è legato al fantasy, alla fantascienza e ai cartoni animati: tutto quello che scappa dalla realtà insomma”.

Oltre ad avere come sfondo la città di Torino c’è un altro particolare che accomuna i video di due tuoi brani: ‘Mutande‘ e ‘Tokyo‘. Si tratta di un effetto video retrò che fa apparire il girato come quello delle VHS (videocassette) di una volta. Hai nostalgia degli anni ‘90? Circostanza particolare per un ragazzo nato nel 1995.

Un sacco di nostalgia per la mia infanzia, perché anche se non ho vissuto a pieno gli anni ’90, ho comunque dei ricordi nitidi dei VHS dei cartoni animati come ad esempio ‘Pinocchio’, ‘Alice nel paese delle meraviglie’ che guardavo due volte al giorno, tutti i giorni. È una cosa che mi è rimasta dentro e che mi fa un certo effetto rivedere, per quello cerco di dare quel gusto vintage quando posso”.

E a proposito di ‘Tokyo‘ da alcuni dei video pubblicati su YouTube sembra che tu sia un fan sfegatato della serie ‘La Casa di Carta‘.

Quella serie mi ha veramente colpito, in particolar modo Tokyo, anche se il mio personaggio preferito rimane Denver. Però lei mi ha proprio scombussolato e mi ha fatto venire l’esigenza di buttare fuori tutto quello che avevo capito della sua essenza, guardandola semplicemente dall’esterno. È un bellissimo personaggio caratterizzato da tante sfaccettature che si possono ritrovare nelle persone reali, nonostante lei non esista”.

Simo Veludo vince il Festival di Castrocaro
Il trionfo di Simo Veludo al Festival di Castrocaro (Instagram)

Emozioni, traguardi e successi

C’è un cantante o un gruppo famoso, italiano o internazionale, al quale ti ispiri?

“Assolutamente sì. Come band i Beatles sono il mio gruppo preferito da sempre, invece a livello cantautorale mi piace molto Ed Sheeran perché vedendo il suo percorso sono stato spinto a credere in una carriera da solista. Lui è uno di quegli artisti che con la chitarra e la voce sa tenere un palco davanti a ottantamila persone”.

L’estate passata sei stato selezionato da Radio Deejay per aprire il concerto di Sangiovanni, Madame e Deddy, torinese come te, sul palco di ‘Deejay on Stage’ di Riccione. Tre cantanti che hanno potuto sfoggiare il proprio valore e raggiungere il successo nazional popolare grazie alla partecipazione a famosi talent show canori (Amici e X Factor). Pensi che al giorno d’oggi i talent siano la strada più facile per affermarsi?

“Penso che siano un’opportunità per avere un’esposizione mediatica grande e veloce. Allo stesso tempo ti dirò che più cresco, più mi rendo conto di quanto una cosa arrivata in fretta possa svanire altrettanto velocemente. Pertanto va gestita molto bene, nel senso che non la consiglierei al ragazzino che suona nella sua cameretta, ma a tutti coloro i quali hanno già un percorso musicale avviato e una buona strategia di marketing dietro”.

Anche tu nel 2020 hai partecipato a X Factor, arrivando alla fase televisiva delle Audition. Raccontaci quell’esperienza?

È stata inaspettata perché ho dovuto superare diverse selezioni, se non sbaglio almeno tre, prima di arrivare davanti ai giudici. C’è un percorso difficile, ma è stato molto bello perché ho sempre visto ‘X Factor’ da casa e quindi essere lì è stata quasi una cosa surreale”.

Parlaci della vittoria al Festival di Castrocaro e del brano Mutande che ti ha portato al trionfo.

Castrocaro è stato un’altra sorpresa perché quando mi sono iscritto non avevo nessuna aspettativa sia nei miei confronti sia dal Festival in sé perché tutto quello che è associato alla televisione di solito mette la musica in secondo piano e quindi sono partito prevenuto.

Prima della serata finale invece, abbiamo provato una settimana intera nella quale c’è stata un’attenzione particolare e scrupolosa ai dettagli musicali, quindi mi sono ricreduto totalmente rivalutando completamente il Festival e questa manifestazione che mi porto nel cuore e che consiglio a tutti gli artisti. Il brano è stato molto apprezzato fin da subito perché è un pezzo vero, senza filtri, poiché rappresenta un’esigenza di buttare fuori un’emozione e un’esperienza maturata realmente”.

Simo Veludo con Sangiovanni ai 'Deejay on Stage' di Riccione
Simo Veludo con Sangiovanni ai ‘Deejay on Stage’ di Riccione (Instagram)

A Castrocaro abbiamo avuto modo di ammirarti in due cover, molto diverse una dall’altra, che però hai avuto il merito di rendere molto personali e originali: stiamo parlando della sigla della sitcom anni ‘90 ‘Willy il principe di Bel-Air‘ e di ‘In alto mare ‘di Loredana Bertè. Raccontaci il motivo per il quale le hai scelte e il lavoro che hai fatto per ognuno di questi brani.

“La sigla di ‘Willy il principe di Bel-Air’ è stata una scelta da matto consapevole, un misto tra coraggio e follia e alla fine questa decisione è stata apprezzata da tutti, per questo sono contento di averla portata. ‘In alto mare’ invece, è un brano che ha un groove pazzesco secondo me e io sono riuscito a trasformarlo in una versione quasi da artista di strada, principalmente per raccontare un aspetto di me”.

Vincendo il Festival di Castrocaro ti sei conquistato con merito il diritto di accedere a Sanremo Giovani. Che sensazioni hai provato quando hai scoperto di avercela fatta?

Incredulità totale. Quando hanno annunciato il mio nome sul palco non ci credevo e ho abbracciato tutti, dalla Perego ad una signora bionda che non avevo mai visto, a Valeria Graci con la quale c’è stato un gesto di affetto bellissimo. Ho provato diverse sensazioni, tutte molto positive e poi Sanremo è Sanremo, e per un cantautore emergente come me è il massimo punto di arrivo”.

A Sanremo Giovani porterai il brano Anni ’60, che dal titolo fa intuire l’ennesimo tributo al passato. Ci sono delle similitudini con i brani precedenti, in particolar modo con Mutande?

Il brano che porto a Sanremo Giovani è un po’ più positivo e ha dei rimandi al sound degli anni ’60, misto però a delle sonorità e un linguaggio molto moderno che crea un contrasto particolare. Spero che venga apprezzato visto che il tema potrebbe piacere sia a chi ha vissuto in quegli anni sia a chi come me non era ancora nato, ma che ne ha subito il fascino musicale e culturale”.

Come ti immagini il futuro e quali sogni hai nel cassetto?

Sto lavorando tanto e spero di continuare così, con la speranza di ricavare qualche frutto, arrivando da qualche parte; mi piacerebbe molto che le persone cantassero i miei brani e che apprezzassero quello che dico, che faccio, magari ad un concerto tutto mio”.

Simona Rovero
Simona Rovero
Classe 1995, aspirante giornalista. Laureata in Scienze della Comunicazione e in Comunicazione e culture dei media, nutro da sempre una grande passione per lo sport, il cinema, il buon cibo e la scrittura.

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