Quanto servono davvero per vivere a Torino nel 2026? La domanda sembra semplice, ma la risposta racconta molto più di una serie di prezzi, perché tra affitto, supermercato, bollette, automobile, scuola, tempo libero e imprevisti, il bilancio di una famiglia può cambiare rapidamente. Quello che sulla carta sembra uno stipendio sufficiente può infatti diventare molto meno generoso quando, una dopo l’altra, arrivano tutte le spese del mese.
L’ultimo Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi della Camera di commercio fotografa una città nella quale una famiglia spende mediamente 2.616 euro al mese. Si tratta del valore più alto degli ultimi dieci anni e il dato, riferito alle spese sostenute nel 2025, rappresenta una base utile per comprendere come si sta evolvendo il costo della vita nel 2026. (to.camcom.it)
Ma c’è un particolare che rende il quadro ancora più significativo: solo il 16,7% delle famiglie intervistate è riuscito a mettere qualcosa da parte. Ed è proprio questo dato a cambiare la prospettiva, perché il costo della vita non si misura soltanto osservando quanto denaro viene speso, ma anche dalla capacità che rimane alla fine del mese di affrontare un imprevisto o costruire un piccolo margine di sicurezza.
Il problema non è soltanto quanto si spende, ma quanto rimane
Nel bilancio medio torinese, la spesa alimentare vale circa 403 euro al mese, mentre la parte non alimentare raggiunge 2.213 euro e comprende soprattutto le spese legate alla casa, comprese utenze e arredamento. Il dato aiuta a capire che il supermercato, pur rappresentando una voce importante del bilancio familiare, non è necessariamente quella che pesa maggiormente sulle tasche. La casa continua infatti ad assorbire una parte consistente delle risorse e, insieme alle altre spese ricorrenti, lascia spesso meno spazio per risparmio, vacanze, acquisti importanti o semplicemente per affrontare una spesa inattesa senza dover rivedere tutto il bilancio.
A rendere il quadro più complesso c’è poi l’inflazione. Ad agosto 2026 i prezzi al consumo italiani sono aumentati del 3,3% su base annua, con una spinta particolarmente forte arrivata dai prodotti energetici, mentre i beni ad alta frequenza d’acquisto, cioè quelli che entrano più spesso nel carrello delle famiglie, hanno registrato un incremento del 4,3%. Non serve quindi che aumenti drasticamente il prezzo di una singola voce per mettere sotto pressione il bilancio familiare: è sufficiente che crescano, anche di poco, numerose spese quotidiane perché alla fine dell’anno la differenza diventi consistente.
La casa è il vero spartiacque
A Torino il capitolo abitazione merita un discorso a parte, perché è proprio sulla casa che si può determinare una parte significativa della differenza tra una famiglia che riesce ancora a risparmiare e una che arriva a fine mese senza margine.Ad agosto 2026 il canone medio richiesto per gli affitti in città ha raggiunto 13,1 euro al metro quadrato, il livello più alto rilevato finora da idealista, mentre nel Centro si arriva a 16,7 euro al metro quadrato.
Facciamo un esempio semplice: un appartamento di 80 metri quadrati, applicando la media cittadina, corrisponderebbe a un canone teorico di circa 1.050 euro al mese, prima ancora di aggiungere spese condominiali, utenze e altri costi legati all’abitazione. Naturalmente non significa che tutte le famiglie paghino questa cifra, perché quartiere, condizioni dell’immobile, contratto e dimensioni possono modificare sensibilmente il risultato, ma il dato permette di comprendere perché la casa sia diventata uno dei principali fattori che incidono sulla sostenibilità economica di una famiglia.
Per chi paga un affitto elevato, infatti, il problema non consiste soltanto nel trovare un’abitazione adatta alle proprie esigenze, ma soprattutto nel riuscire a sostenerne il costo per dodici mesi all’anno senza sacrificare completamente le altre voci del bilancio.
E poi ci sono auto, benzina e trasporti
Torino conserva un elemento di vantaggio rispetto ad altre grandi città italiane: il trasporto pubblico può rappresentare un’alternativa concreta all’automobile, almeno per chi vive e lavora in zone ben servite dalla rete. Dal 1° luglio 2026 l’abbonamento annuale Formula U per Torino costa 310 euro, mentre quello mensile ordinario è di 38 euro. Per una persona il costo può quindi essere relativamente contenuto, mentre per una famiglia il bilancio cambia rapidamente quando diventa necessario mantenere una o due automobili.
Carburante, assicurazione, manutenzione, pneumatici, parcheggi e riparazioni rappresentano infatti una serie di costi che spesso vengono percepiti separatamente, perché arrivano in momenti diversi dell’anno. Il pieno pesa oggi, il tagliando arriva qualche mese dopo, l’assicurazione si paga magari una volta all’anno e poi può comparire una riparazione imprevista: prese singolarmente sono spese diverse, ma sommate possono trasformarsi in una voce importante del bilancio familiare.
La spesa alimentare non racconta tutta la storia
C’è anche un altro elemento interessante nei dati torinesi. Nel 2025 la spesa alimentare media è scesa per il secondo anno consecutivo, arrivando a 403 euro mensili. A prima vista potrebbe sembrare semplicemente una buona notizia, ma una riduzione della spesa non significa necessariamente che le famiglie siano diventate più ricche. Può essere anche il risultato di comportamenti più prudenti, con meno sprechi, maggiore attenzione alle offerte, una programmazione più accurata degli acquisti e una selezione più attenta dei prodotti. È una delle caratteristiche del nuovo consumatore torinese: non necessariamente spende molto meno, ma cerca di far rendere meglio ogni euro disponibile, soprattutto quando il reddito non aumenta con la stessa velocità delle spese quotidiane.
Il vero lusso? Avere ancora qualche centinaio di euro a fine mese
La fotografia forse più significativa dell’Osservatorio riguarda proprio la capacità di risparmiare. Soltanto il 16,7% delle famiglie intervistate nel 2025 ha dichiarato di essere riuscito a mettere qualcosa da parte, in calo rispetto al 19,6% dell’anno precedente.
È un dato che permette di leggere il costo della vita da una prospettiva diversa, perché una famiglia che guadagna 3.000 euro al mese e ne spende 2.900 vive una situazione molto diversa da una famiglia che ne guadagna 3.000 e ne spende 2.400. La differenza non si vede necessariamente nelle abitudini quotidiane, ma emerge quando arriva una spesa imprevista, quando bisogna sostituire un elettrodomestico, affrontare una spesa per i figli o semplicemente mettere da parte qualcosa per il futuro. Il risparmio, in questo senso, non è soltanto una questione finanziaria, ma rappresenta anche una forma di sicurezza. Quando quella possibilità si riduce, anche una famiglia con un reddito apparentemente adeguato può sentirsi molto più esposta alle difficoltà.
Torino resta accessibile? Dipende da chi la guarda
Il confronto con Milano continua a rendere Torino relativamente conveniente sotto molti aspetti, ma il confronto con il passato racconta una storia diversa. La città sta diventando più costosa proprio mentre una parte delle famiglie deve fare i conti con redditi che non crescono alla stessa velocità delle spese. Anche il mercato immobiliare mostra questa pressione. Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni a Torino sono aumentati dell’8,5% su base annua, più del doppio rispetto alla media nazionale del 4%.
Per chi possiede già una casa, l’aumento dei valori può rappresentare un elemento positivo; per chi deve comprarla o affittarla, invece, significa confrontarsi con un mercato più difficile. Sono due facce della stessa città e mostrano come lo stesso aumento dei prezzi possa avere conseguenze molto diverse a seconda della situazione economica di chi lo vive.
La famiglia torinese del 2026 fa i conti ogni sera
Alla fine, il vero costo della vita a Torino non è rappresentato da un singolo numero, ma dalla somma di tante decisioni quotidiane che incidono sul bilancio familiare. Mangiare fuori oppure cucinare, cambiare automobile oppure tenerla ancora un anno, vivere in centro oppure spostarsi verso un quartiere più periferico, utilizzare la macchina oppure il tram, partire per le vacanze oppure rimandare: sono tutte scelte che, mese dopo mese, determinano quanto resta realmente a disposizione.
La fotografia dell’Osservatorio dice che la famiglia torinese media spende 2.616 euro al mese, ma il dato più significativo è forse quello che viene dopo: sempre meno nuclei riescono a trasformare una parte del proprio reddito in risparmio.
Ed è questa la vera domanda che Torino si porta nel 2026: non quanto costa vivere sotto la Mole, ma quanto bisogna guadagnare per riuscire ancora a vivere, spendere e mettere qualcosa da parte.



