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sabato 3 Dicembre 2022

“Per non dimenticare”: il Giorno della Memoria in Consiglio comunale

Maria Grazia Grippo, Mauro Salizzoni, Fabio Levi, Stefano Lo Russo, sono solo alcuni dei nomi che sono intervenuti questa mattina per commemorare la Giornata della Memoria

Questa mattina in Sala Rossa è stato celebrato il Giorno della Memoria. Introducendo la sobria cerimonia, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo ha ricordato l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz avvenuto il 27 gennaio 1945 ad opera della 60esima Armata dell’esercito sovietico, che rivelò l’orrore del genocidio nazista.

Dal 2005 – ha continuato – il mondo commemora la Shoah, una tempesta devastante che non fu fenomeno naturale o tragica fatalità, ma un crimine sopra ogni crimine, un atto deliberato e organizzato che ha ucciso sei milioni di ebrei nel nome dell’odio, del fanatismo, del razzismo e del pregiudizio“.

Per non dimenticare, mai

La presidente ha poi affermato che occorre ripassare insieme le pagine buie della nostra storia, perché ciò che è accaduto riguarda tutti e tutte, adesso come allora. Parafrasando le parole del compianto presidente del Parlamento europeo David Sassoli, ha ricordato che la tragedia di Auschwitz ci impone l’obbligo di agire ogni qualvolta assistiamo a un atto di violenza o discriminazione e tutte le volte che si presenta un’azione razzista o antisemita, anche perché l’idea della diversità come minaccia non si riesce ancora a cancellare in Europa.

Il vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte Mauro Salizzoni, ha altresì ricordato l’importanza del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte, istituito da Dino Sanlorenzo nel 1976, durante gli Anni di piombo, per sconfiggere il terrorismo anche sul piano culturale e mobilitare le coscienze e l’impegno istituzionale.

Nel constatare amaramente come, secondo un’indagine Eurispes del 2020, il 15,6% degli italiani ritenga che la Shoah non sia esistita e il 16% ne sminuisca l’importanza, ha ribadito che il nazifascismo non è stato un incidente della storia o un’inspiegabile follia collettiva, ma il frutto di correnti pseudo culturali, di mode e atteggiamenti che avevano radici già nei secoli precedenti. “Nel Giorno della Memoria siamo chiamati a dire la verità“, ha concluso.

Binario Auschwitz, Giorno della Memoria

Nuove forme di antisemitismo

Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica di Torino, rievocando la manifestazione sportiva svoltasi a Novara, in risposta al provocatorio corteo dei no vax travestiti da deportati nei lager, ha sottolineato come la pandemia in atto abbia dato vita a nuove forme di antisemitismo basate sulla mistificazione e banalizzazione della Shoah.

Ai deliri complottisti sulle lobby ebraiche si accompagna l’equazione fra green pass e persecuzioni razziali. I dati mostrano una crescita dell’ostilità nei confronti degli ebrei, ha aggiunto Disegni, con un aumento della violenza verbale nei social media che a volte sfocia in aggressioni fisiche, come nel recente caso del 12enne di Livorno. Le numerose manifestazioni nel Giorno della Memoria non devono essere un rituale ripetitivo, ma uno strumento per educare.

La società nel suo insieme ha grande responsabilità nel dover trasmettere la memoria di questa tragedia, non assimilabile a nessun’altra atrocità della storia. Citando la senatrice Liliana Segre, la memoria si annacqua e il tempo non sempre è galantuomo e sei milioni di morti non possono diventare solo una riga sui libri di testo, occorre agire sul perpetuare la memoria e favorire lo studio della storia.

Il Rabbino capo Ariel Di Porto ha ricordato come la memoria sia un carico che si appesantisce con il tempo. Non basta una giornata per ricordare e il Giorno della Memoria deve avere come fulcro il mondo della scuola, per insegnare alle nuove generazioni il dialogo, il pluralismo e il rispetto, oltre ad un corretto studio della storia.

27 gennaio, Giorno della Memoria

La memoria non è solo rispetto per il passato, ma insegnamento per il futuro

Denso di riferimenti letterari all’opera di Primo Levi ed alla sua importanza per Torino, l’intervento di Fabio Levi, presidente del Centro studi intitolato allo scomparso scrittore, sopravvissuto alla Shoah. Il passare del tempo e l’uso disinvolto delle parole, ha sottolineato, tendono a cristallizzare il passato e impoverirne il ricordo: dicendo Shoah, evochiamo un periodo storico estremamente complesso.

Occorre avere consapevolezza delle sofferenze per superare la tentazione di volgere lo sguardo e del resto i carnefici non erano troppo diversi da noi“, ha riflettuto Fabio Levi, sottolineando la sfrontatezza di chi paragona strumentalmente l’Olocausto al presente. Le pagine di Primo Levi restano uno strumento di analisi e comprensione della realtà del lager, ma anche dell’ideologia nazista che lo aveva prodotto.

Un racconto di verità che va al di là dell’esperienza personale, una verità che impone di non limitarsi al sentito dire, ma ricorre a un’accuratezza di fonti e linguaggio della quale Primo Levi è stato capace.

Il sindaco Stefano Lo Russo, il quale in mattinata aveva reso omaggio presso il Cimitero Monumentale, ai cippi e alle lapidi che ricordano le vittime della deportazione, ha concluso la cerimonia ricordando come istituzioni e società civili abbiano il compito di rendere la memoria collettiva parte del nostro presente.

Simona Rovero
Simona Rovero
Classe 1995, aspirante giornalista. Laureata in Scienze della Comunicazione e in Comunicazione e culture dei media, nutro da sempre una grande passione per lo sport, il cinema, il buon cibo e la scrittura.

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