Dalle prime ore del pomeriggio fino a tarda sera, Parco Sempione è stato nuovamente al centro di una vasta operazione di controllo. Secondo quanto comunicato dalla Polizia di Stato, gli agenti hanno cinturato il parco, l’area delle piscine, l’ex deposito ferroviario e le vie circostanti, estendendo i controlli a corso Giulio Cesare, largo Giulio Cesare, corso Palermo e via Sesia. Una presenza massiccia, con controlli capillari e identificazioni: 67 persone controllate, 36 delle quali con precedenti, nove denunciate e 14 destinatarie di provvedimenti di allontanamento dalla zona sottoposta a vigilanza rafforzata. Sei denunce riguardano violazioni del DACUR e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, due la resistenza a pubblico ufficiale e una il porto abusivo di spray al capsicum. La Squadra Mobile ha inoltre effettuato un fermo per ricettazione.
Un parco da riconquistare
L’operazione non si è limitata all’interno del parco. Nelle strade circostanti sono stati istituiti posti di controllo con Polizia e Polizia Locale: 35 i veicoli verificati, con particolare attenzione ai monopattini. Le violazioni al Codice della strada contestate sono state 48, dalla mancanza del casco all’assenza di assicurazione e targa, fino a mezzi con potenza superiore a quella consentita. L’unità cinofila ha inoltre consentito di sequestrare un flacone di metadone, mentre Guardia di Finanza e altri reparti hanno effettuato controlli in bar, macellerie e minimarket di corso Giulio Cesare.
C’è poi un aspetto sociale che non può essere ignorato: tre giovani, tra i quali una donna incinta, hanno accettato il trasferimento in strutture di accoglienza attraverso l’intervento dei servizi sociali comunali. È un dettaglio importante perché ricorda che dentro Parco Sempione convivono problemi differenti: sicurezza e spaccio, certamente, ma anche tossicodipendenza, marginalità estrema e persone senza una sistemazione. Già a gennaio il Consiglio comunale aveva approvato una mozione che descriveva l’area come frequentata da persone in forte marginalità, alcune con problemi di dipendenza, chiedendo interventi continuativi sia sanitari sia di sicurezza. Servizi Torino
Alla fine dell’operazione Amiat ha potuto rimuovere le consistenti masserizie accumulate nel parco. Il comunicato parla di ripristino della vivibilità dei luoghi. Ed è proprio questa espressione a porre la domanda più scomoda: per quanto tempo?
I blitz ci sono già stati
Perché questa non è la prima grande operazione a Parco Sempione. A fine marzo Prefettura e forze dell’ordine avevano già avviato controlli straordinari nella zona, inserita tra quelle a vigilanza rafforzata. Nei primi giorni erano state controllate centinaia di persone, con arresti, denunce e allontanamenti. A luglio era arrivato un altro maxi intervento, con un dispiegamento imponente di uomini e mezzi e lo smantellamento dell’accampamento presente nell’area. Anche allora l’obiettivo era riportare sicurezza e normalità in una zona diventata uno dei simboli più difficili della periferia nord torinese.
Poche settimane dopo, però, i residenti raccontavano nuovamente tende, materassi, rifiuti e persone che si spostavano tra l’area dell’ex Gondrand e il parco. Una nuova petizione aveva raccolto le richieste di cittadini esasperati, alcuni dei quali sostenevano di non sentirsi più tranquilli a frequentare l’area nelle ore serali. Ad agosto, poi, una donna di 45 anni è stata trovata morta in un giaciglio improvvisato all’interno del parco, in un contesto che gli investigatori hanno ricondotto al consumo di droga. Anche quell’episodio aveva riacceso l’attenzione sulle condizioni dell’area.
Il degrado supera i confini del parco
Il problema, inoltre, non rimane confinato tra gli alberi di Parco Sempione. A settembre residenti di Borgo Vittoria avevano segnalato odori di plastica e pneumatici bruciati provenienti dalla zona del parco, raccontando di essere costretti in alcune sere a tenere le finestre chiuse. E il malessere ha ormai raggiunto le strade. Il 28 settembre circa quattrocento persone sono scese in strada a Borgo Vittoria in una manifestazione contro degrado, spaccio e furti. Secondo gli organizzatori hanno partecipato famiglie, giovani e anziani. Non è un dato secondario: quando centinaia di residenti decidono di lasciare le proprie case e manifestare nel quartiere, significa che la percezione del problema ha superato da tempo la dimensione di qualche segnalazione sui social.
Anche Barriera di Milano ha conosciuto mobilitazioni e proteste. E il tema è arrivato ripetutamente nelle istituzioni: già a luglio il Consiglio comunale aveva discusso un’interpellanza intitolata significativamente “Degrado, illegalità e mancata sicurezza al Parco Sempione”, mentre a settembre è stata discussa un’altra interpellanza sulle criticità del quadrante largo Giulio Cesare-via Volpiano-via Feletto-corso Vercelli.
La bonifica non può bastare
Nessuno può sostenere che le forze dell’ordine siano rimaste ferme. I numeri delle operazioni dimostrano il contrario. Poliziotti, carabinieri, finanzieri e agenti della Locale intervengono, identificano, denunciano, arrestano e allontanano. Amiat entra successivamente per ripulire ciò che resta. I servizi sociali provano, quando possibile, a prendere in carico le persone più fragili. Ma proprio la ripetizione di questo schema pone un problema politico e amministrativo: un parco non può vivere permanentemente nel ciclo occupazione-blitz-bonifica-nuova occupazione.
Se dopo ogni operazione la situazione tende gradualmente a ricostituirsi, la risposta emergenziale diventa indispensabile ma non sufficiente. Servono presidio continuativo, illuminazione, manutenzione, servizi, attività sportive e sociali, recupero delle aree abbandonate e soprattutto una strategia capace di impedire che il problema venga semplicemente spostato di qualche centinaio di metri. Parco Sempione, del resto, non è un terreno senza storia. Per generazioni la piscina e gli impianti sportivi sono stati frequentati dalle famiglie della zona. Oggi esiste un progetto per una nuova struttura natatoria e sportiva, con un investimento privato indicato in circa 20 milioni di euro. È una prospettiva importante, ma la riqualificazione futura non può diventare la risposta a ogni problema presente.
Quanto deve aspettare Torino nord?
Il punto non è chiedere semplicemente “più polizia”. Il controllo del territorio è necessario, ma Parco Sempione dimostra che la sicurezza da sola non può risolvere tossicodipendenza, marginalità, abbandono urbano e degrado degli spazi. Allo stesso modo, però, sarebbe difficile chiedere ai residenti di aspettare indefinitamente una futura rigenerazione mentre convivono con situazioni che le stesse istituzioni hanno riconosciuto come critiche. L’ultima operazione ha restituito ancora una volta il parco ripulito, ha prodotto denunce e allontanamenti e ha consentito ad Amiat di rimuovere le masserizie. È un risultato concreto e va riconosciuto.
Ma a Torino nord la domanda ormai non è più se arriverà un altro blitz. La domanda è se, dopo il prossimo, sarà necessario organizzarne un altro ancora. Perché la normalità non dovrebbe essere vedere Parco Sempione circondato dalle forze dell’ordine per poterlo ripulire. La normalità dovrebbe essere non averne bisogno.



