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mercoledì 7 Dicembre 2022

‘Ndrangheta: scoperta una frode fiscale per 2,5 milioni di euro

L'operazione ha portato a vari arresti e sequestri nelle provincie di Torino e Asti ed è stato scoperto un legame con la cosca ‘ndranghetana Bonavota

L’hanno denominata “Cavallo di Troia” ed è stata una maxi operazione svolta dalla Guardia di Finanza di Torino che ha permesso di scoprire frodi fiscali per un valore di 2,5 milioni di euro.

In manette sono finiti due soggetti nelle provincie di Torino e Asti a cui è stata applicata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nonché il provvedimento di sequestro preventivo per 2,5 milioni di euro. Le indagini hanno permesso anche di individuare altre 8 persone, una delle quali è ancora irreperibile, responsabili di reati fiscali e fallimentari a cui si aggiunge per alcuni di loro anche il concorso nell’associazione mafiosa “ndrangheta”.

Maxi frode fiscale nel settore edilizio: c’era anche il sostegno della cosca Bonavota

L’attività svolta dalla polizia giudiziaria sulla maxi frode fiscale scoperta nei territori di Torino e Asti ha consentito di individuare 3 società operanti nel settore edilizio, ritenute essere poste al servizio di esponenti della cosca ‘ndrina Bonavota, radicata nel territorio di Carmagnola in provincia di Torino e collegata all’omonima cosca calabrese.

Nel dettaglio, l’operazione “Carminius” condotta nel 2019 ha permesso di disvelare collegamenti tra coloro che gestivano, in concreto, le citate imprese ed i membri del sodalizio ‘ndranghetista: gli indagati risulterebbero aver gestito le imprese, anche tramite l’utilizzo di prestanome, mentre la cosca poteva fornire loro un appoggio in grado di garantire importanti commesse per la realizzazione di opere nonché la “protezione” in caso di difficoltà.

Dalle indagini sembra che i due indagati avrebbero anche attuato una sorta di doping fiscale, risultando così avvantaggiati rispetto alla concorrenza delle aziende operanti nei medesimi settori.

L‘articolato sistema di evasione fiscale

L’operazione delle Fiamme Gialle avrebbe consentito di delineare un preciso modus operandi svolto dagli indagati: prima i due depauperavano i patrimoni aziendali, lasciando da un lato le imprese in una situazione di completa spoliazione delle risorse anche per quel che concerne il pagamento di stipendi e contributi dei dipendenti e, dall’altro, destinavano parte dei profitti dei reati perpetrati alla criminalità organizzata.

Tra i destinatari dei sequestri patrimoniali figurano anche due professionisti, uno dei quali avrebbe agito come referente tecnico per l’attuazione dei meccanismi di frode.

Da ulteriori verifiche è risultato che quest’ultimo non solo avrebbe falsamente asseverato le dichiarazioni fiscali relative agli anni dal 2014 al 2017 ma ha anche apposto visti di conformità al di fuori di ogni abilitazione formale.

Quello che è stato scoperto è quindi un articolato sistema di evasione fiscale protratto fino al 2019, mediante l’impiego di crediti IVA inesistenti utilizzati per compensare, indebitamente, gli oneri previdenziali derivanti dall’utilizzo di lavoratori dipendenti, per un valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro.

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