embra la scena costruita per alimentare una delle paure più comuni di chi frequenta la montagna. Invece è accaduto davvero. Una vipera è riuscita a infilarsi nello zaino di un escursionista di 50 anni senza che lui se ne accorgesse. Durante il cammino il rettile lo ha morso al collo, in una posizione particolarmente pericolosa per la vicinanza alle vie respiratorie. L’episodio è avvenuto domenica 20 settembre e il caso è stato reso noto dall’ASL TO3 il 30 settembre.
L’uomo è stato trasportato in elisoccorso al pronto soccorso dell’ospedale di Rivoli in condizioni critiche. Ad accoglierlo nel DEA sono state le anestesiste-rianimatrici Cecilia Quaranta e Carola Girardi: la grave sintomatologia respiratoria ha reso necessaria l’intubazione d’urgenza e la successiva somministrazione del siero antivipera. Dopo alcune ore in terapia intensiva, il paziente è rimasto ricoverato in Rianimazione per l’osservazione clinica ed è stato infine dimesso in buone condizioni generali. Ma proprio la dinamica insolita dell’incidente suggerisce una precauzione alla quale probabilmente pochi escursionisti pensano: dopo una sosta non bisogna controllare soltanto dove si mettono mani e piedi, ma anche ciò che è rimasto appoggiato a terra.
Controllare anche lo zaino
Le vipere non sono animali che normalmente cercano l’uomo per attaccarlo. Humanitas ricorda che tendono piuttosto a fuggire e possono mordere quando si sentono minacciate. Per questo scarpe chiuse, pantaloni adeguati e attenzione a cespugli, pietre e anfratti costituiscono alcune delle precauzioni più semplici durante un’escursione. Il caso del cinquantenne porta però l’attenzione anche su zaini, giacche e altro materiale lasciato sul terreno. Dopo una pausa è opportuno ispezionare gli oggetti prima di riprenderli o indossarli. RaiNews, nel riportare proprio l’episodio di Rivoli, ricorda inoltre di controllare pietraie e muretti a secco prima di sedersi e di non infilare mani o piedi in buchi, sotto pietre, nei mucchi di legna o nell’erba alta senza avere verificato la zona.
Anche i bastoncini da trekking possono avere una funzione indiretta. La vipera non percepisce i nostri passi come facciamo noi con i suoni, ma avverte le vibrazioni del terreno: camminare normalmente e utilizzare i bastoncini può quindi segnalare in anticipo la nostra presenza, dandole la possibilità di allontanarsi.
Se troviamo una vipera
Incontrarne una sul sentiero non significa essere automaticamente in pericolo. La cosa più sensata è fermarsi, mantenere la distanza e lasciarle una via di fuga. Non bisogna tentare di toccarla, spostarla, catturarla o ucciderla. Se il rettile è davanti a noi, possiamo semplicemente aspettare che si allontani oppure arretrare e aggirare la zona mantenendo una distanza prudente. Particolare attenzione va riservata ai bambini e agli animali domestici, che possono avvicinarsi per curiosità. È altrettanto inutile trasformare ogni incontro in una situazione di panico. La prevenzione consiste soprattutto nell’evitare quei comportamenti che possono mettere involontariamente il serpente nella condizione di difendersi.
Se invece ci morde
Qui cambia tutto. La prima cosa da fare è chiamare il 112 e ridurre il più possibile i movimenti. Regione Piemonte raccomanda di tenere la persona a riposo e, per quanto possibile, evitare che cammini, perché l’attività muscolare può favorire la diffusione del veleno. Se il morso interessa un arto, vanno tolti tempestivamente anelli, braccialetti, orologi e altri oggetti che potrebbero diventare problematici in presenza di gonfiore. Humanitas consiglia di lavare delicatamente la zona con acqua, senza strofinare, e coprirla con una garza sterile senza stringere.
E c’è un altro punto importante: non tutti i morsi comportano necessariamente l’inoculazione di veleno. Humanitas segnala che possono essere visibili uno o due piccoli fori e che possono comparire dolore, bruciore, edema e arrossamento, ma la valutazione deve comunque essere affidata ai sanitari. Il caso di Rivoli dimostra inoltre perché non sia possibile stabilire da soli la gravità dell’incidente. Qui il morso interessava il collo, vicino alle vie aeree, e aveva provocato una severa sintomatologia respiratoria: è stato necessario un intervento ospedaliero immediato.
Gli errori da evitare
È forse questa la parte più utile da ricordare. Alcune pratiche che appartengono all’immaginario dei vecchi film d’avventura non devono essere utilizzate. Non bisogna incidere la ferita e non bisogna cercare di succhiare il veleno. Niente laccio emostatico, niente ghiaccio sulla zona e niente alcol. Non bisogna neppure mettersi a correre verso valle o verso l’automobile se è possibile attendere i soccorsi: l’obiettivo è limitare l’attività fisica e seguire le indicazioni fornite dal 112.
E il famoso siero antivipera da portare nello zaino? Anche questa è un’immagine appartenente soprattutto al passato. Le indicazioni sanitarie riportate in relazione al caso piemontese ricordano che l’antidoto è oggi un farmaco a uso ospedaliero, somministrato dai sanitari quando clinicamente necessario.
La lezione del caso Rivoli
La vicenda del cinquantenne ha avuto un esito positivo, ma presenta una particolarità che può trasformarsi in un consiglio estremamente concreto per chi ama trekking e montagna: prima di rimettersi uno zaino lasciato a terra, vale la pena controllarlo. Lo stesso vale per una giacca abbandonata sull’erba, per una coperta o per il materiale appoggiato vicino a pietre e vegetazione. Sono pochi secondi che possono evitare incontri molto spiacevoli.
E se una vipera compare sul sentiero, la regola più semplice resta probabilmente la migliore: non sfidarla e non avvicinarsi. Lasciarle spazio e continuare l’escursione quando si è allontanata è molto più efficace di qualsiasi gesto “coraggioso”. In caso di morso, invece, niente rimedi improvvisati: 112, riposo e assistenza sanitaria.



