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lunedì 4 Luglio 2022

Lufthansa cambia il saluto a bordo, addio a ‘Signore e Signori’, le ragioni

Anche a molti torinesi sarà capitato di prendere un aereo della compagnia Lufthansa per muoversi per lavoro o per andare in vacanza, e nessuno si é mai stupito, credo, del classico saluto ‘Signore e signori benvenuti a bordo’, ma le cose stanno per cambiare ed i passeggeri a breve sentiranno hostess e steward salutare con un asettico ‘Benvenuti a bordo ‘ o ‘Gentili clienti’. Non é ancora ben chiaro quando l’ordine di servizio entrerà in vigore ma la compagnia tedesca ha così deciso in nome, forse di un eccessivo, a mio avviso, politically correct. Il vettore tedesco sostiene che il noto saluto rischi di essere frainteso perché non neutrale e poco inclusivo delle diverse identità di genere.

Ma l’inclusività passa davvero da questo? Va bene prestare attenzione al linguaggio, ma talvolta mi pare che si ecceda e si rischi di andare a creare un ‘caso’ su qualcosa che così é sempre stato e a cui forse nessuno avrebbe davvero mai badato. Eppure il portavoce della Lufthansa, Anja Stenger, ha confermato: ” La diversità per noi non é una frase vuota, da ora vogliamo esprimere la nostra attenzione al linguaggio”. Per non rischiare di affrontare un argomento comunque complesso con eccessiva banalità, abbiamo deciso di interfacciarci con la Dott.ssa Fiorella Mandaglio, Commissario della polizia Locale di Erba, esperta di informatica giuridica e crimini informatici. Eccovi le sue considerazioni al riguardo.

Lufthansa cambia il saluto a bordo, era davvero necessario per parlare di inclusività? Ne parliamo con la Dott. Mandaglia

 “In principio fu la luce” … “l’evoluzione della specie” … da queste poche parole inizia un racconto che porta il lettore a conoscere una possibile spiegazione sulla creazione del mondo riportando l’evoluzione della specie a due generi : maschile e femminile.

 Ma prima di queste narrazioni e teorie, come si gestiva il genere? Viaggiando nel tempo la memoria storica ci ricorda che sia nell’Antica Grecia che nell’Antica Roma l’amore puro era quello tra uomini, poiché il genere femminile veniva considerato come piacevole “strumento “ per la continuazione della dinastia e fonte di benessere e ricchezza.

Nel corso della storia di genere, si istaurano dei percorsi difficoltosi e travagliati che vedono soprattutto il genere femminile al centro di teorie volte all’emancipazione e continue lotte per  acquisire parità e diritti in una società che si è evoluta trascinando comunque con sé un filo logico dal sapore prevalentemente patriarcale.

Questo invisibile filo conduttore ha iniziato ad indebolirsi solo verso la metà del novecento periodo in cui determinate norme sono state abolite aborrendo quei reati che affermavano la superiorità del maschile sul femminile.

Nonostante il complesso di norme che invita la società a garantire parità di diritti ed il rispetto per la libertà di pensiero ed espressione del singolo nel gruppo sociale, ci si confronta con il problema del genere. Possibile che ad oggi non si possa liberamente accettare l’altro senza dover apostrofare uno di quei dati fortemente tutelati dal Regolamento che tutela la privacy?  

In questa disamina il gioco è cercare di non  utilizzare i classici sinonimi per differenziare il genere seguendo la  politica di correttezza che invita al “neutro” di stile inglese.  Può diventare innato oppure può essere considerato superfluo? Fin dalla gestazione è possibile stabilire biologicamente in quale “categoria” dovrà rientrare il nascituro.

E proprio fin dalla nascita la “new entry individuo” si troverà a fare i conti con stereotipi, cultura, educazione che il gruppo sociale in cui  viene  catapultato ha volutamente preparato per “it is” affinché possa essere in  grado di muoversi all’interno di quel complesso di individui secondo ciò che è sempre stato.

Il comportamento da seguire e la visione del sé si impone e successivamente si adatta durante la crescita attraverso norme di buon costume che nel suo trattato Giovanni Della Casa  già nel 1558 chiamò “ Galateo overo de’costumi” ben amalgamati con stereotipi e bias cognitivi insiti in ciascuno di noi che ben si adeguano alla formazione di un determinato  “essere” biologico e psicologico.

Ma che accade se si esce dal binario?  In fin dei conti abbiamo contezza che le lotte per il raggiungimento della parità di genere è purtroppo solo in parte raggiunta in quanto l’omicidio femminile  è tutt’ora molto più elevato rispetto al contrario, indice, che le radici culturali sono molto difficili da modificare. 

Giusti i termini ‘integrare ed accettare’ o avvalorano gli stereotipi?

Si parla molto di società e cultura dell’integrazione; ma se ci si sente dire che dobbiamo  “integrare” ed “accettare”  indirettamente non passa lo stereotipo di qualcosa che è diverso e dunque al di fuori di quello in cui ci si riconosce?

Costruire la propria identità  in fondo risiede in quel bisogno primordiale di istaurare determinate tipologie di relazioni che  anche involontariamente portano ad una distinzione basica biologica di genere: lo stereotipo visivo è ancora molto forte in quanto la nostra immaginazione si attiva subito e crea il riflesso  dell’immagine che ci è stata imposta sulla diversità di genere acquisita nel percorso di crescita.

Come cantava Jarabe De Palo, “ Da che dipende? Da che punto guardi il mondo tutto dipende!” questa frase riassume tante ideologie e culture che spontaneamente associano l’immagine a maschile e femminile senza porsi il problema che il riflesso che creo la mia mente può non avere o volere un genere.

L’individuo esprime e realizza se stesso nel gruppo. Il gruppo viene scelto secondo quelle caratteristiche che più si avvicinano a quel singolo che vi si riconosce anche per genere.

Ognuno ha una percezione di se unica e speciale e nel proprio percorso di vita sceglie come esprimere se stesso e soprattutto “chi” e “cosa” essere.  Il “cosa” non mi piace molto ma risulta essere impersonale al punto giusto per rispettare tutti. Tutti i generi amano sentirsi rispettati e non derisi. È giusto.

Ma quando si impone di esagerare le forme di rispetto verso una sola categoria ecco che si genera naturalmente discriminazione e mancanza di rispetto verso un’altra. In fondo se si pone eccessiva attenzione a non ledere la sensibilità di una parte della società si finisce per sminuire le altre.

Signori e Signore é da sempre il saluto: era necessario sollevare un caso?

Signori e Signore cresciute in epoca patriarcale e radicati in determinati valori possono sentirsi umiliati dalla non valorizzazione del loro sentirsi tali così come quanto il convinto no-gender.

Il cambiamento del linguaggio è molto importante e segna l’evoluzione di una società ma non è sufficiente per cambiare quel complesso bagaglio di vita che si è ben radicato in un gruppo sociale, si finisce nel circolo vizioso per cui da qualsiasi punto di osservazione ci si posizioni si finisce per ledere la sensibilità di qualcuno.

Forse sarebbe meglio insegnare ad includere tutti con sincerità  e ad apprezzare l’altro secondo il ruolo in cui si trova in quel determinato contesto senza creare inutili processi ogni qualvolta si usano parole che nel quotidiano comune non nascono con l’intento illecito di ledere, nuocere ed offendere

Ringraziamo di cuore la Dott.ssa Mandaglio per averci dedicato del tempo ed importanti spunti di riflessione su un tema, che probabilmente, farà ancora discutere. E voi cosa ne pensate al riguardo?

Erica Venditti
Erica Venditti
Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono confondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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