Una storia personale che attraversa tre secoli di memoria familiare e incontra, nel presente, il mondo degli ordini cavallereschi: è quella di Gabriele Torchio, 32 anni, insegnante di religione originario di Almese, recentemente insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito di Savoia. Un percorso che nasce quasi per caso, intrecciandosi con le sue radici e con la riscoperta di valori antichi.
Fin dall’infanzia viene affascinato dai racconti del nonno materno, Giuseppe Lavini, discendente di un casato nobiliare attestato dal XVIII secolo. In casa del nonno, ritratti di famiglia, uno stemma e una corona araldica sopra il campanello costituiscono i primi segnali di un’eredità importante, pur non pienamente compresa da bambino.
La svolta del 2017 e la consapevolezza delle origini
Due episodi, nel 2017, cambiarono improvvisamente la prospettiva nella vita di Gabriele: la scoperta fortuita di un personaggio nobile nella sua serie TV preferita, Grimm, e la constatazione che il casato Lavini per la prima volta dopo quasi tre secoli di gloriosa storia rischiasse di non avere più eredi maschi. Decise così di assumere anche il cognome materno, scelta che commosse profondamente il nonno poco prima della sua morte, avvenuta nel 2020.
Stupinigi 2022: l’incontro che cambiò la vita
La svolta definitiva arrivò nel novembre 2022, quando a Stupinigi si celebrò la Santa Messa per i 450 anni dell’Ordine Mauriziano. Il fato volle che il giovane almesino venne a conoscenza dell’evento in quanto un suo caro amico propose al fratello più piccolo, Daniele, di servire messa come ministrante. Ma Gabriele ricordò che alcuni avi tra quelli raffigurati nei quadri di famiglia presenti a casa di nonno indossavano vesti con i simboli dell’Ordine Mauriziano. Quindi decise che sarebbe andato al posto del fratello ad officiare Messa. In quell’occasione ebbe la fortuna di conoscere Franco Lucia, membro della Regia Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro: un incontro che diventò l’inizio di un nuovo percorso spirituale e culturale. A febbraio 2023, dopo alcuni mesi di partecipazione alle celebrazioni religiose, venne ufficialmente ammesso all’Arciconfraternita.

L’ingresso nel mondo cavalleresco e i primi riconoscimenti
Negli anni successivi, iniziò a frequentare altre realtà legate alla tradizione sabauda e a quella cavalleresca: l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, gli Ordini Dinastici di Casa Savoia e l’Associazione Cavalieri di San Silvestro. Gli impegni si intensificarono e arrivarono anche i primi incarichi: nel 2024 diventò Direttore di Segreteria dell’Arciconfraternita, ricevette la Medaglia al Merito di Servizio come Guardia d’Onore e, pochi mesi dopo, venne nominato Cerimoniere della Delegazione di Torino dell’Associazione Cavalieri di San Silvestro. Il culmine arrivò il 27 settembre 2025, quando S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia lo nomina Cavaliere al Merito di Savoia. Il trentaduenne è oggi il primo cittadino di Almese e il primo membro del casato Lavini ad aver ricevuto tali onorificenze.
“Non nostalgia, ma tradizione”: il significato di un impegno
Al di là dei titoli, chiarisce Gabriele, ciò che lo muove è il significato profondo della tradizione. «Non si tratta di rispolverare cimeli del passato, ma di custodire e trasmettere valori ancora attuali: l’amore per la Patria, il rispetto per chi l’ha resa grande, la ricchezza della cultura e delle arti, la forza della fede cristiana».
Il giovane cavaliere sottolinea anche il sorprendente coinvolgimento che molti coetanei e under 30 dimostrano nei confronti di queste realtà una volta conosciute più profondamente, nonostante di primo acchito siano percepite come distanti o anacronistiche. «Le nuove generazioni non sono un’accozzaglia di gente disillusa», afferma, ricordando i momenti di amicizia e condivisione vissuti durante il Capitolo Generale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia a Roma nel 2025.
In una società che descrive come «nichilista e materialista», il ritorno a un orizzonte di significato appare essenziale. «Più che le parole, servono i testimoni», afferma citando San Paolo VI. E gli ordini cavallereschi, con le loro attività culturali, religiose e di volontariato, diventano per lui uno spazio in cui vivere concretamente valori che attraversano i secoli. «Riempire di significato il tempo dell’oggi», conclude citando il concetto greco di kairòs: questo, più di ogni medaglia, sembra essere il cuore del suo cammino.



