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martedì 4 Ottobre 2022

“Dire, fare, tutelare”: i minori stranieri non accompagnati e i loro tutori

Tra fine 2021 e inizio 2022 è stata realizzata un’attività di ricerca con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del fenomeno dei MSNA sul territorio della Città metropolitana di Torino e in particolare dei rapporti che si creano tra tutore volontario e minore straniero.

Cosa pensano i minori stranieri non accompagnati (Msna) che sono arrivati in Italia dei loro tutori volontari? È quanto ha provato a capire l’Ufficio Welfare–Pubblica tutela della Città metropolitana mettendo a punto, nell’ambito del progetto di servizio civile Giromondo, una ricerca che ha coinvolto sia i minori che i tutori volontari.

I risultati della ricerca sono stati discussi mercoledì 6 luglio a Palazzo Cisterna nell’ambito di un incontro dal titolo “Dire, fare, tutelare” che è stato aperto dalla consigliera delegata alle politiche sociali della Città metropolitana Valentina Cera e dall’assessore alle politiche sociali di Torino Jacopo Rosatelli.

La tutela dei minori stranieri non accompagnati è una materia delicata. La Città metropolitana per questa ragione si è impegnata nella formazione dei tutori e occorre che sulle progettualità si crei una grande rete. Torino è ovviamente il centro, ma ci sono altri 311 comuni sul nostro territorio che devono stare accanto ai tutelanti e ai minori” ha dichiarato la consigliera Cera.

Il profilo dei ragazzi intervistati e il rapporto con i tutori

L’indagine svolta dalla Città metropolitana è nata come progetto di servizio civile “Giromondo”, e per prima cosa ha somministrato un questionario rivolto a tutti i Msna che risultavano ospiti in una delle strutture del territorio ad inizio 2022. La risposta è stata buona: su 112 minori contattati, 70 hanno risposto. I ragazzi che hanno partecipato sono nella quasi totalità maschi, per lo più 17enni, e in gran parte in Italia da meno di un anno. Quasi tutti hanno conosciuto il loro tutore volontario poco dopo l’arrivo.

Ma il rapporto con il tutore non si è rivelato spesso all’altezza delle aspettative dei ragazzi: il 65% cento ha segnalato che lo vede poco o che si occupa solo delle pratiche, anche se poi il 55,7% ha detto di essersi sentito molto aiutato. I tutori volontari che hanno partecipato alla ricerca hanno spiegato il dato sottolineando la difficoltà di un accompagnamento realmente formativo con soggetti che sono in Italia da pochi mesi e per di più in un anno in cui i lockdown hanno impedito l’accesso di estranei nelle strutture di accoglienza.

Riscontri positivi

Complessivamente, dalla ricerca emerge che i minori non accompagnati hanno comunque una rete attorno a loro che cerca di aiutarli a raggiungere l’autonomia: tutori ed educatori della comunità a cui si affiancano figure esterne come insegnanti, o responsabili di attività sportive.

Per questo è importante” ha concluso Valentina Cera “che i minori non accompagnati siano inseriti in realtà ben radicate sul territorio, dove tutte le persone e i servizi contribuiscano a includere e aiutare. Ma è altrettanto importante far crescere le figure di riferimento, per questo continueremo come Città metropolitana a cercare di offrire opportunità di formazione continua”.

È possibile leggere il report completo dell’indagine al seguente link: clicca qui

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