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giovedì 18 Agosto 2022

Cristo LGBT in tacchi a spillo: provocazione necessaria per l’approvazione del Ddl Zan?

A Torino un 18enne il 20 giugno scorso si è tolto la vita gettandosi sotto ad un treno tra la stazione Torino-Lingotto e Moncalieri. Ieri lunedì 28 giugno è stato osservato un minuto di silenzio in Consiglio Comunale per ricordare Orlando Merenda. All’orizzonte, ha spiegato Francesco Sicari, Presidente del Consiglio Comunale, vi è lo spettro del bullismo anche di natura omofoba. Lo scorso marzo il giovane sui suoi profili social scriveva: “Il problema delle menti chiuse e che hanno le bocche aperte”, quasi a far intendere che alcune persone si erano permesse di giudicarlo pubblicamente per il suo orientamento sessuale.

Il gesto estremo del giovane torinese si è consumato la domenica prima a quella in cui in differenti città italiane si sono svolte le parate del Gay Pride.  Talune volte anche con provocazioni estreme e eccessi rappresentativi, sconcerto ad esempio per il Cristo LGBT in tacchi a spillo, portato in piazza a Milano, che ha scosso con disgusto l’opinione politica e pubblica, che ha ritenuto il gesto irrispettoso verso i credenti.

Al centro del dibattito e delle manifestazioni vi è il tanto discusso Ddl Zan in tanti ne chiedono immediata approvazione affinché vengano meno, dicono, episodi incresciosi a sfondo omofobo, che possono portare poi i più ‘deboli’ ai gesti estremi, altri sostengono che i principi non siano sbagliati, che sia corretta la tutela e la libertà di orientamento sessuale, ma che alcuni passaggi del testo contro l’omofobia e la transfobia debbano essere necessariamente modificati.

In molti si stanno chiedendo in queste ore quale sia il limite dietro al concetto di libertà che tanto si insegue e se in fondo questo non dovrebbe tenere conto più che la lotta per la diversificazione dell’orientamento sessuale, al rispetto prima di tutto reciproco gli uni degli altri.

Un tema delicato che abbiamo deciso di affrontare con Francesco Provinciali, già dirigente Miur e giudice Minorile, eccovi il suo pensiero in questo interessante elaborato.

Ddl Zan, Provinciali: Ognuno è libero di essere se stesso, ma occorrono meno parole e più serietà

Di tutte le parole che si dicono, si leggono, si ascoltano sul tema del giorno, vale a dire l’identità sessuale e di genere, il DDL Zan, con particolare riguardo a quanto circola in rete – un universo simbolico e semantico spesso carico di violenza e linguaggi disgustosi, toni accesi e ultimativi – bisognerebbe essere in grado di separare la realtà dalla finzione, le caricature dai vissuti, i bisogni esistenziali dalle costruzioni allegoriche e virtuali.

Non è che finito – o quasi – di discettare di pandemia e virus si cambi argomento tanto per trovare il tema prevalente per un’estate tra il serio e il faceto.

Troppe persone parlano perché hanno la lingua in bocca (Mi permetto di aggiungere una considerazione: Provinciali, senza saperlo chiaramente, sembra proprio riprendere e rimarcare la frase di Orlando il 18enne suicida torinese) , tranciano giudizi, assolvono o condannano con una facilità disarmante, mentre crescono le speculazioni dialettiche, le polarizzazioni, le discriminazioni alle quali siamo abituati nei discorsi da bar: ‘chi non è con me è contro di me’.

Il tema è serio, esiste non da ieri e va considerato con il dovuto rispetto.

La demonizzazione delle opinioni altrui non produce esiti convincenti o risolutivi.

Perciò- prima di entrare in medias res – occorre documentarsi per evitare di disquisire a vanvera sulla base di preconcetti, pregiudizi e conclusioni affrettate.

Ddl Zan e non solo: al centro di ogni dibattito vi è la persona con fragilità e potenzialità

Al centro di ogni dibattito-prosegue Provinciali- c’è la persona: con le sue ricchezze, le sue potenzialità, le sue debolezze, le sue fragilità.

Certi discorsi non si fanno in maschera né si risolvono suonando i fischietti o colorandosi il viso o né in modo blasfemo travestendo Cristo da personaggio equivoco con i tacchi a spillo.

Si tratta di legiferare su una questione che riguarda molti aspetti e modi di essere e di vivere l’esistenza, in genere si tratta di problematiche intime, personali, che meritano circospezione e umana considerazione.

Per questo va preliminarmente puntualizzato insieme alla delicatezza del tema anche il metodo più adatto per affrontarlo.

Senza enfatizzare situazioni costruite ad arte e senza minimizzare i disagi e i vissuti di ogni singolo individuo. Avremo modo di ritornare a studiare ed approfondire i molteplici aspetti di una realtà complessa e caleidoscopica, dove gli stessi esperti della psiche umana, la medicina, la pedagogia e perciò la scuola, gli educatori, gli psicologi non hanno una visione univoca.

Solo il dialogo e il confronto possono essere le premesse indispensabili per impostare un confronto: avendo la consapevolezza che gli esiti e le scelte produrranno conseguenze che occorre immaginare, prevedere e organizzare perché incideranno in modo determinante nei comportamenti, premesso il riconoscimento costituzionale dei diritti soggettivi di ciascuno.

Avverto troppa enfasi che produce ansia e sconcerto. A cominciare dallo stesso Parlamento che dovrà legiferare. Bene ha fatto il Presidente Draghi a rimarcare il principio della laicità dello Stato: forse nessuno lo avrebbe mai messo in discussione, poiché le riserve avanzate dal Vaticano riguardano una materia concordataria.

Penso che anche in questo caso la fretta possa essere cattiva consigliera: se si fosse considerato il tema con anticipo, al pari di quanto accaduto in altri Paesi, forse ci sarebbe stato un confronto più pacato.

Polarizzare è il pericolo più incalzante: anche i toni ultimativi fanno male a tutti. Dobbiamo comportarci con serietà e considerare le variabili di una partita difficile, che tocca l’etica, il senso civico, il rispetto dell’essere umano, i convincimenti morali.

In gioco c’è il tema dell’identità personale: non è poco, visto che stiamo attraversando un periodo di crisi e di spaesamento, in cui si accentuano le condizioni di precarietà e di solitudine specialmente nella fase critica dell’adolescenza.

La vita non è un casting mediatico da giocare su TiK-Tok o nei social, affidando gli orientamenti emotivi agli imbonitori e agli influencer. Serve serietà e questo approccio riguarda tutti, non dobbiamo mai dimenticarlo.

Ringrazio di cuore Francesco Provinciali per averci dedicato esperienza e tempo su un tema davvero tanto delicato. Ci piacerebbe sapere anche la vostra considerazione al riguardo del Ddl Zan, nel caso aveste piacere di farlo vi aspettiamo nella sezione commenti del sito o sulle nostre pagine social.

Erica Venditti
Erica Venditti
Erica Venditti, Classe 1981, giornalista pubblicista dal 2015. Ho conseguito in aprile 2012 il titolo di Dottore di Ricerca in Ricerca Sociale Comparata presso l’Università degli studi di Torino. Sono confondatrice del sito internet www.pensionipertutti.it sul quale mi occupo quotidianamente di previdenza.

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